13/01/2014, 00.00
PAKISTAN
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Pakistan: giovani cristiani e musulmani "ambasciatori di pace e tolleranza"

di Shafique Khokhar
È l’impegno assunto dai partecipanti alla Marcia che si è tenuta ieri organizzata dalla Commissione Giustizia e Pace. All’evento hanno aderito almeno 800 ragazzi e ragazze provenienti da tutto il Punjab e di fede religiosa diversa. L’unità della nazione passa attraverso “unità e armonia” fra le sue diverse anime.

Lahore (AsiaNews) - La lotta al terrorismo non deve dimenticare le vittime che hanno sacrificato la propria vita per il Pakistan e quanti - disabili, vedove, orfani, famiglie spezzate - hanno subito gravi danni e perdite terribili negli attentati e nelle violenze di matrice fondamentalista. È quanto hanno chiesto i "giovani ambasciatori" che hanno preso parte alla Marcia dei giovani per la pace, tenuta ieri a Lahore (nel Punjab) sotto l'egida della Commissione nazionale Giustizia e Pace (Ncjp) della Conferenza episcopale pakistana al Saint Anthony College. "Il dolore delle vittime - hanno gridato a gran voce i presenti - deve essere il nodo centrale di ogni dialogo" di pace e devono beneficiare di una opportuna rappresentanza "nei processi" all'interno delle aule di tribunale. 

Nei giorni scorsi il Paese ha reso omaggio alla memoria di due cittadini, un giovane studente e uno dei massimi esperti dell'antiterrorismo, vittime di due diversi attacchi di matrice fondamentalista islamica. Rivolgendosi alla folla p. Emmanuel Yousaf Mani, direttore nazionale Ncjp, Irfan Mufti, vice-direttore di South Asia Partnership-Pakistan (Sap-Pk) e Peter Jacob, segretario esecutivo Ncjp, hanno invitato i giovani a farsi carico della "responsabilità" di rispondere alla realtà attuale e diventare agenti attivi di pace.  

Irfan Mufti ha sottolineato il bisogno di "unità" e della fine delle discriminazioni basate sulla "casta, colore o fede religiosa", fattori indispensabili per una pace duratura. Peter Jacob (nella foto) ha aggiunto che il ruolo delle nuove generazioni è "cruciale" nella promozione della pace. "Il Pakistan non può permettersi - ha aggiunto - di commettere errori ideologici o strategici, mentre si cerca di costruire la pace".  Al contempo è necessario instillare il principio "della giustizia" per favorire riforme istituzionali e strutturali. Infine, p. Mani ha ricordato il bisogno di lavorare "in armonia" per un "Pakistan migliore". 

Alla manifestazione hanno aderito almeno 800 giovani provenienti da varie zone del Punjab (Bahawalpur, Faisalabad, Gujranwala, Khanewal, Lahore, Multan, Nankana Sahib, Peshawar, Rahim Yar Khan, Rawalpindi, Islamabad, Sahiwal e Okara) e di fede religiosa diversa. Erano presenti fra gli altri cristiani, musulmani, indù, sikh; molti i cartelli, gli slogan e i simboli di pace mostrati nel corso della giornata. Alla fine i partecipanti hanno sottoscritto un giuramento comune: diventare ambasciatori di pace e promuovere la tolleranza ciascuno nel proprio luogo di origine. 

Con più di 180 milioni di abitanti (di cui il 97% professa l'islam), il Pakistan è la sesta nazione più popolosa al mondo ed è il secondo fra i Paesi musulmani dopo l'Indonesia. Circa l'80% è musulmano sunnita, mentre gli sciiti sono il 20% del totale. Vi sono inoltre presenze di indù (1,85%), cristiani (1,6%) e sikh (0,04%). Violenze, abusi o episodi di discriminazione contro le minoranze etniche o religiose si verificano in tutto il territorio nazionale, in particolare i cristiani da tempo obiettivo dei fondamentalisti islamici. Decine gli episodi di violenze, fra attacchi mirati contro intere comunità - come avvenuto a Gojra nel 2009 o alla Joseph Colony di Lahore del marzo scorso - o abusi contro singoli individui, spesso perpetrati col pretesto delle leggi sulla blasfemia. 

 

 

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