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  • » 26/05/2017, 11.50

    ISRAELE

    P. Piotr Zelazko: Nel sud di Israele, il dialogo fra le fedi ‘spinge verso l’altro, non verso l’odio’



    L’”Iniziativa interreligiosa del Negev” è un’organizzazione fondata da rappresentanti delle tre religioni monoteistiche. All’origine, l’intuizione di due donne: il dialogo come strumento di pace. Attività con i giovani, in scuole, librerie e università. Le religioni sono la “soluzione” e non la “causa” del conflitto.

    Beersheba (AsiaNews) – “La religione non è causa del conflitto. La religione, la vera religione, porta soluzioni, spinge verso l’altro non verso l’odio”. Con queste parole, p. Piotr Zelazko, parroco di Beersheba nel sud di Israele, descrive ad AsiaNews il messaggio che l’”Iniziativa interreligiosa del Negev” cerca di diffondere con le sue attività.

    P. Zelazko, insieme al rabbino Mauricio Balter e Sheyk Jamal Alumbra della moschea di Rahat, è fra i fondatori dell’opera: “Le persone sono abituate a vedere un rabbino partecipare alla messa di Natale, o un prete alla sinagoga durante le grandi feste. È una cosa solita che essi si incontrino in una moschea con un gruppo di giovani”.

    L’iniziativa è la risposta alle tensioni esplose dopo la sparatoria alla stazione di Beersheba, il 18 ottobre 2015: “Mentre nel Paese la tensione cresceva, le persone hanno cominciato a chiedersi cosa potessero fare. Persone comuni, non politici”.

    Due donne, Amirit Rosen e Roxana Omer, scelsero il dialogo come strumento di pace: “Hanno preso loro l’iniziativa, non solo di ‘pensare’, ma ‘agire’. Hanno invitato rabbini, leader islamici e anche me, un prete cattolico, a incontrarci. Volevano che condividessimo, che ci conoscessimo. È stata una bellissima idea. Abbiamo cominciato ad incontrarci ogni mese all’università di Beersheba, e poi a organizzare incontri per le nostre comunità in moschee, sinagoghe, chiese. Siamo diventati amici e insieme abbiamo iniziato diversi progetti, organizzazioni, incontri”.

    Una delle attività primarie è l’educazione religiosa nelle scuole ai ragazzi del 12mo grado [ultimo anno di liceo ndr] con la cooperazione del Ministero dell’educazione e il Ministero delle scuole religiose: rappresentanti religiosi intervengono nelle scuole, sia ebraiche che musulmane, per parlare delle soluzioni possibili al conflitto, diffondendo il messaggio che la fede è tolleranza, pace e coesistenza.

    Inoltre, c’è un corso semestrale all’università Ben Gurion di Beersheba, in cui musulmani ed ebrei studiano insieme la Bibbia e il Corano. In biblioteche pubbliche e altri istituti di cultura, istruzione e arte si stanno svolgendo dibattiti e presentazioni con i rappresentanti ebraici, cristiani e musulmani per discutere sulle occasioni e le sfide della società variegata d’Israele.  Quest’ultimo è molto importante, racconta p. Zelazko, “perché c’è la possibilità di fare domande, aprire un dibattito”.

    L’ultimo evento a cui p. Zelazko ha partecipato, lo scorso 18 maggio, è stato l’incontro con circa 40 futuri direttori dell’educazione presso la moschea di Rahat, Al-Nur. Rappresentanti dell’islam, dell’ebraismo e cristiani hanno discusso le sfide di una società multi-religiosa, puntando l’attenzione sull’educazione per la tolleranza e pace.

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