20/07/2007, 00.00
FILIPPINE – ITALIA
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P. Bossi: “Mi hanno trattato bene e ho pregato per loro”

di Santos Digal
Benedetto XVI è stato avvertito della liberazione già ieri sera e ha espresso “grande gioia per tutta la Chiesa”. Contrastanti versioni delle autorità filippine sui responsabili del sequestro.

Zamboanga (AsiaNews) – “Durante i 39 giorni di prigionia ci spostavamo di frequente da un posto all’altro. I rapitori mi hanno trattato bene, pregavo per loro ogni notte”. E’ il racconto di p. Bossi durante un incontro con i giornalisti organizzato a Zamboanga, subito dopo la conclusione del sequestro, che per 39 lunghi giorni lo ha visto nelle mani di un gruppo di rapitori.

Contrastanti finora le versioni delle autorità filippine sui responsabili del sequestro. Per il comandante Jaime Caringal della polizia del West Mindanao, gli autori del rapimento sono i ribelli del Fronte islamico di liberazione Moro (MILF); per un portavoce del presidente filippino Gloria Macapagal Arroyo, invece, l’azione potrebbe essere attribuita ad Abu Sayyaf, un gruppo islamico legato ad Al Qaeda.

“Prima di essere rapito – confessa il 57enne missionario del PIME – fumavo moltissimo. Un giorno, mentre stavo scalando una montagna con i miei rapitori, ricordo di essermi sentito all’improvviso molto debole: in quel momento mi sono detto che se avessi voluto sopravvivere, avrei dovuto comunque smettere di fumare. E così è stato!”.  

“Più volte durante la prigionia – continua p. Bossi – i sequestratori dicevano di avermi prelevato al fine di ottenere un riscatto per il gruppo terrorista di Abu Sayaff”. P. Bossi non ricorda i nomi dei sequestratori, ma dice di “ricordarne perfettamente i volti”.

Secondo quanto afferma Jaime Caringal, che ha seguito di persona l’intera vicenda e dice di aver mediato con i sequestratori per il rilascio dell’ostaggio, P. Bossi è stato liberato ieri sera verso le 9 ora locale nella città di Karumatan, su ordine del comandante Khidi, leader del Milf. Escludendo il pagamento di un riscatto, il capo della polizia parla invece di “frenetiche trattative per ottenere la liberazione” di p. Bossi.

“Per la liberazione di p. Bossi non è stato pagato alcuno riscatto. La sola cosa che abbiamo fatto è stata quella di pregare perché la vicenda si risolvesse nel migliore dei modi”. La ha ribadito a margine della conferenza stampa mons. Pedro C. Quitorio, portavoce della conferenza episcopale filippina (CBCP). Anche il l’arcivescovo di Zamboanga, mons. Romulo Valles, aveva manifestato grande preoccupazione per il rapimento di p. Bossi e la notizia della liberazione “riempie di gioia” tutta la comunità cristiana.

Benedetto XVI ha sempre seguito con trepidazione l’intera vicenda ed è stato avvertito già ieri sera a Lorenzago, località fra le montagne nella quale sta trascorrendo un periodo di riposo, della liberazione del missionario del PIME. “Il Papa – ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi – ha pregato tanto per la liberazione di padre Giancarlo Bossi. La notizia del rilascio è motivo di grandissima gioia per tutta la chiesa e anche per il Santo Padre. Le nostre preghiere sono state esaudite”.

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