02/02/2006, 00.00
Pakistan
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Pakistan, la stampa cattolica: "Sempre meno libertà"

di Qaiser Felix

Arcivescovo di Lahore: "I media devono assumere il ruolo che gli compete, altrimenti perdiamo la battaglia per l'educazione". Relazioni su libertà religiosa, di stampa, diritti delle minoranze.

Lahore (AsiaNews) – Libertà religiosa e di informazione, diritti delle minoranze e delle donne, oltre all'impegno della stampa cattolica nei Paesi del Sud-Est asiatico, sono stati gli argomenti più discussi durante una settimana di incontri e seminari organizzati dall'Unione della stampa cattolica internazionale (Ucip). Hanno partecipato all'incontro, che si è svolto a Lahore a fine gennaio, oltre ai pakistani padroni di casa, 5 delegati dallo Sri Lanka, 3 dal Nepal e 3 dal Bangladesh: erano attesi diversi giornalisti indiani, che non hanno ottenuto il visto ed hanno dovuto rinunciare.

I relatori che si sono alternati hanno parlato di giornalismo cattolico, politica, minoranze religiose, situazione delle donne, leggi discriminatorie, la tragedia di Sangla Hill, il sistema educativo e il rapporto fra media e democrazia. La maggioranza dei partecipanti ha denunciato una minore libertà religiosa e la limitazione del ruolo della stampa nel Paese.

L'arcivescovo di Lahore, mons. Lawrence Saldanha (presidente della Commissione episcopale per le comunicazioni sociali) ha inaugurato il programma ed ha parlato del ruolo del giornalismo cattolico. "In Pakistan – ha detto il prelato - vi sono 1,2 milioni di cattolici, circa il 2,2 % della popolazione cristiana, il 75 % di questi sono analfabeti ed il restante 25 % non sono molto interessati a questo tipo di educazione sociale". "Per questo – continua mons. Saldanha – è molto difficile far partire un qualunque tipo di giornale cattolico: non abbiamo scrittori, ma neanche avremmo troppi lettori". "In questo modo però - lamenta l'arcivescovo - perdiamo la nostra battaglia per l'educazione: la popolazione aumenta di numero ma il livello della loro educazione andrà sempre diminuendo".

Joseph Chittilappilly, Segretario generale dell'Ucip, è venuto a Lahore per l'incontro dalla Svizzera; ad AsiaNews dice: "I cattolici pakistani sono conosciuti ed apprezzati per il loro impegno nel campo educativo e sanitario, ma c'è bisogno che mostrino questo impegno anche in altri campi". "I giornalisti cattolici – aggiunge – hanno un ruolo vitale in questo senso" anche se, ammette, "la libertà per i media religiosi qui è molto limitata". "Dovete continuare ad incontrarvi – ha detto al termine dell'intervista – e continuare ad organizzare questi tipi di raduni, per riuscire ad ottenere una stampa cattolica migliore e più attiva".

Shafique Jalandhry, capo del Dipartimento comunicazioni di massa dell'Università del Punjab, ha voluto sottolineare che "i media in Pakistan non giocano il ruolo che dovrebbero avere. La legge e la situazione dell'ordine sociale, nella nazione, sono in pessimo stato: gli avvocati corrotti sono divenuti giudici e questi giudici vengono comprati per pronunciare verdetti a comando". Per Jalandhry è proprio la corruzione dell'amministrazione "l'ostacolo principale allo sviluppo ed alla prosperità della popolazione del Pakistan".

Khalid Tahir, avvocato, ha esaminato invece la questione delle donne. "Le donne, soprattutto di bassa estrazione sociale – ha detto nel suo intervento – sono vittime di numerose discriminazioni e vivono una misera vita. Oltre il 90 % delle donne è oggetto di discriminazioni e violenze da parte della società pakistana, dominata dagli uomini e improntata sul modello feudale". "Come avvocato – ha aggiunto Tahir – ho in prima persona l'amara esperienza di una legge che, quando si parla di questi argomenti, diviene vaga, non chiara, inapplicabile e incapace di rendere giustizia".

Padre Bonnie Mendes, direttore del Centro per lo sviluppo umano, ha spiegato la storia della legislazione discriminatoria che regna in Pakistan: "Abbiamo molte leggi infelici, come quelle sulla blasfemia, le ordinanze Hudood e le leggi di compensazione Qisas e Diyat". P. Mendes chiede "una legislazione più equa" e "l'immediata abrogazione delle leggi discriminatorie. Per fare questo, serve l'aiuto dei media di tutto il mondo".

"Nel Paese – dice il professore Mehdi Hasan – la gente comune non ha libertà di espressione o la libertà di conoscere ciò che più interessa, così come non ha il diritto di sapere la verità. Chi deve vigilare su questi temi, fa in modo che tutto vada come desidera, non come dovrebbe essere". "La politica e la religione – sottolinea Hasan – sono due materie differenti e lo Stato non ha il diritto di questionare sulle scelte individuali in materia religiosa. Lo Stato ha invece il dovere di garantire uguali possibilità ed opportunità di sviluppo a tutti i suoi cittadini, senza guardarne il credo".

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