18/12/2009, 00.00
PALESTINA
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Palestinesi "disillusi e disgustati” dai dissidi tra Hamas e Fatah

Il giornalista Samir Qumsieh: “Non si capisce dove stiamo andando”e “ogni giorno succedono molte cose, ma non cambia niente”; “sembra di essere in un vicolo cieco” : La comunità cristiana è quella che soffre di più dalla paralisi.
Betlemme (AsiaNews) - “La popolazione è stanca e disgustata da questa situazione ridicola, per non dire tragica”. Samir Qumsieh, cristiano cattolico, editore-direttore dell’emittente privata Al-Mahed Nativity Tv, descrive così ad AsiaNews lo stato d’animo della stragrande maggioranza dei palestinesi oggi.
 
Qumsieh parla di “paralisi” e di “una situazione complessa che non finirà presto”. Da un lato ci sono i dissidi interni al mondo palestinese: il braccio di ferro tra Hamas e Fatah, il rinvio delle elezioni, l’estensione della presidenza di Mahmud Abbas. Dall’altro lo stallo dei rapporti con Israele, l’ampliamento degli insediamenti ebraici a Gerusalemme est e nella West Bank, il tira-e-molla sulla liberazione del soldato israeliano Gilad Shalit in cambio di prigionieri.
 
“È vero che ad Israele fa comodo lo scontro interno al mondo palestinese per giustificare l’opposizione alla soluzione dei due Stati”, dice il direttore di Al-Mahed Nativity Tv, “ma è anche vero che lo stesso si può dire di Hamas per cui non riconciliarsi con Fatah equivale a poter fare il bello e il cattivo tempo a Gaza”.
 
Per Qumsieh prolungare la presidenza di Abbas a capo dell’Autorità Nazionale Palestinese è “l’unica soluzione possibile per evitare un vuoto di potere, ma non offre prospettive per il futuro”. “Ogni giorno - dice - succedono molte cose, ma non cambia niente”.
 
E aggiunge: “Ci sono troppe dispute in corso e le previsioni sono pessimistiche”. Mentre si avvicina il Natale e le celebrazioni per il nuovo anno, l’aria che si respira nei Territori è segnata da “disgusto” e “rassegnazione”. “Ci sono tanti bisogni ed ai soliti problemi continuano ad aggiungersene altri. Il muro, la mancanza di lavoro, le difficoltà a muoversi sono pesi ancor più gravi davanti ad una situazione così incerta”.
 
Tutta la popolazione soffre “perché non si capisce dove stiamo andando, sembra di essere in un vicolo cieco” . La comunità che soffre di più questa “situazione di paralisi” è quella cristiana. Qumsieh sottolinea che le scritte contro i cristiani apparse a Gerusalemme (vedi AsiaNews, 12/12/2009, “’Morte ai cristiani’: scritte ebraiche vicino al Cenacolo a Gerusalemme”) sono solo l’ultimo esempio di una pratica ormai quasi quotidiana.
 
“Non si deve mai dimenticare – dice il giornalista – che per gli israeliani noi siamo arabi, mentre per gli arabi siamo cristiani. Siamo sempre qualcosa d'altro e quindi restiamo sempre schiacciati in mezzo alle due comunità principali ed esposti alle loro frange più estreme”.  Qumsieh ricorda che se a Gerusalemme appaiono graffiti osceni contro Gesù e scritte in ebraico contro i cristiani, a Gaza la comunità si è via via assottigliata negli anni “e non solo per colpa dell’embargo imposto da Tel Aviv sulla Striscia ”.
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