21/06/2018, 17.56
VATICANO-SVIZZERA
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Papa a Ginevra: cristiano è scegliere la sobrietà, sentirsi fratelli, perdonare

Nella messa celebrata per i cattolici svizzeri, ultima tappa del viaggio a Ginevra, Francesco ha preso spunto dal Padre Nostro sottolineando la “fratellanza” insita nell’essere figli dell’unico Padre, l’esortazione alla semplicità insita nella richiesta del “pane”, ossia del necessario per vivere e non del superfluo, e il perdonare, difficile, ma necessario per essere perdonati da Dio.

Ginevra (AsiaNews) – Scegliere una vita “sobria”, che sia controcorrente rispetto a quella “drogata” per la quale “si corre dal mattino alla sera, tra mille chiamate e messaggi, incapaci di fermarsi davanti ai volti”, la scelta di “rinunciare a tante cose che riempiono la vita ma svuotano il cuore”. Della vita sobria, “semplice” come il pane per il quale si prega nel Padre Nostro, papa Francesco ha parlato questo pomeriggio ai 40mila fedeli raccolti nel Palexpo di Ginevra (nella foto), per la celebrazione della messa, ultimo appuntamento del viaggio a Ginevra, prima di ripartire per Roma.

Il Papa, all’omelia, ha preso spunto dal Padre Nostro sottolineando la “fratellanza” insita nell’essere figli dell’unico Padre, l’esortazione alla semplicità insita nella richiesta del “pane”, ossia del necessario per vivere e non del superfluo, e il perdonare, difficile, ma necessario per essere perdonati da Dio.

“Padre, pane, perdono. Tre parole – ha detto - che il Vangelo di oggi ci dona. Tre parole, che ci portano al cuore della fede. «Padre». Così comincia la preghiera. Può proseguire con parole diverse, ma non può dimenticare la prima, perché la parola ‘Padre’ è la chiave di accesso al cuore di Dio; perché solo dicendo Padre preghiamo in ‘lingua cristiana’. Preghiamo ‘in cristiano’: non un Dio generico, ma Dio che è anzitutto Papà. Gesù, infatti, ci ha chiesto di dire «Padre nostro che sei nei cieli», non ‘Dio dei cieli che sei Padre’. Prima di tutto, prima di essere infinito ed eterno, Dio è Padre. Da Lui discende ogni paternità e maternità (cfr Ef 3,15). In Lui è l’origine di tutto il bene e della nostra stessa vita. «Padre nostro» è allora la formula della vita, quella che rivela la nostra identità: siamo figli amati. È la formula che risolve il teorema della solitudine e il problema dell’orfanezza. È l’equazione che indica cosa fare: amare Dio, nostro Padre, e gli altri, nostri fratelli. È la preghiera del noi, della Chiesa; una preghiera senza io e senza mio, tutta volta al tu di Dio («il tuo nome», «il tuo regno», «la tua volontà») e che si coniuga solo alla prima persona plurale. «Padre nostro», due parole che ci offrono la segnaletica della vita spirituale                  “.

“Così, ogni volta che facciamo il segno della croce all’inizio della giornata e prima di ogni attività importante, ogni volta che diciamo «Padre nostro», ci riappropriamo delle radici che ci fondano. Ne abbiamo bisogno nelle nostre società spesso sradicate. Il «Padre nostro» rinsalda le nostre radici. Quando c’è il Padre, nessuno è escluso; la paura e l’incertezza non hanno la meglio. Riemerge la memoria del bene, perché nel cuore del Padre non siamo comparse virtuali, ma figli amati. Egli non ci collega in gruppi di condivisione, ma ci rigenera insieme come famiglia”. E questo “ci ricorderà che non esiste alcun figlio senza Padre e che dunque nessuno di noi è solo in questo mondo. Ma ci ricorderà pure che non c’è Padre senza figli: nessuno di noi è figlio unico, ciascuno si deve prendere cura dei fratelli nell’unica famiglia umana”. Non vi sia, quindi, “indifferenza nei riguardi del fratello, di ogni fratello: del bambino che ancora non è nato come dell’anziano che non parla più, del conoscente che non riusciamo a perdonare come del povero scartato. Questo il Padre ci chiede, ci comanda: di amarci con cuore di figli, che sono tra loro fratelli”.

“Pane. Gesù dice di domandare ogni giorno al Padre il pane. Non serve chiedere di più: solo il pane, cioè l’essenziale per vivere. Il pane è anzitutto il cibo sufficiente per oggi, per la salute, per il lavoro di oggi; quel cibo che purtroppo a tanti nostri fratelli e sorelle manca. Per questo dico: guai a chi specula sul pane! Il cibo di base per la vita quotidiana dei popoli dev’essere accessibile a tutti. Chiedere il pane quotidiano è dire anche: ‘Padre, aiutami a fare una vita più semplice’”.

“Scegliamo la semplicità del pane per ritrovare il coraggio del silenzio e della preghiera, lievito di una vita veramente umana. Scegliamo le persone rispetto alle cose, perché fermentino relazioni personali, non virtuali. Torniamo ad amare la fragranza genuina di quel che ci circonda. Quando ero piccolo, a casa, se il pane cadeva dalla tavola, ci insegnavano a raccoglierlo subito e a baciarlo. Apprezzare ciò che di semplice abbiamo ogni giorno, custodirlo: non usare e gettare, ma apprezzare e custodire. Il «Pane quotidiano», poi, non dimentichiamolo, è Gesù. Senza di Lui non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5). È Lui l’alimento base per vivere bene. A volte, però, Gesù lo riduciamo a un contorno. Ma se non è il nostro cibo di vita, il centro delle giornate, il respiro della quotidianità, tutto è vano. Domandando il pane chiediamo al Padre e diciamo a noi stessi ogni giorno: semplicità di vita, cura di quel che ci circonda, Gesù in tutto e prima di tutto”.

“Perdono. È difficile perdonare, portiamo sempre dentro un po’ di rammarico, di astio, e quando siamo provocati da chi abbiamo già perdonato, il rancore ritorna con gli interessi. Ma il Signore pretende come dono il nostro perdono. Fa pensare che l’unico commento originale al Padre nostro, quello di Gesù, si concentri in una frase sola: «Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15). Il perdono è la clausola vincolante del Padre nostro. Dio ci libera il cuore da ogni peccato, perdona tutto, tutto, ma una cosa chiede: che non ci stanchiamo di perdonare a nostra volta. Vuole da ciascuno un’amnistia generale delle colpe altrui. Bisognerebbe fare una bella radiografia del cuore, per vedere se dentro di noi ci sono blocchi, ostacoli al perdono, pietre da rimuovere. E allora dire al Padre: ‘Vedi questo macigno, lo affido a te e ti prego per questa persona, per questa situazione; anche se fatico a perdonare, ti chiedo la forza per farlo’”.

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