17/07/2009, 00.00
INDIA
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P. Edward: le mie sofferenza in Orissa, un dono per l’Anno sacerdotale

di Nirmala Carvalho
Il prete verbita, tra le prime vittime dei pogrom anti-cristiani dell’Orissa, festeggia i 25 anni di ordinazione all’inizio dell’Anno sacerdotale. “Dio ha permesso che mi accadesse tutto questo perché potessi testimoniare la fede dei sacerdoti e la solidarietà verso tutti i preti del mondo che soffrono per il suo nome”.
Bhubaneshwar (AsiaNews) - La folla lo picchiava urlando: “Yesu Christi Murdabada”, “Uccidiamo Gesù Cristo”. Lui oggi dice: “Dio ha permesso che mi accadesse tutto questo perché potessi testimoniare la fede dei sacerdoti e la solidarietà verso tutti i preti del mondo che soffrono per il suo nome”.
 
P. Edward Sequeira (nella foto con la nostra corrispondente) è una delle prime vittime dei pogrom anti-cristiani dell’Orissa. Il 18 luglio festeggia i 25 anni di ordinazione e la ricorrenza cade mentre la Chiesa celebra l’Anno sacerdotale. Per il sacerdote verbita questa coincidenza è l’ennesimo “segno dell’opera della Divina provvidenza” nell’anno trascorso.
 
Il 25 agosto scorso 500 indù avevano assalito l’orfanotrofio di p. Sequeira a Padampur, nel distretto di Kandhamal, dandolo alle fiamme. Nell’incendio era morta Rajni Majhi, una ventenne che lo aiutava come educatrice, ed anche lui aveva rischiato di morire carbonizzato (v. AsiaNews.it del 04.09.2008 e AsiaNews.it del 05.02.2009). A marzo di quest’anno la scena si è ripetuta: fiamme appiccate una seconda volta all’orfanotrofio, la struttura viene distrutta ma per fortuna nessun morto (v. AsiaNews.it del 27.03.2009).
 
Intervistato da AsiaNews afferma: “È solo per grazia di Dio che oggi sono vivo. Come un padre amorevole egli mi ha salvato perché possa testimoniare il suo nome. La sua immensa compassione mi ha riportato alla vita dopo gli eventi di undici mesi fa”.
 
I suoi 25 anni di ordinazione cadono nell’Anno sacerdotale indetto dal Papa. Che significato ha per lei questa coincidenza?
Sono certo che Dio ha posto certi avvenimenti nella mia vita come segno della chiamata a testimoniare la dedizione alla missione della Chiesa e per la causa della Chiesa. Un sacerdote è chiamato ad essere l’alter Christus. Cristo ha sofferto la tortura, l’umiliazione e noi sacerdoti siamo ordinati per servire seguendo i suoi passi. Lui si è esposto a tutto, ai sacrilegi, alla blasfemia ed anche alla fredda indifferenza di tante persone. Ha accettato tutto questo per offrire anche ad un solo uomo la possibilità di sentire il battito del suo cuore nelle ferite subite. Questa è l’identità del sacerdote: uno strumento diretto e quotidiano della grazia che Cristo ha conquistato per noi. Ed io sono benedetto e privilegiato per il fatto di poter condividere in piccola parte le sofferenze che egli ha patito. Non ho perso nulla, anche le persecuzioni sono solo un guadagno, un guadagno incalcolabile.
 
Come hanno inciso le persecuzioni subite sulla sua vocazione?
L’anno passato è stato un percorso spirituale ed un rinnovamento della mia vocazione sacerdotale. Un prete è ordinato per identificarsi con Cristo che porta la croce ed è crocifisso. Sono chiamato a vivere ogni giorno il valore incomparabile della sua chiamata, un carattere che è stato stampato nella mia anima e non perderò mai. L’insegnamento ricevuto dalle labbra di Gesù non cambia. Lui è venuto per abbattere i muri che separano gli uomini e risvegliare i loro cuori. È venuto per stabilire un regno di pace, giustizia, verità e rivestire i disprezzati della dignità che è di ogni uomo.
 
Quest’anno ricorre un altro anniversario per lei: i 10 anni di lavoro a Padampur. Anche questa è una coincidenza?
Nei 10 anni spesi a Padampur ho lavorato tra i lebbrosi per cercare di ottenere giustizia sociale per loro, metterli in grado di autosostenersi attraverso l’educazione. Ho smascherato l’odio di chi li ha costretti a lavorare come schiavi e mi sono messo al servizio degli emarginati per mostrargli amore e affermare la loro dignità. Anche per questo sono diventato obiettivo di odio. Come dice il vangelo di Giovanni: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me”. Il Signore mi ha mostrato che con la forza della sua Grazia posso continuare a servire il popolo e i preti possono fare molto per il bene della società: promuovere l’amore tra i vicini, riconciliare gli uomini con Dio, costruire ponti di pace, comprensione, tolleranza e comunione tra i popoli e le comunità. Gesù ha detto: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. I sacerdoti sono chiamati a portare l’amore di Dio agli uomini. Come ha fatto Madre Teresa che ha servito i più poveri tra i poveri, pulendo le loro piaghe infestate dai vermi, portando il sorriso sul viso di bisognosi ed emarginati e non discriminando mai nessuno in base alla sua casta e religione.
 
Sull’invito per la messa del 25° di ordinazione ha scritto che sua madre “ha ragione di rallegrarsi”. Perché? 
Mia madre è stata un’immensa fonte di energia e mi ha sostenuto soprattutto lungo questo anno. Ora ha 83 anni e ha sofferto e pianto quanto sono stato assalito dai fondamentalisti. Ha raccolto la famiglia, gli amici ed i vicini per recitare il rosario per la mia guarigione. È rimasta traumatizzata da quanto mi è successo, ma non mi ha mai chiesto di sospendere la mia missione e mi continua a ripetere che io sono un sacerdote per sempre. Era ansiosa di riavermi indietro sano salvo dopo le violenze e ora è molto contenta che possa celebrare il mio giubileo d’argento di sacerdozio nella chiesa di Nostra Signora del Rimedio a Kirem.
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