16/05/2018, 10.31
VATICANO

Papa: Terra Santa, ‘guerra porta guerra, violenza porta violenza' e mai pace

Appello di Francesco che esprime preoccupazione e dolore per “l’acuirsi delle tensioni”. Concludendo il ciclo di catechesi sul Battesimo ha affermato che i bambini hanno il “diritto" di ricevere una educazione cristiana che “tende a guidarli gradualmente a conoscere il disegno di Dio in Cristo: così potranno ratificare personalmente la fede nella quale sono stati battezzati”. Auguri ai musulmani per il Ramadan.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Il Papa è “molto preoccupato” per le violenze di questi giorni in Terra Santa e Medio Oriente, esprime “grande dolore” per le vittime e torna a chiedere di rinnovare l’impegno per il dialogo. Nuovo appello per la pace di Francesco che, al termine dell’odierna udienza generale si è detto “molto preoccupato per l’acuirsi delle tensioni in Terra Santa e in Medio Oriente, e per la spirale di violenza che allontana sempre più dalla via della pace, del dialogo e dei negoziati. Esprimo – ha aggiunto - il mio grande dolore per i morti e i feriti e sono vicino con la preghiera e l’affetto a tutti coloro che soffrono. Ribadisco che non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. Guerra chiama guerra, violenza chiama violenza. Invito tutte le parti in causa e la comunità internazionale a rinnovare l’impegno perché prevalgano il dialogo, la giustizia e la pace”.

A suggerire un altro appello per la “cessazione dei conflitti” era stata, in precedenza, la presenza all’udienza generale di un gruppo di ex-combattenti polacchi della seconda guerra mondiale, giunti per le celebrazioni dell’anniversario della battaglia di Monte Cassino. “Fa tristezza – ha detto, a braccio - ricordare le guerre: secolo scorso due grandi. Non impariamo mai”. “La tragedia della guerra da voi vissuta – ha aggiunto - la forza di spirito, la fedeltà agli ideali e la testimonianza di vita diventino un appello per la cessazione dei conflitti in corso nel mondo e per la ricerca di vie di pace”.

Alla pace, infine, Francesco ha fatto riferimento anche in un “augurio cordiale” rivolto ai musulmani “per il mese di Ramadan che inizierà domani. Che questo tempo privilegiato di preghiera e di digiuno aiuti a camminare sulla via di Dio che è la via della pace”.

In precedenza, nel discorso rivolto alle 25mila persone presenti in piazza san Pietro, il Papa, concludendo il ciclo di catechesi dedicate al Battesimo, ha affermato il “diritto dei bambini” di ricevere una educazione cristiana che “tende a guidarli gradualmente a conoscere il disegno di Dio in Cristo: così potranno ratificare personalmente la fede nella quale sono stati battezzati”.

“Gli effetti spirituali” del Battesimo, aveva detto in precedenza, “invisibili agli occhi ma operativi nel cuore di chi è diventato nuova creatura, sono esplicitati dalla consegna della veste bianca e della candela accesa. Sono segni visibili che manifestano la dignità dei battezzati e la loro vocazione cristiana, così enunciata da san Paolo: «Quanti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3,27; cfr Rm 13,14). Dopo il lavacro di rigenerazione, capace di ricreare l’uomo secondo Dio nella vera santità (cfr Ef 4,24), è parso naturale, fin dai primi secoli, rivestire i neobattezzati di una veste nuova, candida, a similitudine dello splendore della vita conseguita in Cristo e nello Spirito Santo. La veste bianca, mentre esprime simbolicamente ciò che è accaduto nel sacramento, annuncia la condizione dei trasfigurati nella gloria divina. Il mandato di portare questa veste «senza macchia per la vita eterna» (Rito del Battesimo dei Bambini, n. 72) traccia il cammino che, dal fonte battesimale, conduce alla Gerusalemme del cielo. Infatti, il Libro dell’Apocalisse scrive che «il vincitore sarà vestito di vesti bianche» (Ap 3,5)”.

“Che cosa significhi rivestirsi di Cristo, lo ricorda san Paolo spiegando quali sono le virtù che i battezzati debbono coltivare: «Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto» (Col 3,12-14). Anche la consegna rituale della fiamma attinta dal cero pasquale, rammenta l’effetto del Battesimo: «Ricevete la luce di Cristo». Queste parole ricordano che non siamo noi la luce ma Gesù Cristo (Gv 1,9; 12,46), il quale, risorto dai morti, ha vinto le tenebre del male. Noi siamo chiamati a ricevere il suo splendore! Come la fiamma del cero pasquale dà luce a singole candele, così la carità del Signore Risorto infiamma i cuori dei battezzati, colmandoli di luce e calore. Fin dall’antichità il sacramento del Battesimo è detto anche ‘illuminazione’ e i neofiti sono chiamati ‘illuminati’, secondo la parola stessa di Gesù: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Questa è infatti la vocazione cristiana: «camminare sempre come figli della luce, perseverando nella fede» (cfr Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, n. 226; Gv 12,36). Se si tratta di bambini, è compito dei genitori, insieme a padrini e madrine, aver cura di alimentare la fiamma della grazia battesimale nei loro piccoli, aiutandoli a perseverare nella fede (cfr Rito del Battesimo dei Bambini, n. 73). «L’educazione cristiana è un diritto dei bambini; essa tende a guidarli gradualmente a conoscere il disegno di Dio in Cristo: così potranno ratificare personalmente la fede nella quale sono stati battezzati» (ibid., Introduzione, 3)”.

“La celebrazione del Battesimo si conclude con la preghiera del Padre nostro, propria della comunità dei figli di Dio. Infatti, i bambini rinati nel Battesimo riceveranno la pienezza del dono dello Spirito nella Confermazione e parteciperanno all’Eucaristia, imparando che cosa significa rivolgersi a Dio chiamandolo ‘Padre’ nella santa Chiesa”.

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