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» 26/06/2009 12:15
BANGLADESH
P. Paolo Ballan, dialogo della carità con i musulmani
di William Gomes
Il missionario del Pime è arrivato a Dhaka nel 2005. Nella sua parrocchia operano un centro di accoglienza per i poveri ed una scuola elementare. Sono luoghi di incontro e dialogo con la popolazione a maggioranza islamica, ma anche “una scuola di preghiera e di amore per i parrocchiani”.

Dhaka (Asia News) - “Nessuno ci veniva in aiuto. Lui invece ha soccorso il mio bambino e non ha voluto nulla in cambio. Per me è davvero un padre”. Jamila Begum è una donna musulmana. Il “padre” di cui parla è un sacerdote cattolico, p. Paolo Ballan, missionario del Pime in Bangladesh dal 2005. Lo ha conosciuto grazie ad un altro sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere che ha incontrato Jamila nel suo villaggio e l’ha mandata a Dhaka certo che il suo confratello poteva aiutarla. Noyan, il figlio 12enne della donna era malato, p. Ballan lo ha accolto e curato.
 
Di storie come quella di Jamila e Noyan p. Ballan potrebbe raccontarne molte da quando è arrivato nella parrocchia dedicata a Maria Regina degli Apostoli. La chiesa è stata costruita nel 1994 nel quartiere di Mirpur, una delle zone più popolate della capitale. È immersa in una realtà musulmana la cui presenza è segnalata dai minareti delle tante moschee che sovrastano la chiesa.
 
Il rapporto con il mondo islamico è all’ordine del giorno per i missionari del Pime in un Paese come il Bangladesh dove più dell’85% degli oltre 140milioni di abitanti si professa musulmano. P. Ballan racconta ad AsiaNews che ogni gesto ed ogni opera sono un’occasione di incontro. A partire dal centro di accoglienza per i poveri aperto sul retro della chiesa dove “arrivano poveri da tutto il Paese mandati dai sacerdoti del Pime e da altri religiosi”. Nel centro ricevono gratuitamente assistenza sanitaria e cibo.
 
Bonkim Munda, un giovane indigeno giunto a Dhaka, parla di p. Ballan come “di un angelo di Dio” che lo ha salvato da un destino di abbandono. Ma il sacerdote spiega che il centro non è solo un’occasione per aiutare i poveri. “È anche una scuola di preghiera e di amore per i parrocchiani”. Sono soprattutto i ragazzi a coinvolgersi come volontari nell’attività caritativa del centro. P. Ballan racconta che “sono stati i più giovani ad organizzare le donazioni di sangue in cui hanno coinvolto tutti gli altri parrocchiani. Tutti hanno risposto all’invito ed è stata l’occasione per esprimere il proprio amore verso i vicini senza distinzione di religione tra cristiani e musulmani”.
 
Il missionario del Pime racconta che “talvolta le persone che assistiamo si presentano da sole alla messa della domenica per pregare per la loro guarigione”. Come il centro, anche la scuola elementare aperta presso la parrocchia offre la possibilità di incontro con famiglie musulmane. Buona parte dei 350 bambini che la frequentano sono figli di genitori islamici. Per le madri e i padri dei piccoli studenti il quotidiano rapporto diventa occasione di conoscenza e amicizia.
 
La presenza dei missionari e delle suore nel quartiere raccoglie l’attenzione di molti giovani “per cui ogni anno vengono organizzati 10 incontri - spiega p. Ballan - in cui cerchiamo di aiutarli a riconoscere la loro vocazione al matrimonio o alla vita religiosa”. Negli ultimi anni a questi appuntamenti hanno partecipato circa 400 ragazzi. Due di loro hanno chiesto di entrare in seminario, un fatto che il missionario del Pime indica come “segno della stima e dell’apertura” con cui è accolta l’opera che da anni i sacerdoti compiono a Dhaka e in molte città e villaggi del Paese.
 
La presenza del Pime in Bangladesh risale a metà dell’800 e le prime missioni iniziarono la loro opera quando il Paese era ancora parte dell’India. Oggi i missionari del Pontificio Istituto Missioni Ester sono presenti nelle diocesi di Dhaka, Dinajpur e Rajshahi dove sono impegnati in opere di carità, centri di formazione e attività pastorali.

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