19/02/2011, 00.00
MEDIO ORIENTE
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Pace Blu: solo la cooperazione può salvare il Medio Oriente dal problema dell’acqua

Uno studio indiano, commissionato da Svizzera e Svezia, è giunto alla conclusione che i sette Paesi interessati saranno obbligati ad accordarsi per progetti di gestione globale. Colloqui segreti fra Siria e Israele per le acque del Golan e del lago di Tiberiade.
Ginevra (AsiaNews/Agenzie) – Un istituto indiano, lo Strategic Foresight Group, ha studiato per conto dei governi svizzero e norvegese la situazione e le prospettive delle risorse di acqua dolce di sette Paesi del Medio Oriente. Ed è giunto alla conclusione che i sette Paesi interessati saranno obbligati ad arrivare a una serie di accordi per risolvere i loro problemi. Il ministro degli Esteri svizzero, Micheline Calmy-Rey, ha dichiarato che il rapporto, “Pace Blu”, “giunge a una conclusione  allarmante: cinque dei sette Paesi considerati sperimentano una situazione di scarsità, e il flusso dei fiumi maggiori è calato dal 50% al 90% dal 1960”. Ed ha aggiunto: “In futuro, la principale risorsa geopolitica del Medio Oriente sarà più l’acqua del petrolio”.
 
L’impatto è più forte nei mesi asciutti. La maggior parte dei fiumi in Turchia scaricano metà della loro portata in tre o quattro mesi “umidi” e il resto nei mesi asciutti. In Siria, Libano e Iraq il rapporto fra mesi umidi e mesi secchi è spesso 30:70. Per quel che riguarda il Giordano, il fiume non esiste quasi per metà dell’anno. I diplomatici svizzeri hanno dichiarato che hanno già cominciato a fare un’operazione di lobbying per creare un consiglio di cooperazione che coinvolga Turchia, Iraq, Siria e Giordania.
 
In generale il rapporto dello Strategic Foresight Group sostiene che il fiume Giordano e il Barada, la zona di fonti acquifere fra Israele e i Territori occupati, e il Mar Morto, che stanno svuotandosi a un ritmo veloce potrebbero essere “ringiovaniti”. Mentre l’Eufrate, il Tigri, il Litani, il lago di Tiberiade e il Kabir potrebbero essere messi in condizione di sopportare il cambio climatico. E la cooperazione diventerà, secondo il rapporto, l’unica strada.
 
D’altronde le soluzioni tecniche unilaterali, come quelle adottate da Israele “funzioneranno al massimo per un decennio, ma Israele dovrà cercare fonti esterne e una cooperazione regionale entro il 2020 per assicurarsi una sicurezza nel settore dell’acqua dolce”. Il rapporto ricorda che già qualcosa si sta muovendo in questo senso. Israele e Siria, segretamente “hanno cercato di raggiungere un accordo in molte occasioni” per la gestione delle acque, e in particolare per il Golan e il lago di Tiberiade.
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