06/03/2020, 11.44
CINA
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P. Bai Jianqing: Evangelizzare durante l’epidemia di coronavirus

di P. Joseph Bai

Da quasi due mesi i fedeli in Cina sono in isolamento e non possono partecipare di persona alla liturgia domenicale. In questo periodo molti sacerdoti e fedeli stanno provando ad attuare catechesi on-line, lettura della bibbia con i social, messe col telefonino, ecc. L’urgenza di passare da una pastorale “di campagna” a una “di città”.

Pechino (AsiaNews) – “Messe online”, “comunità virtuali” che superano i confini parrocchiali; catechesi e letture della Bibbia via social: sono alcuni modi in cui i cattolici in Cina stanno affrontando la situazione dell’epidemia di coronavirus che li costringe ormai da quasi due mesi all’isolamento in casa propria.  Secondo p. Joseph Bai Jianqing il coronavirus è “una opportunità” per un rinnovamento della pastorale nel Paese. In particolare, egli dice che occorre trovare metodi pastorali adeguati alle città, dato che l’urbanizzazione in Cina è cresciuta tanto da spopolare le chiese di campagna.

 

1. Il lavoro pastorale durante l’epidemia

L’attuale epidemia è scoppiata all’improvviso. Non solo ha reso speciale questo Capodanno cinese, ma ha prodotto anche tante difficoltà nei servizi pastorali. Questa sfida, però, ci ha invitato a riflettere sui nuovi modi per svolgere il lavoro pastorale. Di recente, un sacerdote ha condiviso la sua esperienza: un giovane gli ha chiesto di fare la confessione per telefono. Il sacerdote ha compreso lo stress e la pressione di questo ragazzo durante il periodo d’epidemia, per cui egli è desideroso di ricevere la cura spirituale che finora non ha potuto averne.  Il sacerdote gli ha spiegato che la confessione richiede la presenza fisica e il suo segreto deve essere mantenuto, perciò non è possibile farla con il cellulare o via internet. Il sacerdote ha invitato inoltre il giovane a pregare e di confessarsi col cuore davanti a Gesù Cristo. Il Signore lo perdonerà. In futuro, eventualmente potrà recarsi da un sacerdote.

Per controllare l’espansione del virus, ognuno di noi deve rimanere a casa. Tutte le attività pubbliche sono sospese, comprese le messe. In questo caso, i sacerdoti stanno nelle loro cappelle e pregano per i fedeli, chiedono ai fedeli di pregare nelle proprie case, di leggere la bibbia e di approfittare di quest’occasione per stare vicini ai familiari.

Tuttavia, alcuni sacerdoti hanno invece scelto di mettersi in contatto con i fedeli attraverso i moderni mezzi di comunicazione, accompagnandoli e formandoli: ad esempio, attraverso internet guidano i fedeli nello studio della Bibbia, la catechesi, nei convegni, a pregare assieme, facendo l’omelia e la messa in diretta, e la pastorale ecc. Difatti, non solo i sacerdoti ma anche tante suore e fedeli si stanno muovendo attivamente coi nuovi mezzi di comunicazione per prendersi cura dei fedeli, approfittando di questa opportunità per accompagnare e confortare i fedeli, guidandoli sul cammino della crescita di fede.

In questo caso possiamo vedere due atteggiamenti e metodi pastorali ben differenti: il primo è il cosiddetto atteggiamento e metodo pastorale tradizionale che è rimasto quello di qualche decennio fa, tramandato da sacerdote a sacerdote, ovvero il metodo pastorale basato sull’“indottrinamento dei fedeli”: i credenti arrivano in chiesa, e i sacerdoti svolgono un servizio verso i fedeli. Questo tipo di pastorale chiede solo ai fedeli di osservare i comandamenti e i sacramenti, senza prestare molta attenzione né alle condizioni di vita concrete dei credenti, né ai cambiamenti sociali.

Il secondo è invece un atteggiamento e un metodo pastorale in continuo rinnovamento. Questo secondo tipo di pastorale presta molta attenzione alle condizioni concrete dei fedeli e alle tendenze e cambiamenti sociali, e in base a ciò tenta di modificare e rinnovare il metodo pastorale, utilizzando gli stessi strumenti moderni e mantenendo un vivo contatto sia con i fedeli che con la società, in modo tale da poter offrire per tempo il servizio pastorale.

2. L’elasticità della pastorale

La pastorale è come la cura che i genitori hanno verso i propri figli; significa prendersi cura, in nome di Signore Gesù, delle necessità dell’anima e del corpo dell’uomo con la misericordia del Padre e con metodi appropriati e aggiornati, facendo in modo che l’uomo possa incontrare Gesù e ritornare a Padre.

Ogni epoca ed ogni ambiente ha un metodo pastorale proprio. Possiamo imparare dall’altro un metodo pastorale differente, ma non possiamo copiare così com’è un metodo, senza apportare alcun adattamento o cambiamento. La pastorale è pertanto aiutare, in nome di Signore Gesù Cristo, le persone di ogni parrocchia, villaggio e città a trovare “Gesù Cristo”, trovare l’insegnamento, il conforto e l’accompagnamento del Padre, guidandole sulla via della Verità.

La società è coinvolta in una rapida evoluzione e sviluppo, i metodi pastorali della nostra Chiesa non solo devono saper abbandonare ciò che è obsoleto, ma devono anche mettersi in prima fila delle tendenze guidando i fedeli e la società ad avanzare sulla via della Buona Notizia. I genitori di un bambino non devono imitare i nonni per far crescere il bambino, e non devono neanche chiedere ogni volta il permesso dei nonni per cambiare il cibo o il metodo di cottura al bambino. Allo stesso modo il parroco, in quanto genitore dell’anima dei fedeli, ha il “potere naturale” di scegliere metodi confacenti all’epoca in cui vive, all’ambiente e alla propria situazione per guidare, formare e servire i propri fedeli. Per quanto riguarda la fede rimaniamo uniti nella Chiesa universale e nella stessa diocesi, mentre per quanto riguarda i metodi pastorali dobbiamo saper trovare metodi nuovi ed appropriati alla nostra realtà.

In alcuni luoghi i metodi pastorali sono rimasti ancora quelli tradizionali basati sull’“indottrinamento dei fedeli”. Per di più, i sacerdoti non hanno a loro volta continuato a studiare e prestare attenzione agli sviluppi sociali, senza poter apportare alcun rinnovamento alla pastorale. La conseguenza è dunque la monotonia della vita parrocchiale e l’assenza di attività di evangelizzazione. Vi sono alcuni sacerdoti che offrono sempre lo stesso servizio ai fedeli; altri che, invece, non fanno l’omelia durante la messa; altri ancora che “sgridano i fedeli”! Ogni parrocchia, ogni epoca e situazione ha bisogno di nuovi metodi pastorali. Un esempio: il cibo e l’abbigliamento che piacciono agli anziani, non piacciono certo ai giovani e ai bambini, e né sono confacenti. Lo stesso discorso vale per i metodi pastorali del passato che necessitano di qualche riadattamento. Una realtà preoccupante è che i sacerdoti che ora ricoprono ruoli importanti nella propria parrocchia e diocesi sono a loro volta formati dai sacerdoti anziani, utilizzano metodi e pensieri caratteristici dell’epoca in cui questi ultimi vivevano. Se i nostri sacerdoti smettono di aggiornarsi sulle nuove conoscenze della Chiesa e della società, e sulla situazione presente, utilizzando nel servire i fedeli solo le conoscenze e i metodi di 10, 20 o persino 30 anni fa, allor la crisi e l’irrigidimento della Chiesa ne conseguono a loro volta.

I tempi sono cambiati, e anche i nostri fedeli si sono aggiornati sulle nuove conoscenze e sulla vita sociale, pertanto, anche le loro aspettative sono ben differenti, spingendoci a seguire le tendenze attuali e ad aggiornare i metodi pastorali della nostra Chiesa.

3. La pastorale nel processo di urbanizzazione

Trenta anni fa, i vescovi e i sacerdoti anziani, che avevano partecipato alla ricostruzione della Chiesa, si trovavano dinanzi ad una tipo di fede e contesto sociale ben differenti rispetto ad oggi. La società di allora era una società agricola e la Chiesa era principalmente basata sui villaggi; per di più, il livello di fede e quello culturale dei fedeli erano piuttosto elementare. Il processo di urbanizzazione della società cinese attuale è pressoché completato, il livello di fede e quello culturale dei fedeli si sono innalzati, soprattutto tra i giovani che vivono principalmente in città. Le piccole cappelle nei villaggi di allora sono ormai divenute grandi chiese; viceversa, le grandi chiese nelle città sono oggi divenute come piccole cappelle. Una volta quando sono andato a rendere visita ad un sacerdote che vive da ormai 20 anni nella medesima parrocchia. Quest’ultimo ha esclamato che i fedeli diminuiscono di giorno in giorno: alla messa domenicale partecipano solo circa 200 anziani, mentre solo pochi fedeli alle messe ordinarie; i giovani sono tutti andati nelle grandi città.

In ogni momento e contesto, ciò che dobbiamo discutere è sempre “come fare” e non “come si deve fare”.  Tutti conoscono “ciò che si deve fare”, mentre “il come fare” ha appena intrapreso un nuovo cammino in modo tale da poter meglio servire i fedeli, portando la salvezza a sempre più persone.

In una società che si sviluppa rapidamente e dinanzi a questi avvenimenti imprevedibili, noi sacerdoti abbiamo bisogno di una fede salda, una visione ampia, uno sguardo attento e una creatività briosa per poter modificare e riadattare i nostri metodi pastorali. I metodi utilizzati 10 anni fa necessitano oggi di ulteriori rinnovamenti; quelli utilizzati nella parrocchia [di campagna] necessitano rinnovamenti se li si vuole utilizzare per il servizio in città.  Allo stesso modo, anche l’esperienza pastorale acquisita nella parrocchia precedente deve essere rinnovata una volta arrivati in una parrocchia nuova!

4. Un rinnovamento incessante

Dal momento che la situazione epidemica non si è ancora calmata, gli studenti hanno cominciato a studiare mediante “lo studio online”. La comunicazione via internet è ormai divenuta lo strumento principale dello studio e della vita moderna. In questo momento particolare, abbiamo visto che la Chiesa avanza con un volto nuovo, con muovi metodi pastorali e di evangelizzazione. Quest’epidemia ha fatto nascere tanti fenomeni nuovi, come ad esempio i “gruppi di fedeli”, le “aule online”, le “sale di preghiera online”, la “messa in diretta”, ecc.  Tutto questo ci mostra una parrocchia, una diocesi e una Chiesa che vanno oltre i confini e i contesti. Questo metodo pastorale vivace, basato su internet, “per volontà di fede” ha unito tutte le persone lontane tra loro, permettendo la comunicazione e la condivisione fra i fedeli che non hanno la possibilità di recarsi in chiesa e le persone che cercano la fede, permettendo loro di nutrirsi del messaggio di Vangelo. Questo nuovo metodo pastorale “ha ampliato la parrocchia, senza che essa sia limitata dalla distanza e dall’ambiente”, portando la cura pastorale ad ognuno di noi. Questo nuovo metodo pastorale permette di portare la cura pastorale a tutti i fedeli dispersi, nonostante l’isolamento. Questo nuovo metodo pastorale permette di aver curare di centinaia e migliaia di fedeli, nonostante vi sia solo un fedele nella parrocchia.

La pastorale significa cercare il gregge del Signore Gesù, servire il gregge del Signore Gesù e riportare il gregge del Signore Gesù nell’ovile del Signore. Questo nuovo metodo pastorale formatosi durante il tempo dell’epidemia spinge anche i fedeli a oltrepassare i limiti della parrocchia e della diocesi, formando nuovi “gruppi online” e “chiese online” che, a loro volta, spingono noi pastori a continuare a studiare, adattarci e cambiare i nostri metodi di servizio pastorale. Dinanzi a questa situazione di nuovi “gruppi online” e “chiese online”, e di fedeli sparsi qua e là a causa dell’urbanizzazione, se un pastore dimentica di curare il gregge, questo, affamato, si allontanerà dal pastore andando in cerca di un campo più vasto e fresco, di un pastore più appassionato e capace di offrire servizi differenti.

Come è ovvio, ci sono sempre voci pro e contro questi nuovi metodi pastorali. Se ci limitiamo a sotterrare il “talento” che il Signore Gesù ci ha consegnato, non solo non riceveremo nulla, ma molto probabilmente perderemo anche quell’unico “talento” che possediamo; se cerchiamo di sforzarci nel presente, provando, avventurandoci, otterremo almeno qualche guadagno (Matteo 25, 14-30). San Paolo ci mette in guardia: “Del resto, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno” (Rom. 8, 28).

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