06/01/2016, 00.00
VATICANO
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Papa all’Epifania: Per la Chiesa “non c’è un’altra strada. La missione è la sua vocazione”

Nella celebrazione della messa per l’Epifania, papa Francesco ribadisce la natura missionaria – non proselitista - della Chiesa. La Chiesa vive del “mysterium lunae”: essa riflette la luce da Dio, “non può illudersi di brillare di luce propria”. “Come i Magi tante persone, anche ai nostri giorni, vivono con il “cuore inquieto” che continua a domandare”. Davanti al bambino e a sua Madre, “presentiamogli i nostri doni: la nostra libertà, la nostra intelligenza, il nostro amore”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Per la Chiesa, “non c’è un’altra strada. La missione è la sua vocazione”: è quanto ha sottolineato papa Francesco nell’omelia proclamata stamane nella basilica di san Pietro durante la celebrazione della solennità dell’Epifania. Questa festa esprime la manifestazione di Gesù bambino a tutti i popoli, rappresentati dai Re Magi, di cui parla il vangelo di oggi (Matteo 2, 1-12).

La missione è stato il tema fondamentale dell’omelia: “Annunciare il Vangelo di Cristo non è una scelta tra le tante che possiamo fare, e non è neppure una professione. Per la Chiesa, essere missionaria non significa fare proselitismo; per la Chiesa, essere missionaria equivale ad esprimere la sua stessa natura: essere illuminata da Dio e riflettere la sua luce”.

Il papa precisa che la missione e la luce che la Chiesa comunica non è sua proprietà: “La Chiesa non può illudersi di brillare di luce propria. Lo ricorda con una bella espressione sant’Ambrogio, utilizzando la luna come metafora della Chiesa: «Veramente come la luna è la Chiesa: […] rifulge non della propria luce, ma di quella di Cristo. Trae il proprio splendore dal Sole di giustizia, così che può dire: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”» (Exameron, IV, 8, 32). Cristo è la vera luce che rischiara; e nella misura in cui la Chiesa rimane ancorata a Lui, nella misura in cui si lascia illuminare da Lui, riesce a illuminare la vita delle persone e dei popoli. Per questo i santi Padri riconoscevano nella Chiesa il “mysterium lunae”. Abbiamo bisogno di questa luce che viene dall’alto per corrispondere in maniera coerente alla vocazione che abbiamo ricevuto”.

“I Magi – ha continuato - rappresentano gli uomini di ogni parte della terra che vengono accolti nella casa di Dio. Davanti a Gesù non esiste più divisione alcuna di razza, di lingua e di cultura: in quel Bambino, tutta l’umanità trova la sua unità. E la Chiesa ha il compito di riconoscere e far emergere in modo più chiaro il desiderio di Dio che ognuno porta in sé. Come i Magi tante persone, anche ai nostri giorni, vivono con il “cuore inquieto” che continua a domandare senza trovare risposte certe. Sono anche loro alla ricerca della stella che indica la strada verso Betlemme”.

Francesco si è poi soffermato sul “segno” della stella, che i Magi avevano visto e seguito per giungere a Betlemme: “Oggi ci farà bene ripetere la domanda dei Magi: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti per adorarlo» (Mt 2,2). Siamo sollecitati, soprattutto in un periodo come il nostro, a porci in ricerca dei segni che Dio offre, sapendo che richiedono il nostro impegno per decifrarli e comprendere così la sua volontà. Siamo interpellati ad andare a Betlemme per trovare il Bambino e sua Madre. Seguiamo la luce che Dio ci offre! La luce che promana dal volto di Cristo, pieno di misericordia e di fedeltà. E, una volta giunti davanti a Lui, adoriamolo con tutto il cuore, e presentiamogli i nostri doni: la nostra libertà, la nostra intelligenza, il nostro amore. Riconosciamo che la vera sapienza si nasconde nel volto di questo Bambino. È qui, nella semplicità di Betlemme, che trova sintesi la vita della Chiesa. È qui la sorgente di quella luce, che attrae a sé ogni persona e orienta il cammino dei popoli sulla via della pace”.

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