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» 10/09/2008 16:23
INDIA
P. Bernard: In Orissa, noi cristiani trattati peggio delle bestie
di Nirmala Carvalho
Mentre la situazione tende a ritornare alla normalità, pur tra paure e tensioni, emergono i racconti delle violenze subite, un vero e proprio attentato “contro la sacralità e dignità della vita”. La testimonianza di p. Bernard Digal, picchiato a lungo e lasciato tramortito per ore nella foresta.

Mumbai (AsiaNews) – “L’attacco contro i cristiani dell’Orissa è stato un attacco contro la sacralità e la dignità della vita umana. Il mondo deve sapere. In alcuni Paesi perfino gli animali vengono difesi nel loro benessere da leggi e diritti. A Kandhamal siamo stati trattati peggio degli animali: ogni cosa indegna, ogni oscenità, ogni tortura è stata possibile contro i cristiani. Uomini. Donne, bambini, tutti sono stati oggetto di atrocità brutali”.

Così p. Bernard Dighal, economo della diocesi di Bhubaneshwar, testimonia ad AsiaNews il suo dolore per quanto avviene in Orissa. P. Bernard ha subito violenze e pestaggi per ore ad opera dei radicali indù; per una notte intera è rimasto senza conoscenza e seminudo nella foresta, finché non è stato ritrovato dal suo autista.

Ora è in cura a Mumbai, presso l’Holy Spirit Hospital. Mentre accetta di parlare con AsiaNews, sta subendo un’ennesima trasfusione di sangue. Il suo pensiero va alla sua gente e ai suoi familiari, tutti fuggiti da casa per evitare di essere uccisi, e ora in uno dei campi di rifugio vicino a Bhubaneshwar: “Il mio cuore è pieno di gratitudine perché Dio ha salvato la mia vita. Ma mentre io sono qui curato, la mia gente è nascosta nella foresta e nemmeno lì sono al sicuro. Ci sono madri che allattano i loro neonati, bambinetti, giovani e vecchi: tutti sono immersi nella precarietà e nel terrore. Vi sono pericoli perfino nei campi profughi”.

“Ero in visita alle parrocchie del distretto di Kandhamal proprio il 23 agosto, quando Swami Laxamananda Saraswati e 4 suoi adepti sono stati uccisi dai maoisti. Il 25 agosto il Vhp (Vishwa Hindu Parishad) e altri gruppi radicali del Sangh Parivar hanno deciso uno sciopero dall’alba al tramonto, raccogliendo migliaia di persone”.

Il 25 p. Bernard era andato a trovare p. Alexander Chandi, nella parrocchia di Sankrakhol, quando una folla di indù ha attaccato la chiesa.

“La notte del 25 agosto la parrocchia e la casa del parroco sono state razziate e incendiate. Sentivamo la folla da lontano arrivare gridando slogan violenti, accuse contro il cristianesimo… Temendo per la nostra vita, siamo fuggiti nella foresta.

Gli estremisti hanno bruciato anche la mia aiuto. Mentre il p. Alexander è rimasto nella foresta, io mi sono mosso per andare a trovare alcuni miei parenti nelle vicinanze. Ho camminato almeno 15 km. A un certto punto gli estremisti mi hanno visto e agguantato , picchiandomi con sbarre di ferro, lance, asce e grosse pietre. Non so per quanto tempo mi hanno picchiato perché ho perso coscienza. Il mio autista mi ha trovato il giorno dopo, dopo 10 ore e mi ha portato all’ospedale. Solo lì ho ripreso coscienza”.

Senza acredine, ma anche senza dolcezza, p. Bernard ricorda: “Sono stato picchiato e lasciato nella foresta completamente nudo per 10 ore; altri sono stati tagliati a pezzi; altri bruciati vivi… È umano tutto questo? Non è un attentato alla vita?”

“A Kandhamal – conclude il sacerdote – la vita dei cristiani è sotto il diretto attacco dei radicali dell’Hindutva. La polizia e il governo sono inefficaci o talvolta non vogliono prendere alcuna misura preventiva per contenere queste forze che stanno distruggendo la nostra vita e dignità”.

Intanto p. Babu Joseph, portavoce della ConferEnza episcopale dell’India, ha detto che la situazione in Orissa sta ritornano alla normalità, ma vi sono ancora tensioni e paure. C’è bisogno di un maggior controllo nei campi profughi, per evitare infiltrazioni di radicali indù, e maggiori cure mediche per i feriti. Ma tutti si chiedono quando potranno ritornare a ricostruire le loro case distrutte.


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