09/01/2009, 00.00
INDIA
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Orissa: a quattro mesi dai pogrom anti-cristiani la situazione resta grave

di John Dayal
Pietose le condizioni di vita nei campi profughi e nelle foreste. Nessuna garanzia sulla sicurezza una volta che la polizia federale avrà lasciato la regione. Emergono nuovi gruppi che promettono violenze anti-cristiane; la giustizia latita. I media contribuiscono ad inasprire il clima con un’informazione faziosa e di parte. Il resoconto della situazione nell’Orissa di John Dayal, presidente dell’All India Christian Council e del United Christian Forum for Human Rights.

New Delhi (AsiaNews) -  L’avvertimento della Corte suprema dell’India al governo dell’Orissa - “dimettevi se non potete proteggere le minoranze” - non pare sia presa troppo sul serio a Bhubaneswar, dai ministri della coalizione composta da Biju Janata Dal e Bharatiya Janata Party e dal quartier generale della polizia a Cuttack.

I 6mila federali del Central Reserve Police Force e un elicottero hanno garantito la calma, se non proprio la gioia in questo periodo di festività , ma nei campi profughi del distretto di Kandhamal, colpito da due periodi di stragi e incendi anti-cristiani nel dicembre 2007 e tra agosto e ottobre del 2008,  la pace rimane un sogno lontano.

La Corte suprema, guidata dal presidente KG Balakrishnan, ha espresso il suo parere in un’udienza in cui Colin Gonsalves, avvocato dell’arcivescovo Raphael Cheenath, ha informato la corte che nel Kandhamal esiste solo una “calma apparente”.

In effetti,  il governo dello stato sta usando i cosiddetti comitati di pace, fortemente ostili alle minoranze religiose, per imporre il ritiro delle denunce presentate dai cristiani contro i responsabili degli incendi alle loro case, avvenuti durante la prima fase delle violenze indù avvenuta dal 24 al 27 dicembre del 2007. Almeno 107 chiese e circa un migliaio di abitazioni di cristiani sono state bruciate, come anche alcune case di indù (nel villaggio di Brahminigaon). Ispiratore delle violenze anti-cristiane era Laxamananda Saraswati vice presidente del Vishwa Hindu Parishad (Vhp), il cui assassinio il 23 agosto, per opera di gruppi maoisti, ha scatenato la seconda ondata di violenze.

Nel gennaio 2008 i rapporti sulle violenze sono stati depositati presso la polizia; le denunce presentate ai tribunali locali. La Commissione nazionale per le minoranze (Ncm) ha scoperto che su 127 casi registrati, solo a 5 è seguita un’inchiesta. Gli affidavit [dichiarazione scritta e giurata degli accusatori - Ndr] presentati alla commissione di inchiesta guidata dal giudice Panigrahi menzionavano il leader del Vhp come istigatore. [Dopo alcune sedute a cui abbiamo partecipato, la commissione è stata boicottata dalla chiesa e dalle comunità cristiane per la sua evidente faziosità].

Ora, a Brahminigaon, per esempio, le autorità distrettuali stanno “incoraggiando” le vittime cristiane a trovare un “accordo” con la comunità indù affinché entrambe le parti convengano al ritiro delle denunce.

Secondo le prime indiscrezioni, fra qualche settimana,  quando inizieranno le prime udienze, le autorità assicurano che nessuno sarà.

Le iniziative di pace nel complesso sono tutte velate per mancanza di trasparenza e per l’approccio unilaterale dei rappresentanti dello Stato, sottomessi in modo totale ai membri del governo che appartengono al Bjp (Bharatiya Janata Party).

Le stesse pressioni sono visibili nella copertura che i media danno della situazione, in particolare i giornali e le tivù in lingua oriya. I media continuano a prendere di mira politici cristiani, capi religiosi e attivisti per i diritti umani. Fra tutti, il più colpito è Radha Kant Nayak, già ufficiale nell’amministrazione federale, che ora siede alla Rajya Sabha, la camera alta del parlamento a New Delhi, come rappresentante del Congress.

Lo stile dei media è apparso evidente anche in occasione del confronto per l’identificazione avvenuto nel carcere di Cuttack dove, con grande irritazione dei magistrati, erano presenti alcuni giornalisti nell’aula in cui suor “M”, violentata nel villaggio di Nonagon nel Kandhamal nell’agosto 2008, ha riconosciuto due dei suoi assalitori. La suora ha potuto riconoscere solo due uomini [dei 10 portati al confronto - Ndr]; padre Thomas Chellan - che era con lei quando è stata attaccata e che era stato picchiato con brutalità e denudato lui stesso sotto gli occhi della polizia – è rimasto così nauseato da non poter identificare i suoi assalitori in mezzo al gruppo che raccoglieva alcuni sospetti mischiati ad altre persone. Padre Thomas è uno dei tanti sacerdoti, cattolici e protestanti, picchiati e feriti nel Kandhamal.  Padre Bernard Digal, tesoriere dell’arcidiocesi di Bhubaneswar a cui appartiene anche Kandhamal, è morto per le ferite. Almeno un pastore pentecostale è stato linciato dalla folla.

Michael Pinto, membro della Ncm afferma che molti cristiani vivono ancora sotto la minaccia di conversione [forzata all’induismo]. “Questo non è accettabile. La conversione è materia che riguarda il Freedom of Religion Act in vigore anche in Orissa”.

Una nuova dimensione del terrore nel Kandhamal è data dall’emergere di due nuovi gruppi che paiono lavorare in tandem. Uno è la milizia civile ,sponsorizzata dal governo, pagata con fondi dello Stato: di essi, 800 persone saranno spiegate nel Kandhamal. La seconda è un gruppo di un’ottantina di giovani che l’anno scorso erano andati nel Gujarat e ora sono tornati ben armati e addestrati. Questo gruppo afferma che ucciderà i cristiani al 23 di ogni mese per ricordare l’uccisione di Saraswati. Il governo dell’Orissa tace su questo; invece i media cercano di presentare questo gruppo come una scheggia impazzita del gruppo maoista che ha ucciso Saraswati lo scorso agosto.

A livello umanitario, il governo dello Stato ha dichiarato di non essere sicuro di cosa potrà accadere una volta che la polizia federale si sarà ritirata (probabilmente alla fine del mese); intanto la situazione dei rifugiati resta difficile. La delegazione della Commissione europea ha visitato i campi di rifugio nell’area del Kandhamal ed anche nell’Andhra Pradesh prima di Natale (gli era stato rifiutato il permesse di andare nel Kandhamal); esperti medici che hanno lavorato con i rifugiati nei campi di Raikia e G Udaygiri parlano di un’anemia diffusa tra le donne incinta e quelle che allattano. La salute dei piccoli nati nei campi dall’agosto 2008 lascia molto a desiderare per quanto riguarda le cure neonatali e la nutrizione.

Una nuova dimensione si è aggiunta questa settimana quando le autorità hanno lanciato un’altra fase dello “smantellamento” dei campi rimandando nei loro villaggi i riluttanti rifugiati. Quest’anno vi è stato un grande raccolto nelle risaie  e ironicamente è rimasto  inutilizzato in buona parte dei villaggi poiché gli agricoltori di piccoli terreni sono nei campi di rifugio. Una parte del raccolto è stato rubato; un’altra parte rimane nei campi di riso ed è destinato a marcire se non lo si raccoglie presto. Le autorità garantiscono la sicurezza, e alcuni agricoltori sono disposti a tornare per mietere i loro campi, ma rimane da vedere quanta protezione le forze statali assicureranno senza il solido sostegno della polizia federale.

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