05/10/2016, 08.54
YEMEN - A. SAUDITA - ONU
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Onu: “Devastante” la condizione dei bambini vittime della guerra in Yemen

Necessità “di larga scala” e situazioni di “estremo bisogno”. Almeno 1,5 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, di cui 370mila in condizioni critiche. Rachitismo per metà dei bambini sotto i cinque anni. Il blocco navale imposto dai sauditi acuisce l’emergenza. 

 

Sana’a (AsiaNews/Agenzie) - La condizione dei bambini in Yemen, denutriti a causa della guerra in corso da 18 mesi, è “assolutamente devastante”. Lo riferisce il sotto-segretario Onu per gli Affari umanitari e il Coordinamento delle emergenze Stephen O’Brien, in un colloquio con i giornalisti nella capitale Sana’a, a conclusione di una due giorni di viaggio ufficiale. L’alto diplomatico ha visitato un ospedale della città di Hodeida, sul Mar Rosso, dove ha incontrato “bambini piccolissimi, colpiti da malnutrizione”. 

Confermando la gravità della situazione, Stephen O’Brien ringrazia le agenzie umanitarie presenti sul campo per la loro opera nel cercare di alleviare “l’estremo bisogno” di cibo nel Paese. “Dobbiamo fare di più” sottolinea a conclusione della prima visita nell’area da oltre un anno. “Dobbiamo fare tutto il possibile - aggiunge - per rispondere alle necessità di larga scala, che sono emerse in Yemen”. 

Secondo i dati forniti dall’Unicef, in Yemen vi sono circa tre milioni di persone che hanno bisogno “immediato” di cibo e generi di prima necessità; almeno la metà dei 28 milioni di abitanti deve fronteggiare mancanze croniche di alimenti.

Al contempo, l’agenzia Onu per l’infanzia parla di 1,5 milioni di bambini che soffrono di malnutrizione, di cui 370mila in condizioni critiche a causa di un indebolimento generale del sistema immunitario. Circa la metà dei bambini sotto i cinque anni presenta problemi di rachitismo a causa della malnutrizione cronica. 

Un blocco marittimo sulle aree controllate dai ribelli, imposto dalla coalizione araba a guida saudita che sostiene il presidente Abd Rabbuh Mansur Hadi, impedisce alle navi di raggiungere i porti e consegnare rifornimenti, aiuti e scorte (alimentari e non). 

Per il sotto-segretario Onu per gli Affari umanitari la “soluzione migliore a livello umanitario” è una svolta “politica” nella “crisi” che metta a tacere le armi. Tuttavia, sino a che non verrà raggiunto un accordo, avverte, è “nostro dovere lavorare con tutti per rispondere ai bisogni umanitari” e “avere la possibilità di farlo” in modo “imparziale” ovunque vi siano “necessità da soddisfare”.

Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita, sostenuta da Riyadh, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran. Nel mese di marzo, i sauditi a capo di una coalizione hanno lanciato raid aerei contro i ribelli nel tentativo di liberare la capitale Sana’a e riconsegnare il Paese al presidente (prima in esilio, poi rientrato) Abdu Rabu Mansour Hadi.

Nei bombardamenti - finiti nel mirino delle Nazioni Unite per le vittime civili, anche bambini - sono morte circa 10mila persone. Almeno 2,5 milioni gli sfollati del conflitto. 

Per l’Arabia Saudita gli Houthi, alleati alle forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sono sostenuti sul piano militare dall’Iran; un’accusa che Teheran respinge. Nel Paese sono inoltre attivi gruppi estremisti legati ad al Qaeda e milizie jihadiste legate allo Stato islamico, che hanno contribuito ad aumentare la spirale di violenza e terrore.

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