12/05/2012, 00.00
ISRAELE - PALESTINA
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Oltre 1600 prigionieri palestinesi in sciopero della fame: 6 in pericolo di vita

di Joshua Lapide
I prigionieri chiedono la fine della detenzione amministrativa; il permesso di ricevere visite familiari; la fine dell'isolamento. Molti di loro giacciono da anni in prigione, senza processo e senza accuse, per "motivi di sicurezza". Bilal Diab, 27 anni, e Thaer Halahla, 34, al loro 74mo giorni di digiuno, sono in condizioni disperate. Onu e Oms premono per motivi umanitari su Israele. Le Autorità palestinese, israeliana ed egiziana stanno studiando una soluzione. Manifestazioni in tutti i territori occupati; rischi di una "reazione esplosiva".

Gerusalemme (AsiaNews) - Oltre 1600 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane stanno attuando uno sciopero della fame ad oltranza per protestare contro la loro indefinita detenzione senza un processo, senza visite di parenti e nell'isolamento più totale.

Sei di loro sono in condizioni gravi. Secondo osservatori, se qualcuno di loro morisse, si scatenerebbe una terribile "esplosione umana" dei palestinesi.

I due iniziatori di questa resistenza sono Bilal Diab e Thaer Halahla, ormai al loro 74mo giorno di digiuno. Diab, 27 anni, è in detenzione amministrativa (senza processo e senza accuse) dall'agosto 2011; Halahla, 34 anni, è recluso dal giugno 2010. A entrambi, per "motivi di sicurezza" è proibito ricevere visite perfino dei familiari più stretti.

I due uomini, esausti e su una sedia a rotelle, sono apparsi ai primi di maggio davanti alla Corte suprema israeliana per appellarsi contro la loro detenzione. Diab ha avuto un collasso ed è stato portato d'urgenza in ospedale; Halahla si è rivolto ai giudici, definendo la detenzione amministrativa "una morte lenta" ."Voglio vivere la mia vita con dignità - ha aggiunto. Ho una moglie, una figlia che non ho mai incontrato. Sono in sciopero della fame perché non ho altra via".

La Corte si è presa del tempo per decidere.

Intanto, dalla metà di aprile, almeno 1600 prigionieri palestinesi - tutti nelle stesse condizione: incarcerati in modo indefinito senza processo e isolati - sono scesi in sciopero della fame.

Secondo le autorità , nelle prigioni israeliane vi sono solo 300 prigionieri palestinesi in detenzione amministrativa. Per il governo israeliano la prigionia, l'isolamento e il divieto di visite familiari sono uno strumento per garantire sicurezza. Ma fra la popolazione israeliana vi sono gruppi che accusano il governo di compiere un'azione contro le leggi internazionali.

Giorni fa, Yitzhak Aharonovitch, ministro israeliano della sicurezza, ha dichiarato che si potrebbe ridurre il periodo di detenzione senza processo.

Il caso ha attirato l'attenzione della comunità internazionale. L'inviato Onu per il Medio Oriente, Robert Serry, ha dichiarato che gli scioperi della fame lo hanno "profondamente turbato" e ha chiesto che "si trovi una soluzione prima che sia troppo tardi".

Ieri l'Organizzazione mondiale della sanità, ha dichiarato la sua "estrema preoccupazione" per le condizioni di salute di molti prigionieri in sciopero della fame e ha spinto le autorità israeliane ad offrire loro immediate cure mediche, predisponendo anche il ricovero in ospedale.

Il caso dei prigionieri in sciopero della fame sta infiammando tutta la popolazione palestinese. Almeno il 40% dei maschi dei territori occupati hanno subito una volta in vita la detenzione amministrativa. Ogni giorno in qualche città palestinese vi sono manifestazioni che criticano sia il governo israeliano, sia quello palestinese, accusato di immobilità. Ieri nel villaggio di Qana si sono radunate più di 12mila persone per criticare il carcere preventivo. Issa Qarage, ministro palestinese per i prigionieri, ha dichiarato oggi che autorità palestinesi, israeliane ed egiziane stanno lavorando a trovare una soluzione per far terminare gli scioperi della fame. Il fine è assicurare la fine della detenzione amministrativa; le visite familiari ai prigionieri della Striscia di Gaza; la fine dell'isolamento. Ogni accordo dovrebbe essere verificato e approvato da un comitato dello sciopero della fame, composto da prigionieri appartenenti a diverse fazioni palestinesi.

Un ex prigioniero ha dichiarato ad al-Jazeera che  la possibile morte di uno degli scioperanti porterebbe a "una reazione esplosiva... La gente non resterà seduta a guardare mentre i loro fratelli muoiono".

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