14/07/2010, 00.00
INDIA
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Otto Stati indiani hanno più poveri di 26 Paesi africani messi insieme

di Santosh Digal
Secondo un nuovo indice Onu per la misura della povertà, sono oltre 421 milioni i poveri negli otto stati indiani, tra cui Orissa, Chhattisgarh e West Bengal, rispetto ai 410 milioni dei 26 Paesi africani, come Zimbawe, Sierra Leone, Niger e Somalia. La nuova misurazione tiene conto oltre al reddito pro capite anche dell’accesso alle risorse, educazione e assistenza medica. Per la Chiesa indiana la principale causa di povertà sono la corruzione dei governi locali e lo sfruttamento indiscriminato delle risorse a danno della popolazione.

New Delhi (AsiaNews) – In otto stati dell’India il numero dei poveri supera quello dei 26 Paesi più arretrati dell’Africa. Lo rivela il Multidimensional poverty index (Mpi), nuovo indice per la misura della povertà, realizzato dall’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI) in collaborazione con l’Onu. Secondo l’Mpi sono oltre 421 milioni i poveri negli stati indiani di Bihar, Chhattisgarh, Jharkhand, Madhya Pradesh, Orissa, Rajasthan, Uttar Pradesh e West Bengal, rispetto ai 410 milioni rilevati nei 26 Paesi africani come Zimbawe, Sierra Leone, Niger e Somalia.

Il nuovo indice utilizza 10 variabili, tra cui l'accesso a combustibili ed energia elettrica e tiene conto anche della qualità di alimentazione, scuola e assistenza sanitaria, al contrario dei precedenti indici basati soprattutto sul reddito familiare. Lo scopo è quello di trovare per ciascun Paese soluzioni di sviluppo adeguate ai bisogni della popolazione.

In India uno dei principali fattori di povertà è la corruzione delle alte sfere dei settori pubblico e privato. Per attirare investimenti stranieri i governi locali consentono lo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali a danno della popolazione, che spesso è costretta ad abbandonare le proprie terre a favore delle industrie.

P. Udanayath Bishoyi, operatore sociale in Orissa, afferma: “Nella maggior parte dei casi il governo non si cura dello sviluppo di dalit e tribali, che rappresentano la fetta maggiore dei poveri dell’India”. Secondo il sacerdote le autorità fanno grandi concessioni alle industrie, che depredano i terreni con il pretesto dello sviluppo delle aree depresse.

“Loro – afferma – non permettono ai locali di partecipare alla pianificazione delle industrie, e ciò non fa che aumentare la corruzione e la povertà”. “Chi porta avanti questa politica resta ricco – aggiunge - mentre la popolazione è sempre più povera perché nessuno si interessa sul serio ai bisogni reali della gente. I politici locali portano avanti progetti di sviluppo che favoriscono solo le aziende e mancano di trasparenza”. In maggio il primo ministro dell’Orissa, Naveen Patnaik, ha garantito al governo federale e ai vertici del colosso siderurgico sud coreano “Posco” l’utilizzo di oltre 4mila acri di terreno, costringendo migliaia di persone ad abbandonare abitazioni e campi agricoli. La Chiesa locale è stata l’unica a scendere in campo a favore degli agricoltori e ha invitato i politici a ripensare le logiche di esproprio e sfruttamento dei terreni, salvando quelli produttivi.

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