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» 26/12/2010 12:14
VATICANO
Papa: A Natale la terra si è macchiata ancora di sangue
All’Angelus Benedetto XVI esprime il suo dolore per le uccisioni nelle Filippine, in Nigeria, in Pakistan. Appello a tutti per la preghiera e la riconciliazione. Un ricordo per le famiglie vittime della guerra, profughi come la Sacra Famiglia, di fronte alla furia omicida di Erode. La Sacra Famiglia è modello per tutte le famiglie, che fanno sentire ai figli “la tenerezza e la bellezza di essere amati”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Anche a Natale “la terra si è macchiata ancora di sangue”, soprattutto nelle Filippine, in Nigeria e in Pakistan: lo ha detto oggi il papa alla fine della preghiera dell’Angelus insieme ai pellegrini raccolti nella piazza san Pietro.
 
“In questo tempo del Santo Natale – ha detto il pontefice - il desiderio e l’invocazione del dono della pace si sono fatti ancora più intensi. Ma il nostro mondo continua ad essere segnato dalla violenza, specialmente contro i discepoli di Cristo. Ho appreso con grande tristezza l’attentato in una chiesa cattolica nelle Filippine, mentre si celebravano i riti del giorno di Natale, come pure l’attacco a chiese cristiane in Nigeria”. Iri mattina nella messa di Natale della polizia a Jolo (Mindanao), una bomba è scoppiata vicino all’altare ferendo il sacerdote e altre cinque persone. A Jos (Nigeria), dove vi sono da tempo tensioni interreligiose e sociali, sette bombe sono esplose nel centro della città, provocando 32 morti e 74 feriti. Una bomba che doveva scoppiare in una chiesa durante la messa di mezzanotte, è stata disinnescata dalla polizia.
 
“La terra – ha continuato Benedetto XVI - si è macchiata ancora di sangue in altre parti del mondo come in Pakistan. Desidero esprimere il mio sentito cordoglio per le vittime di queste assurde violenze, e ripeto ancora una volta l’appello ad abbandonare la via dell’odio per trovare soluzioni pacifiche dei conflitti e donare alle care popolazioni sicurezza e serenità”.
 
Facendo poi riferimento alla celebrazione di oggi, la Sacra Famiglia, “che visse la drammatica esperienza di dover fuggire in Egitto per la furia omicida di Erode, ricordiamo - ha aggiunto - anche tutti coloro – in particolare le famiglie - che sono costretti ad abbandonare le proprie case a causa della guerra, della violenza e dell’intolleranza. Vi invito, quindi, ad unirvi a me nella preghiera per chiedere con forza al Signore che tocchi il cuore degli uomini e porti speranza, riconciliazione e pace”.
 
Proprio alla Sacra Famiglia era dedicata la prima parte della sua riflessione prima dell’Angelus. In essa, ha spiegato Benedetto XVI, “ il piccolo Gesù appare al centro dell’affetto e delle premure dei suoi genitori. Nella povera grotta di Betlemme – scrivono i Padri della Chiesa – rifulge una luce vivissima, riflesso del profondo mistero che avvolge quel Bambino, e che Maria e Giuseppe custodiscono nei loro cuori e lasciano trasparire nei loro sguardi, nei gesti, soprattutto nei loro silenzi”.
 
“Eppure – ha continuato il pontefice -  la nascita di ogni bambino porta con sé qualcosa di questo mistero! Lo sanno bene i genitori che lo ricevono come un dono e che, spesso, così ne parlano. A tutti noi è capitato di sentir dire a un papà e a una mamma: “Questo bambino è un dono, un miracolo!”. In effetti, gli esseri umani vivono la procreazione non come mero atto riproduttivo, ma ne percepiscono la ricchezza, intuiscono che ogni creatura umana che si affaccia sulla terra è il “segno” per eccellenza del Creatore e Padre che è nei cieli. Quant’è importante, allora, che ogni bambino, venendo al mondo, sia accolto dal calore di una famiglia! Non importano le comodità esteriori: Gesù è nato in una stalla e come prima culla ha avuto una mangiatoia, ma l’amore di Maria e di Giuseppe gli ha fatto sentire la tenerezza e la bellezza di essere amati. Di questo hanno bisogno i bambini: dell’amore del padre e della madre. E’ questo che dà loro sicurezza e che, nella crescita, permette la scoperta del senso della vita”.
 
“La santa Famiglia di Nazareth ha attraversato molte prove, come quella – ricordata nel Vangelo secondo Matteo – della “strage degli innocenti”, che costrinse Giuseppe e Maria ed emigrare in Egitto (cfr 2,13-23). Ma, confidando nella divina Provvidenza, essi trovarono la loro stabilità e assicurarono a Gesù un’infanzia serena e una solida educazione”.
 
“Cari amici – ha concluso - la santa Famiglia è certamente singolare e irripetibile, ma al tempo stesso è “modello di vita” per ogni famiglia, perché Gesù, vero uomo, ha voluto nascere in una famiglia umana, e così facendo l’ha benedetta e consacrata. Affidiamo pertanto alla Madonna e a san Giuseppe tutte le famiglie, affinché non si scoraggino di fronte alle prove e alle difficoltà, ma coltivino sempre l’amore coniugale e si dedichino con fiducia al servizio della vita e dell’educazione".

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