18/03/2016, 13.22
VATICANO
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Papa: “l’unità umile e obbediente” è la “via maestra” per custodire il carisma di un movimento

Incontrando 10mila appartenenti al Cammino neocatecumenale Francesco parla di unità, gloria e mondo. La centralità della comunione nella Chiesa , che esprime la sua fecondità “attraverso il ministero e la guida dei Pastori”. La gloria è quella che “si rivela sulla croce: è l’amore, che lì risplende e si diffonde”. “Dio non è attirato dalla mondanità, anzi, la detesta; ma ama il mondo che ha creato, e ama i suoi figli nel mondo così come sono, là dove vivono, anche se sono ‘lontani’”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “L’unità umile e obbediente” è la “via maestra” per custodire il carisma di un movimento ed evitare che esso, “grazia di Dio per accrescere la comunione”, possa “deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri”. La comunione nella Chiesa, che esprime la sua fecondità “attraverso il ministero e la guida dei Pastori” è stata al centro delle parole che papa Francesco ha rivolto stamattina a circa 10mila persone appartenenti al Cammino neocatecumenale, ricevute in occasione dell’invio di 56 missio ad gentes formate da circa 270 famiglie con oltre 1.500 figli: 14 missio andranno in Asia; 30 in Europa; 6 in Africa; 4 in Oceania e 2 in America.

Nel suo discorso il Papa - che ha parlato di “dono” del Cammino per la risposta alla chiamata a evangelizzare – ha sottolineato tre parole “come un mandato per la missione: unità, gloria e mondo”.

L’unità. L’ultima e “più accorata” preghiera di Gesù è che “ci sia comunione nella Chiesa. La comunione è essenziale. Il nemico di Dio e dell’uomo, il diavolo, non può nulla contro il Vangelo, contro l’umile forza della preghiera e dei Sacramenti, ma può fare molto male alla Chiesa tentando la nostra umanità. Provoca la presunzione, il giudizio sugli altri, le chiusure, le divisioni. Lui stesso è ‘il divisore’ e comincia spesso col farci credere che siamo buoni, magari migliori degli altri: così ha il terreno pronto per seminare zizzania. È la tentazione di tutte le comunità e si può insinuare anche nei carismi più belli della Chiesa. Voi – ha proseguito - avete ricevuto un grande carisma, carisma per il rinnovamento battesimale della vita. Si entra nella Chiesa per il Battesimo. Ogni carisma è una grazia di Dio per accrescere la comunione. Ma il carisma può deteriorarsi quando ci si chiude o ci si vanta, quando ci si vuole distinguere dagli altri. Perciò bisogna custodirlo. Custodite il vostro carisma. Come? Seguendo la via maestra: l’unità umile e obbediente. Se c’è questa, lo Spirito Santo continua a operare, come ha fatto in Maria, aperta, umile e obbediente. È sempre necessario vigilare sul carisma, purificando gli eventuali eccessi umani mediante la ricerca dell’unità con tutti e l’obbedienza alla Chiesa. Così si respira nella Chiesa e con la Chiesa; così si rimane figli docili della «Santa Madre Chiesa Gerarchica», con «l’animo apparecchiato e pronto» per la missione (cfr S. Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali, 353)”.

“Sottolineo questo aspetto: la Chiesa è nostra Madre. Come i figli portano impressa nel volto la somiglianza con la mamma, così tutti noi assomigliamo alla nostra Madre Chiesa. Dopo il Battesimo non viviamo più come individui isolati, ma siamo diventati uomini e donne di comunione, chiamati ad essere operatori di comunione nel mondo. Perché Gesù non solo ha fondato la Chiesa per noi, ma ha fondato noi come Chiesa. La Chiesa non è uno strumento per noi: noi siamo Chiesa. Da lei siamo rinati, da lei veniamo nutriti con il Pane di vita, da lei riceviamo parole di vita, siamo perdonati e accompagnati a casa. Questa è la fecondità della Chiesa, che è Madre: non è una organizzazione che cerca adepti, o un gruppo che va avanti seguendo la logica delle sue idee, ma è una Madre che trasmette la vita ricevuta da Gesù. Questa fecondità si esprime attraverso il ministero e la guida dei Pastori. Anche l’istituzione è infatti un carisma, perché affonda le radici nella stessa sorgente, che è lo Spirito Santo. Lui è l’acqua viva, ma l’acqua può continuare a dare vita solo se la pianta viene ben curata e potata. Dissetatevi alla fonte dell’amore, lo Spirito, e prendetevi cura, con delicatezza e rispetto, dell’intero organismo ecclesiale, specialmente delle parti più fragili, perché cresca tutto insieme, armonioso e fecondo”.

“Seconda parola: gloria. Prima della sua Passione, Gesù preannuncia che sarà «glorificato» sulla croce: lì apparirà la sua gloria (cfr Gv 17,5). Ma è una gloria nuova: la gloria mondana si manifesta quando si è importanti, ammirati, quando si hanno beni e successo. Invece la gloria di Dio si rivela sulla croce: è l’amore, che lì risplende e si diffonde. È una gloria paradossale: senza fragore, senza guadagno e senza applausi. Ma solo questa gloria rende il Vangelo fecondo. Così anche la Madre Chiesa è feconda quando imita l’amore misericordioso di Dio, che si propone e mai si impone. Esso è umile, agisce come la pioggia nella terra, come l’aria che si respira, come un piccolo seme che porta frutto nel silenzio. Chi annuncia l’amore non può che farlo con lo stesso stile di amore”.

La terza parola è “mondo. «Dio ha tanto amato il mondo» da inviare Gesù (cfr Gv 3,16). Chi ama non sta lontano, ma va incontro. Voi andrete incontro a tante città, a tanti Paesi. Dio non è attirato dalla mondanità, anzi, la detesta; ma ama il mondo che ha creato, e ama i suoi figli nel mondo così come sono, là dove vivono, anche se sono ‘lontani’. Non vi sarà facile a voi la vita in Paesi lontani, in altre culture, non vi sarà facile, eh. Ma è la vostra missione. E questo lo fate per amore, per amore alla Madre Chiesa, all’unità di questa Madre feconda, lo fate perché la Chiesa sia madre e feconda. Mostrate ai figli lo sguardo tenero del Padre e considerate un dono le realtà che incontrerete; familiarizzate con le culture, le lingue e gli usi locali, rispettandoli e riconoscendo i semi di grazia che lo Spirito ha già sparso. Senza cedere alla tentazione di trapiantare modelli acquisiti, seminate il primo annuncio: «ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 35). È la buona notizia che deve sempre tornare, altrimenti la fede rischia di diventare una dottrina fredda e senza vita. Evangelizzare come famiglie, poi, vivendo l’unità e la semplicità, è già un annuncio di vita, una bella testimonianza, di cui vi ringrazio tanto. E vi ringrazio a mio nome ma anche a nome di tutta la Chiesa per questo gesto di andare, ma andare verso l’ignoto e soffrire. Perché ci sarà la sofferenza lì, ma anche ci sarà la gioia della gloria di Dio, la gloria che è sulla Croce. Vi accompagno e vi incoraggio, e vi chiedo, per favore, di non dimenticarvi di pregare per me. Io rimango qui, ma col cuore vado con voi”.

 

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