20/01/2020, 13.07
VATICANO
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Papa: integrazione e comprensione dell’altro contro antisemitismo e odio delle minoranze

Ricevendo una delegazione del Simon Wiesenthal Center, Francesco ha ribadito la condanna della Chiesa per l’antisemitismo. Preoccupa l’aumento “di un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a sé stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria. Così si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – È attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che si combattono antisemitismo, razzismo e odio delle minoranze che stanno crescendo nel mondo che pure si prepara a ricordare il 75mo anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. L’incontro di stamattina con una delegazione del “Simon Wiesenthal Center” è stato occasione per papa Francesco di esprimere la sua preoccupazione per “l’aumento, in tante parti del mondo, di un’indifferenza egoista, per cui interessa solo quello che fa comodo a sé stessi: la vita va bene se va bene a me e quando qualcosa non va, si scatenano rabbia e cattiveria. Così si preparano terreni fertili ai particolarismi e ai populismi, che vediamo attorno a noi. Su questi terreni cresce rapido l’odio”.

Il Papa ha innanzi tutto sottolineato che “ormai da decenni esistono contatti” del Centro con la Santa Sede, accomunati dal desiderio di “rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana, una dignità che spetta a ciascuno in ugual misura indipendentemente dall’origine, dalla religione e dallo status sociale. È tanto importante – ha sottolineato - educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale”.

Francesco ha poi ricordato che nel 2016 recandosi ad Auschwitz (nella foto), la cui liberazione sarà ricordata il prossimo 27 gennaio, “sostai per pregare in silenzio. Oggi – ha proseguito - assorbiti nel vortice delle cose, fatichiamo a fermarci, a guardarci dentro, a fare silenzio per ascoltare il grido dell’umanità sofferente. Il consumismo odierno – ha detto ancora - è anche verbale: quante parole inutili, quanto tempo sprecato a contestare e accusare, quante offese urlate, senza curarsi di quel che si dice. Il silenzio, invece, aiuta a custodire la memoria. Se perdiamo la memoria, annientiamo il futuro”.

“L’anniversario dell’indicibile crudeltà che l’umanità scoprì settantacinque anni fa sia un richiamo a fermarci, a stare in silenzio e fare memoria. Ci serve, per non diventare indifferenti”.

“Ancora recentemente abbiamo assistito a barbare recrudescenze di antisemitismo. Non mi stanco di condannare fermamente ogni forma di antisemitismo. Per affrontare il problema alla radice, dobbiamo però impegnarci anche a dissodare il terreno su cui cresce l’odio, seminandovi pace. È infatti attraverso l’integrazione, la ricerca e la comprensione dell’altro che tuteliamo maggiormente noi stessi. Perciò è urgente reintegrare chi è emarginato, tendere la mano a chi è lontano, sostenere chi è scartato perché non ha mezzi e denaro, aiutare chi è vittima di intolleranza e discriminazione”.

Ebrei e cristiani che hanno “un ricco patrimonio spirituale comune” sono chiamati “per primi, a questo servizio: non a prendere le distanze ed escludere, ma a farci vicini e includere; non ad assecondare soluzioni di forza, ma a avviare percorsi di prossimità. Se non lo facciamo noi, che crediamo in Colui che, dall’alto dei cieli, si è ricordato di noi e ha preso a cuore le nostre debolezze, chi lo farà? Mi tornano alla mente quelle parole del libro dell’Esodo: «Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (2,24-25). Anche noi ricordiamoci del passato e prendiamo a cuore le condizioni di chi soffre: così coltiveremo il terreno della fraternità”.

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