17/02/2016, 11.22
PAKISTAN
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Pakistan: cristiani e musulmani divisi sui “sermoni di Stato”

di Kamran Chaudhry

L’Assemblea provinciale del Sindh vuole introdurre una legge per controllare le predicazioni degli ulema. I sermoni saranno diffusi solo se approvati prima dal governo. Tutti i partiti islamici si oppongono. La Chiesa cattolica sottolinea i pro e i contro. “La nuova legge metterà un freno al settarismo”, ma “in futuro potrebbero chiedere di registrare anche le omelie”.

Lahore (AsiaNews) – La Chiesa cattolica del Pakistan ha accolto con sentimenti contrastanti la proposta di legge presentata nella provincia del Sindh, secondo la quale i sermoni della preghiera islamica del venerdì saranno posti sotto stretto controllo dello Stato. P. Abid Habib, dell’Associazione dei Superiori maggiori e membro della Commissione Giustizia e pace, dichiara ad AsiaNews: “È necessario che i leader religiosi pongano più attenzione in quello che predicano durante gli accesi sermoni del venerdì, ma la nuova legge non mi convince del tutto. In futuro il governo potrebbe chiederci di registrare le omelie alla stazione di polizia. L’unica cosa di cui abbiamo bisogno è che gli imam di tutte le moschee del Paese vengano educati”.

Se da una parte la Chiesa cattolica è scettica, i musulmani del Pakistan hanno rigettato in pieno la proposta di legge. I partiti islamici hanno condannato la decisione dell’Assemblea provinciale del Sindh di presentare il Juma Khutba (Sermone del venerdì) Bill, che consentirà la predicazione solo se il testo è stato approvato il via preventiva dal governo.

Nel presentare la normativa, Abdul Qayum Soomro, consigliere del chief minister di Sindh per gli affari religiosi, ha detto: “Nessun khateeb (predicatore) avrà il permesso di fare discorsi provocatori. Questa proposta è importante per placare l’odio e sostituirlo con l’armonia religiosa”.

La nuova normativa verrà applicata solo nella provincia, una delle tre che compongono il Paese. Coloro che criticano le forme di militanza in nome della religione hanno spesso citato le preghiere del venerdì come delle occasioni per radunare estremisti esaltati. La Jumu’ah, la preghiera comune del venerdì, è considerata a volte collegata alle ondate di tensione tra cristiani e musulmani. Per esempio nella provincia del Punjab, diversi incidenti ai danni dei cristiani sono stati attribuiti al raduno del venerdì.

Muhammad Asim Makhdoom, segretario per l’informazione del Jamiat Ulema-e-Islam, partito religioso islamico, ritiene che “la nuova legge diffonderà l’anarchia”. Il Corano – commenta ad AsiaNews – “invoca la pace. Ma sembra che il governo voglia forzare il passaggio della norma. Essa mette l’islam in discussione e quindi deve essere evitata. Gli ulema non saranno mai d’accordo”.

Infine mons. Samson Shukardin, vescovo di Hyderabad, evidenzia i risvolti positivi della legge. Il prelato conclude: “Essa aiuterà ad alleviare la tensione prevalente nel Paese, ma deve essere la stessa in tutte le province. Il controllo del governo impedirà ai religiosi di parlare l’un contro l’altro e metterà un freno al settarismo”.

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