30/08/2013, 00.00
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Onu: Prove 'considerevoli' sull'uso di armi chimiche. Gli Usa sempre più soli

Il parlamento britannico ha bocciato ogni possibile intervento contro la Siria. Obama sceglierà una via "nel miglior interesse per gli Stati Uniti". Domani gli ispettori Onu parleranno a Ban Ki-moon sulle prove raccolte a Damasco.

Damasco (AsiaNews/Agenzie) - Gli ispettori Onu hanno raccolto prove "considerevoli" riguardo a un possibile attacco con armi chimiche a Damasco. Domani lasceranno il Paese e riferiranno i primi risultati al segretario generale Ban Ki-moon. Intanto il parlamento inglese ha bocciato ogni intervento militare verso il governo siriano, mentre gli Stati Uniti  meditano la possibilità di intervenire da soli  per punire questo "crimine contro l'umanità".

Farhan Haq, portavoce delle Nazioni unite , ha detto ieri sera che diverse prove raccolte dagli ispettori a Damasco verranno inviate a laboratori in Europa per essere analizzate con cura. I risultati dovrebbero essere pronti in una settimana. Ma il team Onu riferirà un rapporto a voce al segretario generale già domani, non appena partiranno dalla Siria.

Nei giorni scorsi Ban ha chiesto alle maggiori potenze che volevano intervenire con attacchi militari contro la Siria di attendere almeno i risultati dell'inchiesta sull'uso di armi chimiche. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia sono convinti che a Ghouta siano state usate armi chimiche e che il responsabile è il regime di Assad.

Ieri ad alcuni membri del Congresso Usa sono state presentate le prove indipendenti che l'intelligence di Washington ha raccolto, che proverebbero "oltre ogni dubbio" che a Damasco "sono state usate armi chimiche" e che "il governo di Assad le ha usate in modo intenzionale".

In una dichiarazione diffusa ieri dalla Casa Bianca si afferma che il presidente Obama prenderà una decisione "nel miglior interesse degli Stati Uniti". Finora Barack Obama ha detto di essere certo che Assad ha usato armi chimiche, ma non ha ancora detto sì ad un intervento militare.

Ieri la possibilità di un attacco punitivo delle forze internazionali contro la Siria ha subito una sconfitta: il parlamento inglese ha votato in maggioranza contro ogni possibile coinvolgimento, costringendo il premier David Cameron a fare marcia indietro.

Fra gli interventisti rimane ancora la Francia. Ieri il presidente François Hollande ha incontrato il capo dell'opposizione siriana, Ahmad Jarba, ribandendo che l'uso di armi chimiche non può rimanere senza risposta e promettendo maggiori aiuti militari ai ribelli.

In generale, l'opinione pubblica europea è divisa, ma la maggioranza (fra il 60 e il 52%) è contro un attacco militare alla Siria. A pesare è il ricordo di quanto successo in Iraq, quando nel 2003 è stata lanciata la guerra in base a rivelazioni dell'intelligence Usa sul possesso da parte di Saddam Hussein di armi di distruzioni di massa, che non sono mai state trovate.

Intanto nel Mar Mediterraneo si accumulano le presenze di navi militari Usa, francesi e russe e di  jet da combattimento britanniche.

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