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» 19/12/2007
VATICANO
Papa: “se non si riconosce che Dio si è fatto uomo, che senso ha festeggiare il Natale?”
All’udienza generale Benedetto XVI sottolinea il vero significato dell’Incarnazione di Dio, venuto a portare pace e giustizia. Chiediamo, aggiunge, “che la violenza sia vinta dalla forza dell'amore, le contrapposizioni cedano il posto alla riconciliazione, la volontà di sopraffazione si trasformi in desiderio di perdono di giustizia e di pace”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Se non si riconosce che Dio si è fatto uomo che senso ha festeggiare il Natale?”, diventa “vuoto”. Benedetto XVI è tornato oggi ad invitare a vivere il vero significato del Natale, “dono” del Dio-con-noi, venuto a portare pace e giustizia al mondo. “Questa fede e la sua grande speranza – ha detto il Papa alle circa 6mila persone presenti nell’aula Paolo VI per l’udienza generale - appaiono lontane dalla realtà della vita vissuta ogni giorno, pubblica o privata in un mondo sempre più caotico e anche violento: lo vediamo ogni giorno, se la luce della verità si spegne, la vita diventa oscura e senza bussola”,
 
“Via via che ci avviciniamo al Natale - ha detto il Papa - la preghiera della Chiesa si fa più intensa, affinché si realizzino le speranze di pace, di salvezza, di giustizia, di cui ancora oggi il mondo ha urgentemente bisogno”. Il Natale, infatti, se da una parte “ci dà il prodigio della nascita nella grotta”, dall’altra “ci esorta ad attendere vegliando e pregando il nostro Redentore che nell’ultimo giorno verrà a giudicare”. “Anche noi credenti, aspettiamo che ci sia giustizia”, ma aspettare giustizia nel senso cristiano indica soprattutto che “noi stessi cominciamo a vivere sotto gli occhi del Giudice”. Realizzando la giustizia nella nostra vita “posiamo aprire il mondo per la venuta, predisporre il mondo al Salvatore che viene e che non si stanca di visitarci nella vita quotidiana”. L’umanità “anela alla giustizia” e “spesso in modo inconsapevole aspetta la salvezza che solo Dio può donarci”, “aspetta Dio”.
 
“Chiediamo a Dio - ha proseguito - che la violenza sia vinta dalla forza dell'amore, le contrapposizioni cedano il posto alla riconciliazione, la volontà di sopraffazione si trasformi in desiderio di perdono di giustizia e di pace”. E “l'augurio di bontà e di amore che ci scambiamo in questi giorni raggiunga tutti gli ambiti del nostro vivere quotidiano. La pace sia nei nostri cuori, perché si aprano all'azione della grazia di Dio”, “la pace abiti nelle famiglie. che possano trascorrere il Natale unite davanti al presepe e all'albero addobbato di luci” e “il messaggio solidarietà e accoglienza che proviene dal Natale contribuisca a creare nuove forme di solidarietà verso le vecchie e le nuove povertà”. “Tutti i membri della comunità familiare, soprattutto i bambini, gli anziani, le persone più deboli possano sentire il calore di questa festa che si dilati poi per tutti i giorni dell'anno''.
 
Il Natale, ha concluso, “sia così per tutti festa della pace della gioia, gioia per la nascita del Salvatore, principe della pace” e “come i pastori, affrettiamo fin d'ora il nostro passo verso Betlemme, nel cuore della notte santa che noi potremo allora contemplare il bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia, insieme con Maria e Giuseppe. Chiediamo al Signore di aprire il nostro animo perché possiamo entrare nel mistero del suo Natale”.
 
 

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Dossier


by Giulio Aleni / (a cura di) Gianni Criveller
pp. 176
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