23/09/2015, 00.00
USA-VATICANO
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Papa negli Usa: San Junipero Serra ha vissuto la “Chiesa in uscita”, la gioia dell’andare e annunciare

Al Santuario dell’Immacolata Concezione, a Washington, papa Francesco canonizza il frate francescano evangelizzatore della California. Modello della ‘Chiesa in uscita’. Gli americani sono “figli dell’audacia missionaria” di questi testimoni. La gioia del Vangelo sta nell’andare e annunciare a tutti la misericordia del Padre.

Washington (AsiaNews) - Padre Junipero Serra, il frate francescano del 18mo secolo, evangelizzatore della California, che papa Francesco ha canonizzato oggi pomeriggio nella capitale americana, è il modello da seguire per vivere una vita nella gioia e non “nella rassegnazione”, incontro a tutti, “degni o no di ricevere il suo messaggio”, annunciando “l’abbraccio misericordioso del Padre”.

La canonizzazione e la messa sono avvenute davanti al santuario nazionale dell’Immacolata Concezione, un’imponente costruzione dei primi decenni del ‘900, alla presenza di molti vescovi, sacerdoti e fedeli di America, compresi molti immigrati latino-americani. La lingua della liturgia era lo spagnolo, come pure la maggior parte dei canti, eseguiti con grande nobiltà e precisione da diversi cori. Le preghiere dei fedeli erano invece nelle molte lingue degli immigrati: coreano, vietnamita, creolo, indiano, filippino, cinese...

Junipero incarna tutti gli elementi ecclesiali che papa Francesco ha cercato di descrivere nella sua esortazione “Evangelii Gaudium”, citata in abbondanza nella sua omelia.

San Junipero “ha saputo vivere quello che è ‘la Chiesa in uscita’, questa Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio. Ha saputo lasciare la sua terra, le sue usanze, ha avuto il coraggio di aprire vie, ha saputo andare incontro a tanti imparando a rispettare le loro usanze e le loro caratteristiche”.

All’inizio della sua omelia, il pontefice si domanda come si possa vincere la “rassegnazione triste che a poco a poco si va trasformando in abitudine, con una conseguenza letale: anestetizzarci il cuore”. La risposta è  sperimentare “la gioia” nella missione.

“La gioia del Vangelo si sperimenta, si conosce e si vive solo donandola, donandosi”. E ancora:

“La fonte della nostra gioia sta in quel «desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 24)”. “La gioia il cristiano la trova in un invito: andate e annunciate”.

L’altro tema sottolineato è il “tutti”: “Gesù vi manda a tutte le nazioni. A tutte le genti. E in questo ‘tutti’ di duemila anni fa eravamo compresi anche noi”.

Il “tutti” è senza esclusioni: “Gesù non dà una lista selettiva di chi sì e chi no, di quelli che sono degni o no di ricevere il suo messaggio, la sua presenza. Al contrario, ha abbracciato sempre la vita come questa gli si presentava. Con volto di dolore, fame, malattia, peccato. Con volto di ferite, di sete, di stanchezza. Con volto di dubbi e di pietà. Lungi dall’aspettare una vita imbellettata, decorata, truccata, l’ha abbracciata come gli veniva incontro”.

“Andate agli incroci delle strade, andate... ad annunciare senza paura, senza pregiudizi, senza superiorità, senza purismi a tutti quelli che hanno perso la gioia di vivere, andate ad annunciare l’abbraccio misericordioso del Padre. Andate da quelli che vivono con il peso del dolore, del fallimento, del sentire una vita spezzata e annunciate la follia di un Padre che cerca di ungerli con l’olio della speranza, della salvezza. Andate ad annunciare che gli sbagli, le illusioni ingannevoli, le incomprensioni, non hanno l’ultima parola nella vita di una persona. Andate con l’olio che lenisce le ferite e ristora il cuore”.

“La missione – ha continuato - nasce dal fare esperienza una e più volte dell’unzione misericordiosa di Dio. La Chiesa, il Popolo Santo di Dio, sa percorrere le strade polverose della storia attraversate tante volte da conflitti, ingiustizie, violenza, per andare a trovare i suoi figli e fratelli. Il Santo Popolo fedele di Dio non teme lo sbaglio; teme la chiusura, la cristallizzazione in élite, l’attaccarsi alle proprie sicurezze. Sa che la chiusura, nelle sue molteplici forme, è la causa di tante rassegnazioni”.

Nei giorni precedenti sono state suscitate alcune polemiche nei confronti di questa canonizzazione, ricordando che le missioni dei secoli scorsi andavano insieme alla colonizzazione, che ha portato al rischio di genocidio degli indiani del Nuovo mondo. Storicamente i missionari hanno avuto una funzione di lenire le violenze  e spesso a salvare la vita degli indigeni. Il papa ne accenna nella sua omelia: “Junipero ha cercato di difendere la dignità della comunità nativa, proteggendola da quanti ne avevano abusato. Abusi che oggi continuano a procurarci dispiacere, specialmente per il dolore che provocano nella vita di tante persone”.

L’invito del pontefice per i fedeli della Chiesa americana è che essi siano “figli dell’audacia missionaria di tanti che hanno preferito non rinchiudersi «nelle strutture che danno una falsa protezione [...] nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre fuori c’è una moltitudine affamata»”.

Per questo egli propone a tutti di assimilare il motto di Junipero Serra, che è famoso per aver percorso almeno 10mila km per evangelizzare: “Sempre avanti!”. “Questo è stato il modo che Junipero ha trovato per vivere la gioia del Vangelo, perché non si anestetizzasse il suo cuore. E’ stato sempre avanti, perché il Signore aspetta; sempre avanti, perché il fratello aspetta; sempre avanti per tutto ciò che ancora gli rimaneva da vivere; è stato sempre avanti. Come lui allora, che noi oggi possiamo dire: sempre avanti”.

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