13/01/2017, 13.11
PAKISTAN
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Pakistan, premier esalta l’armonia interreligiosa. Ricorda ahmadi e altre minoranze

di Kamran Chaudhry

Nawaz Sharif ha affermato che il Paese verrà riconosciuto come “amico delle minoranze”. La comunità musulmana di confessione ahmadi è considerata eretica dall’islam sunnita e sciita. A dicembre è stato attaccato un antico luogo di culto ahmadiyya. Il governo dei Sindh ha respinto la legge contro le conversioni forzate. Proteste nel giorno del ricordo dell’assassinio di Salman Taseer.

Lahore (AsiaNews) – Mentre il 2016 è terminato con una nota sconfortante per le minoranze religiose in Pakistan, il nuovo anno sembra portare loro buone notizie, in particolare dopo il recente discorso del primo ministro Nawaz Sharif. L’11 gennaio, durante una cerimonia al Katas Raj Temple nel distretto di Chakwal (nella provincia del Punjab), egli ha infatti affermato: “Il Pakistan sarà più forte e guadagnerà una buona reputazione servendo le minoranze e Allah sarà soddisfatto. Non è lontano il giorno in cui il Pakistan verrà riconosciuto sul piano internazionale come un Paese amico delle minoranze…dobbiamo dare alle minoranze i propri diritti, non solo riconoscerle ma anche trattarle con compassione. Ciò fa parte della nostra fede”. “Sono esterrefatto – ha continuato – di come alcune nostre persone interpretino la fede e degli insegnamenti carichi di odio che alcuni ulema pronunciano contro le altre religioni. Siamo tutti uguali – musulmani, indù, sikh, cristiani – anche coloro che appartengono ad altre religioni. Siamo una cosa sola”.

La condanna del premier contro la persecuzione religiosa di sicuro ha attirato l’attenzione dei 190 milioni di cittadini pakistani, ma ciò che assume ancora più rilevanza è la sua visita personale ad Katas Raj. Si tratta del tempio indù più sacro del subcontinente asiatico e si trova a pochi chilometri di distanza da Dar ul Zikr, un luogo di culto Ahmadiyya, attaccato da più di mille musulmani sunniti esattamente un mese fa.

L’attacco nel giorno della nascita del profeta Maometto è costato la vita ad un fedele di 65 anni (stroncato da un arresto cardiaco), l’arredamento è stato bruciato, le pareti del complesso – antiche centinaia di anni – sono state danneggiate dai proiettili e dal lancio di pietre. Lo stesso giorno circa 600 ahmadi sono fuggiti dal villaggio di Dulmial. Le famiglie che hanno fatto ritorno ora lamentano di essere vittime di un boicottaggio sociale.

Sono rimasto sorpreso nel leggere la reazione del vice commissario del distretto, che la scorsa settimana ha dichiarato al The Express Tribune che il governo non può fare nulla per fermare il boicottaggio sociale. Gli agenti di polizia da soli non possono riportare la pace dopo un conflitto. La Costituzione della Repubblica islamica stabilisce in modo chiaro che misure adeguate devono essere accordate alle minoranze, in modo che esse siano libere di professare e praticare la propria religione e sviluppare la propria cultura.

Purtroppo queste “misure adeguate” non sono mai state applicate agli ahmadi, fin da quando essi nel 1974 sono stati dichiarati “non musulmani” da parte dell’Assemblea nazionale. Tutti gli apparati di Stati, compresi il sistema giudiziario e i media, hanno abbandonato la comunità. Sono stati chiusi i programmi televisivi che tentavano di sollevare la questione delle sofferenze degli ahmadi.

Ma ciò che più addolora è quando un legislatore tenta di aiutare le minoranze e poi ritratta. Ciò è accaduto di recente quando il governo della provincia del Sindh (nel sud-est del Pakistan) ha respinto la legge che punisce le conversioni forzate con il carcere e persino con l’ergastolo. La resa del governo alla pressione dei gruppi islamici accresce la delusione tra i leader delle minoranze.

Un altro esempio di tutto ciò si è osservato la scorsa settimana per le strade di Lahore, quando ingorghi, proteste e petardi hanno segnato la cerimonia per il sesto anniversario della morte di Salman Taseer, ex governatore del Punjab del Pakistan People’s Party (Ppp). Taseer è stato assassinato per aver difeso Asia Bibi, la donna cattolica condannata a morte per blasfemia.

Jehan Ara Wattoo, capo addetto stampa del Ppp, ha dichiarato: “Il blocco di Lahore a causa di gruppi estremisti è una grave preoccupazione per i liberali. Noi ci eravamo riuniti per condannare la violazione dei diritti delle minoranze. Vogliamo un Pakistan progressista e pacifico”.

Nessun discorso, da solo, può garantire un Paese “progressista e pacifico”. Lo Stato deve disporre “misure adeguate” per garantire la sicurezza dei suoi cittadini. Nonostante le buone intenzioni, il governo non può revocare leggi approvate in nome dell’islam. D’altro canto, può fare leggi per proteggere gli ahmadi o le ragazze indù. Può dare applicazione al National Action Plan, redatto di recente, e punire i manifestanti violenti che in modo aperto hanno pronunciato discorsi di odio a Lahore. Può coinvolgere i leader islamici più intransigenti nei comitati interreligiosi, portandoli così all’attenzione pubblica.

I critici di Sharif affermano che la maggior parte degli attacchi contro i cristiani sono avvenuti sotto il suo regime. Altri concordano sul fatto che egli abbia avviato un cambiamento nei cuori, da quando è tornato al potere per il terzo mandato come premier.

I leader ecclesiastici sono stati molto contenti di vedere gli auguri del governo per il periodo del Natale nelle principali strade di Lahore. Molti sacerdoti mi hanno riferito che il numero degli striscioni a favore dei cristiani è stato molto più alto nel 2016. Per la prima volta dopo 10 anni si è svolta la tradizionale parata di Natale nella capitale del Punjab.

La visita di Sharif nel distretto diviso dai conflitti non significa nulla se non porta ad un cambiamento nella situazione degli ahmadi locali. Egli è anche il primo ministro degli ahmadi pakistani.

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