04/10/2021, 13.22
VATICANO
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Papa: COP26, urgente agire contro i ‘semi dei conflitti’ che feriscono l’uomo e l’ambiente

Appello di esponenti delle religioni mondiali. A firmare, oltre alle confessioni cristiane, esponenti islamici sia sunnita che sciita, ebraici, indù, sikh, buddisti, confuciani, taoisti, zoroastriani e giainisti. Adottare comportamenti e azioni modellati sulla “interdipendenza” e la “corresponsabilità” e soprattutto sul reciproco “rispetto”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Adottare comportamenti e azioni modellati sulla “interdipendenza” e la “corresponsabilità” e soprattutto sul reciproco “rispetto”, per contrastare quei “semi dei conflitti” quali avidità, indifferenza, ignoranza, paura, violenza che provocano ferite tanto nell’uomo, quanto nell’ambiente.

E’ il messaggio che viene dall’Incontro ‘Fede e scienza: verso COP26’ rivolto alla 26ma conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici - COP26, che si svolgerà a Glasgow, in Scozia, dal 31 ottobre al 12 novembre. L’incontro, promosso dalle ambasciate di Gran Bretagna e di Italia presso la Santa Sede insieme alla Santa Sede, si tiene la mattina in Vaticano, nell’Aula della Benedizione, e il pomeriggio all’ambasciata italiana e vede riuniti religiosi e scienziati provenienti da tutto il mondo, tra i quali il grande imam di al-Azhar, Ahmad al-Tayyeb, massima autorità religiosa sunnita, e il patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo, oltre ad Alok Kumar Sharma, presidente designato della COP26, al quale è stato consegnato l’appello firmato dai partecipanti.

“Nel mondo tutto è intimamente connesso”, ha affermato Francesco nel discorso che ha consegnato – “perché tutti parlino”, ha spiegato. “Non solo – ha aggiunto - la scienza, ma anche le nostre fedi e le nostre tradizioni spirituali mettono in luce questa connessione esistente tra tutti noi e con il resto del creato”. “L’incontro di oggi, che unisce tante culture e spiritualità in uno spirito di fraternità – ha detto ancora - non fa che rafforzare la consapevolezza che siamo membri di un’unica famiglia umana: abbiamo ciascuno la propria fede e tradizione spirituale, ma non ci sono frontiere e barriere culturali, politiche o sociali che permettano di isolarci”.

“Riconoscere che il mondo è interconnesso – ha detto poi - significa non solo comprendere le conseguenze dannose delle nostre azioni, ma anche individuare comportamenti e soluzioni che devono essere adottati con sguardo aperto all’interdipendenza e alla condivisione. Non si può agire da soli, è fondamentale l’impegno di ciascuno per la cura degli altri e dell’ambiente, impegno che porti al cambio di rotta così urgente e che va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità”.

“È fondamentale – sottolinea il Papa - l’impegno di ciascuno per la cura degli altri e dell’ambiente”, “che porti al cambio di rotta così urgente e che va alimentato anche dalla propria fede e spiritualità”. “Questo impegno va sollecitato continuamente dal motore dell’amore”, ma “la forza propulsiva dell’amore non viene ‘messa in moto’ una volta per sempre, ma va ravvivata giorno per giorno; questo è uno dei grandi contributi che le nostre fedi e tradizioni spirituali possono offrire nel facilitare questo cambio di rotta di cui abbiamo tanto bisogno”.

“L’amore – prosegue Francesco - è specchio di una vita spirituale vissuta intensamente. Un amore che si estende a tutti, oltre le frontiere culturali, politiche e sociali; un amore che integra, anche e soprattutto a beneficio degli ultimi, i quali spesso sono coloro che ci insegnano a superare le barriere dell’egoismo e a infrangere le pareti dell’io”. “È questa una sfida che si pone di fronte alla necessità di contrastare quella cultura dello scarto, che sembra prevalere nella nostra società e che si sedimenta su quelli che il nostro Appello congiunto chiama i semi dei conflitti: avidità, indifferenza, ignoranza, paura, ingiustizia, insicurezza e violenza”. “Sono questi stessi semi di conflitto che provocano le gravi ferite che infliggiamo all’ambiente come i cambiamenti climatici, la desertificazione, l’inquinamento, la perdita di biodiversità, portando alla rottura di quell’alleanza tra essere umano e ambiente che dev’essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale proveniamo e verso il quale siamo in cammino”.

“Tale sfida a favore di una cultura della cura della nostra casa comune e anche di noi stessi ha il sapore della speranza, poiché non c’è dubbio che l’umanità non ha mai avuto tanti mezzi per raggiungere tale obiettivo quanti ne ha oggi”. “Questa stessa sfida si può affrontare su vari piani; in particolare ne vorrei sottolinearne due: quello dell’esempio e dell’azione, e quello dell’educazione. In entrambi i piani, noi, ispirati dalle nostre fedi e tradizioni spirituali, possiamo offrire importanti contributi. Sono tante le possibilità che emergono, come d’altronde mette in evidenza l’Appello congiunto, in cui si illustrano anche vari percorsi educativi e formativi che possiamo sviluppare a favore della cura della nostra casa comune”.

“Questa cura è anche una vocazione al rispetto: rispetto del creato, rispetto del prossimo, rispetto di sé stessi e rispetto nei confronti del Creatore. Ma anche rispetto reciproco tra fede e scienza, per «entrare in un dialogo tra loro orientato alla cura della natura, alla difesa dei poveri, alla costruzione di una rete di rispetto e di fraternità”.

Nell’Appello si afferma che “è tempo per un’azione urgente, radicale e responsabile”. “Ora è tempo di attivarci in maniera differente come risposta comune. Mentre la pandemia da COVID infuria, il 2021 presenta la sfida vitale di trasformare questa crisi in un’opportunità di ripensare il mondo che vogliamo per noi stessi e per i nostri bambini. Il prendersi cura deve essere al cuore di questa conversione, a tutti i livelli”. Abbiamo “bisogno di cambiare la narrativa dello sviluppo e di adottare un nuovo tipo di economia: un’economia che metta la dignità umana al centro e che sia inclusiva; che sia rispettosa a livello ecologico, che abbia cura dell’ambiente e che non lo sfrutti; che non sia basata sulla crescita illimitata e su desideri smisurati, ma sia un sostegno per la vita; che promuova la virtù della temperanza e condanni la malvagità dell’eccesso; che non sia solo guidata dalla tecnologia, ma sia anche morale ed etica”.

Si chiede alle nazioni più ricche di prendere l'iniziativa, intensificando la loro azione per il clima in patria e sostenendo finanziariamente i Paesi “vulnerabili” per adattarsi e affrontare il cambiamento climatico, “nonché le perdite e i danni derivanti da tale fenomeno”.

“Facciamo appello ai governi affinché elevino le loro ambizioni e la loro cooperazione internazionale per: favorire la transizione verso l’energia pulita; adottare pratiche di uso sostenibile della terra che includano la prevenzione della deforestazione, il recupero delle foreste e la conservazione della biodiversità; trasformare i sistemi alimentari affinché diventino ambientalmente sostenibili e rispettosi delle culture locali; debellare la fame; nonché promuovere stili di vita, modi di consumo e di produzione sostenibili”.

Da parte loro, “i fedeli delle tradizioni religiose” si impegnano, in primo luogo, “a far avanzare la trasformazione educativa e culturale che è cruciale per sostenere tutte le altre azioni” e poi a “intraprendere un’azione ambientale di ampia portata all’interno delle nostre stesse istituzioni e comunità, con le informazioni della scienza e le basi della saggezza religiosa”.

Con il tempo disponibile che si restringe per ripristinare il pianeta, i leader religiosi e gli scienziati chiedono alla comunità internazionale di agire rapidamente. "Stiamo attualmente vivendo – conclude il documento - un momento di opportunità e verità. Preghiamo affinché la nostra famiglia umana possa unirsi per salvare la nostra casa comune prima che sia troppo tardi. Le generazioni future non ci perdoneranno mai se sprechiamo questa preziosa opportunità. Abbiamo ereditato un giardino: non dobbiamo lasciare un deserto ai nostri figli”.

A firmare, oltre alle confessioni cristiane, esponenti islamici sia sunnita che sciita, ebraici, indù, sikh, buddisti, confuciani, taoisti, zoroastriani e giainisti.

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