21 Novembre 2017
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 18/05/2017, 13.01

    TERRA SANTA

    Ordinari cattolici di Terra santa: Israele e Palestina sono una ferita aperta e infetta. Rifiutare le ingiustizie come ‘normali’



    La Commissione Giustizia e pace dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa si scaglia contro la “normalizzazione” della situazione israelo-palestinese. Il conflitto influisce sulla vita di tutti i giorni in Palestina e Israele: i palestinesi subiscono discriminazioni e occupazione. Ignorare la situazione “anormale” significa collaborare alle ingiustizie e alla mancanza di pace. L’appello alla Chiesa universale: ha il dovere naturale di denunciare le ingiustizie.

    Gerusalemme (AsiaNews) – “Israele e Palestina sono una ferita aperta e infetta” e “la situazione non può essere considerata normale”. Queste le parole con cui la Commissione Giustizia e pace dell’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa denuncia la “normalizzazione” della situazione israelo-palestinese, ricordando il dovere naturale della Chiesa di combattere le ingiustizie e promuovere il dialogo.

    “La situazione politica in Israele e Palestina è lontana dall’essere normale”, ma è segnata da un costante conflitto fra due popoli che ha “un profondo impatto nella vita di tutti i giorni” in Israele e Palestina. In Israele tutti i cittadini hanno “di principio equi diritti”, ma nella realtà i cittadini arabi sono discriminati in molti campi – dall’accesso allo sviluppo fino all’istruzione – e in molti modi, tanto in maniera diretta nella legislazione quanto “indiretta e nascosta”. In Palestina, a dispetto dell’esistenza dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), i palestinesi vivono sotto un’occupazione militare “che determina la loro vita di tutti i giorni: costruzioni di insediamenti e strade, legalizzazione di costruzioni israeliane su territori palestinesi privati, incursioni militari, uccisioni, arresti arbitrari, detenzioni amministrative e punizioni collettive, confische di territori, e distruzioni di case, limitazioni di movimento ai checkpoint e creazione di numerosi ostacoli per lo sviluppo economico e l’impedimento alla riunificazione familiare, una violazione del diritto naturale dei membri di una stesso nucleo familiare a vivere insieme”.

    In questo contesto “comportarsi ‘come se’ queste cose fossero normali non tiene conto della violazione dei diritti umani fondamentali”. Per gli ordinari cattolici, “tutte le persone e le istituzioni coinvolte nel mantenimento di questi rapporti dovrebbero essere consapevoli che qualcosa di ‘anormale’ ha bisogno di essere corretto piuttosto che permettere all’ ‘anormale’ di diventare ordine del giorno”.

    Ignorare o marginalizzare il dovere di “usare tutti i mezzi legali disponibili e non-violenti per promuovere pieni diritti e completa eguaglianza di tutti i cittadini” significa collaborare con le “strutture della discriminazione, la permanenza dell’ingiustizia e la mancanza di pace”.

    In più, “la Chiesa locale in Israele-Palestina” ha il dovere di ricordare alla “Chiesa universale” che la situazione non può essere considerata normale. Riconoscendo l’obbligo della Chiesa di assicurare che tutti i suoi istituti agiscano senza difficoltà e di collaborare con le amministrazioni dei territori dove essa è attiva, la Commissione ricorda che questo non può “oscurare l’impegno della Chiesa per la giustizia e la sua denuncia a tutte le ingiustizie”. La Chiesa non è legata a nessuna posizione politica, partito o ideologia, ma non può ignorare quanto “mette in pericolo la pace e il benessere della persona umana” e non può “mai ignorare ingiustizie ‘come se’ tutto andasse bene”. Il suo impegno è quello di denunciare le ingiustizie “come i profeti dell’antichità” e “incoraggiare al dialogo fra tutte le persone, inclusi israeliani, gli individui e le organizzazioni che riconoscono la necessità di mettere fine all’occupazione e alla discriminazione”.

     “Nell’attuale situazione politica confusa e senza speranza, le comunità cristiane, le autorità ecclesiale e i singoli fedeli, hanno bisogno di capacità di discernimento” e devono lavorare insieme ai loro concittadini per una “società giusta ed equa” e una “pace duratura e giusta”.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    21/12/2006 TERRA SANTA
    Mons. Sabbah: la pace che il Natale annuncia è nel riavvicinamento tra i due popoli
    Nel suo messaggio, il Patriarca latino di Gerusalemme lamenta il proseguire di violenze, ingiustizia e occupazione. Betlemme “vive nelle stesse condizioni di morte, con il muro e i contrasti sulla terra e nei cuori”. Il futuro è nella convivenza tra israeliani e palestinesi, non nella separazione.

    22/10/2004 palestina
    Una tv cristiana diffonde il Vangelo in Terra santa
    Il canale  privato Al-Mahed (La Natività) dell'ortodosso Samir Qumsieh costruisce ponti di comunicazione fra cristiani, ebrei  e musulmani.

    11/11/2006 TERRA SANTA
    Terra Santa, la "morte della speranza" si sconfigge con l'impegno di Europa ed America

    Il padre francescano di Terra Santa David-Maria A. Jaeger riflette sulla "morte della speranza" in così tanti cuori di Israele e Palestina e  disegna alcune prospettive di pace, raggiungibili solo da una rinnovata unione fra Europa e Stati Uniti, basata sulla riscoperta delle comuni radici spirituali.



    21/12/2005 TERRA SANTA
    Speranze di pace nel messaggio natalizio di mons. Sabbah

    Il patriarca latino di Gerusalemme ricorda a palestinesi ed israeliani che "Dio vi ha creati non per aver paura l'uno dell'altro o per ammazzarvi, ma per amarvi gli uni e gli altri". Dall'una e dall'altra parte si notano però "nuovi segni e nuove espressioni". "La nostra Terra Santa è assetata di ritrovare la sua pace e la sua santità".



    03/04/2005 ISRAELE – PALESTINA – TERRA SANTA
    Mons. Sabbah: Papa sempre vicino alle sofferenze dei popoli di Terra Santa




    In evidenza

    HONG KONG - CINA - VATICANO
    Messa per un sacerdote sotterraneo defunto. Il card. Zen chiede a Dio la grazia di salvare la Chiesa in Cina e la Santa Sede ‘dal precipizio’

    Li Yuan

    P. Wei Heping, 41 anni, è morto in circostanze misteriose, buttato in un fiume a Taiyuan (Shanxi). Per la polizia egli si è suicidato. Ai familiari non è stato permesso nemmeno di vedere il rapporto dell’autopsia. Per il card. Zen la Santa Sede (che “non è necessariamente il papa”) cerca un compromesso a tutti i costi col governo cinese, rischiando di “svendere la Chiesa fedele”. Giustizia e pace pubblica un libretto su p. Wei, per non dimenticare.


    VATICANO - ITALIA - USA
    Papa: non più la guerra, che ha per frutto la morte, 'la distruzione di noi stessi'



    Francesco nel giorno della Commemorazione dei defunti ha celebrato messa al Cimitero americano di Nettuno. “Quando tante volte nella storia gli uomini pensano di fare una guerra, sono convinti di portare un mondo nuovo, sono convinti di fare una ‘primavera’. E finisce in un inverno, brutto, crudele, con il regno del terrore e la morte”.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

    Add to Google









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®