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  • » 08/01/2018, 11.49

    VATICANO

    Papa: è il diavolo che ci spinge a farci beffe di chi è debole



    “Quando abbiamo un buon desiderio di fare un’opera buona, un’opera di carità, diciamo ‘è lo Spirito Santo che mi ispira a fare questo’, quando noi ci accorgiamo che abbiamo dentro di noi questo desiderio di aggredire quello perché è debole, non dubitiamo: c’è il diavolo, lì”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – E’ il diavolo che ci spinge a farci beffe di chi è debole, a umiliare invece di consolare. L’ha detto papa Francesco nell’omelia della messa che ha celebrato stamattina a Casa santa Marta, prendendo spunto dal primo libro di Samuele che racconta la storia dei genitori del profeta, Elkanà e Anna. Elkanà aveva due mogli: Anna era sterile, l’altra, Peninna, aveva dei figli. Peninnà, invece di consolare Anna non perde occasione per umiliarla e la maltratta con durezza ricordandole la sua sterilità.

    Nella Bibbia, ha detto ancora Francesco, ci sono tante le storie di disprezzo verso il debole, come ciò che accade tra Agar e Sara, le mogli di Abramo, di cui la seconda sterile.  Ma prendersi beffa e disprezzare il più debole è anche un atteggiamento degli uomini come nel caso di Golia di fronte a Davide, ma anche alla moglie di Giobbe, o a quella di Tobia che disprezzano i loro mariti sofferenti. “Io mi domando: cosa c’è dentro queste persone? Cosa c’è dentro di noi, che ci porta a disprezzare, a maltrattare, a farci beffa dei più deboli? Si capisce che uno se la prenda con uno che è più forte: può essere l’invidia che ti porta … Ma i più deboli? Cosa c’è dentro che ci porta? E’ una cosa che è abituale, come se io avessi bisogno di disprezzare l’altro per sentirmi sicuro. Come una necessità …”.

    Anche tra i bambini succede questo, ha notato il Papa, che ha ricordato di quando era piccolo: nel suo quartiere viveva una donna, Angiolina, malata di mente, e questa girava girava tutto il giorno per le strade. Le donne le davano qualcosa da mangiare, qualche vestito, ma i bambini la prendevano in giro. Si dicevano: “andiamo a cercare la Angiolina per divertirci un po’”. “Quanta malvagità anche nei bambini! prendersela con il più debole!”. “E oggi lo vediamo continuamente, nelle scuole, con il fenomeno del bullying, del bullismo, aggredire il debole, perché tu sei grasso o perché tu sei così o tu sei straniero o perché tu sei nero, per questo … aggredire, aggredire … I bambini, i ragazzi … Non solo Peninna, o Agar o le mogli di Tobia e di Giobbe: anche i bambini. Questo significa che c’è qualcosa dentro di noi che ci porta a questo. All’aggressione del debole. E credo che sia una delle tracce del peccato originale”.

    Perchè voler annientare l'altro? C'è l'opera di Satana. Forse gli psicologi, ha sostenuto Francesco, daranno le loro spiegazioni di questa volontà di annientare l’altro perché è debole, ma “io dico che questa è una delle tracce del peccato originale. Questa è opera di Satana”. In Satana infatti non c’è compassione.

    “E così, come quando abbiamo un buon desiderio di fare un’opera buona, un’opera di carità, diciamo ‘è lo Spirito Santo che mi ispira a fare questo’, quando noi ci accorgiamo che abbiamo dentro di noi questo desiderio di aggredire quello perché è debole, non dubitiamo: c’è il diavolo, lì. Perché questa è opera del diavolo, aggredire il debole”. Chiediamo al Signore - ha concluso Francesco - che ci dia la grazia della compassione: quella è di Dio”, che “ha compassione di noi e ci aiuta a camminare”.

     

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