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» 30/12/2009
VATICANO
Papa: “l’amicizia di Gesù vi accompagni nel nuovo anno”
Nell’ultima udienza generale del 2009, Benedetto XVI parla di Pietro Lombardo, teologo del XII secolo. Le sue “Sentenze” danno al Papa occasione per esortare i teologi a “tenere sempre presente l’intera visione della dottrina cristiana contro gli odierni rischi di frammentazione e di svalutazione di singole verità”.

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Che l’amicizia di Nostro Signore Gesù Cristo vi accompagni in questo nuovo anno che si inizia, aiutandoci ad essere uomini di pace, della sua pace”. E’ l’augurio di Benedetto XVI per il 2010, rivolto oggi alle seimila persone presenti all’ultima udienza generale dell’anno.
 
Un incontro, allietato da cori, tra i quali uno di giovani di Colonia, vestiti come personaggi del presepe, nel corso del quale il Papa  ha sottolineato la necessità di conservare l’unità della dottrina, invitando “tutti i teologi e i sacerdoti a tenere sempre presente l’intera visione della dottrina cristiana contro gli odierni rischi di frammentazione e di svalutazione di singole verità”.
 
Una esortazione che Benedetto XVI ha tratto illustrando la figura di Pietro Lombardo, teologo del XII secolo, autore di quelle “Sentenze” che per secoli è stato adottato come manuale in tutte le scuole di teologia. Del personaggio si hanno notizie scarse: nacque presso Novara tra XI e XII, in territorio allora dei Longobardi, il che ne spiega il nome. Nato da una famiglia di modeste condizioni poté studiare gratuitamente in Francia. “Anche nel Medioevo – ha commentato - non solo i nobili o i ricchi potevano studiare e acquisire ruoli importanti nella vita ecclesiale e sociale, ma anche persone di origini umili, come ad esempio Gregorio VII, il papa che tenne testa all’imperatore Enrico IV, o Maurizio di Sully, l’arcivescovo di Parigi che fece costruire Notre-Dame e che era figlio di un povero contadino”.
 
A Parigi Pietro Lombardo insegnò a Notre Dame. Stimato e apprezzato fu nominato vescovo di Parigi nel 1159, un anno prima della sua morte.
 
Pietro scrisse numerosi discorsi e commenti alla Sacra Scrittura. Di particolare rilievo i quattro libri delle “Sentenze”, “un testo nato e finalizzato all’insegnamento”. “Secondo il metodo teologico in uso a quei tempi, occorreva anzitutto conoscere, studiare e commentare il pensiero dei Padri della Chiesa e di altri scrittori ritenuti autorevoli. Pietro raccolse perciò una documentazione molto vasta, costituita principalmente dall’insegnamento dei grandi Padri latini, soprattutto di sant’Agostino, e aperta al contributo di teologi a lui contemporanei. Fra l’altro, egli utilizzò anche un’opera enciclopedica di teologia greca, da poco tempo conosciuta in Occidente: ‘La fede ortodossa’, di san Giovanni Damasceno”.
 
Il “grande merito” di Pietro Lombardo è “aver ordinato tutto il materiale, che aveva raccolto e selezionato con cura, in un quadro sistematico ed armonioso. Infatti, una delle caratteristiche della teologia è organizzare in modo unitario e ordinato il patrimonio della fede”. “Nel primo libro si tratta di Dio e del mistero trinitario; nel secondo, dell’opera della creazione, del peccato e della grazia; nel terzo, del mistero dell’Incarnazione e dell’opera della redenzione, con un’ampia esposizione sulle virtù. Il quarto libro è dedicato ai sacramenti e alle realtà ultime, quelle della vita eterna”. L’opera “include quasi tutte le verità della fede cattolica”. Questo sguardo sintetico e la presentazione chiara, ordinata, schematica e sempre coerente, spiegano il successo straordinario delle Sentenze di Pietro Lombardo. Esse consentivano un apprendimento sicuro da parte degli studenti, e un ampio spazio di approfondimento per i maestri”. L’opera di Lombardo fu il libro in uso in tutte le scuole di teologia, fino al secolo XVI.
 
L’esempio di Pietro Lombardo è dunque servito a Benedetto XVI per invitare “tutti i teologi e i sacerdoti a tenere sempre presente l’intera visione della dottrina cristiana contro gli odierni rischi di frammentazione e di svalutazione di singole verità”. Il Catechismo della Chiesa cattolica ci offre “proprio questo quadro completo della rivelazione cristiana, da accogliere con fede e con gratitudine. Vorrei incoraggiare perciò i singoli fedeli e le comunità cristiane ad approfittare di questi strumenti per conoscere e approfondire i contenuti della nostra fede. Essa ci apparirà così una meravigliosa sinfonia, che ci parla di Dio e del suo amore e che sollecita la nostra ferma adesione e la nostra operosa risposta”.
  Un altro aspetto dell’opera di Pietro Lombardo è stato sottolineato dal Papa: la definizione dei sacramenti che non è stata più abbandonata dai teologi successivi. Egli disse che “E’ detto sacramento in senso proprio ciò che è segno della grazia di Dio e forma visibile della grazia invisibile, in modo tale da portarne l’immagine ed esserne causa”. L’affermazione, ha sottolineato il Papa, “coglie l’essenza dei sacramenti: essi sono causa della grazia, hanno la capacità di comunicare realmente la vita divina”.
 
“E’ importante riconoscere quanto sia preziosa e indispensabile per ogni cristiano la vita sacramentale nella quale il Signore, tramite questa materia nella comunità della Chiesa, ci tocca e ci trasforma”. In quest’Anno sacerdotale, il Papa ha invitato i sacerdoti “ad avere loro stessi, per primi, un’intensa vita sacramentale per essere di aiuto ai fedeli. La celebrazione dei sacramenti sia improntata a dignità e decoro, favorisca il raccoglimento personale e la partecipazione comunitaria, il senso della presenza di Dio e l’ardore missionario. I sacramenti sono il grande tesoro della Chiesa e a ciascuno di noi spetta il compito di celebrarli con frutto spirituale. In essi, un evento sempre sorprendente tocca la nostra vita: Cristo, attraverso i segni visibili, ci viene incontro, ci purifica, ci trasforma e ci rende partecipi della sua divina amicizia”.
 

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