18/11/2007, 00.00
VATICANO
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Papa: Appello alla solidarietà internazionale per la popolazione del Bangladesh

All'Angelus, Benedetto XVI domanda anche ai fedeli di non temere la fine del mondo, ma ispirarsi e sostenere le vocazioni alla contemplazione dei monasteri di clausura, che attendono Cristo nella fede e nella carità. Un ricordo per l’Assemblea contro le mine antiuomo, che si apre in Giordania e uno per Antonio Rosmini, beatificato oggi.

Città del Vaticano (AsiaNews) –  Benedetto XVI ha rivolto un forte appello alla comunità internazionale perché venga in aiuto alle popolazioni del sud del Bangladesh colpite dal ciclone Sidr. Il ciclone ha già fatto almeno 2 mila morti e ha lasciato centinaia di migliaia di persone senza tetto e senza cibo. Al termine della preghiera dell’Angelus, recitato coi pellegrini in piazza san Pietro, il papa ha espresso “profondo cordoglio   alle famiglie e all’intera nazione, a me tanto cara” e ha fatto appello alla “solidarietà internazionale” perché si metta “in atto ogni possibile sforzo per soccorrere questi fratelli così duramente provati”.

Il tema della riflessione prima dell’Angelus era invece tratto dalla liturgia domenicale che trattava della fine del mondo, legata a conflitti umani e calamità naturali. Benedetto XVI ha riproposto le parole di Gesù “che invitano i discepoli a non avere paura, ma ad affrontare difficoltà, incomprensioni e persino persecuzioni con fiducia, perseverando nella fede in Lui”.

Di fronte ai “ricorrenti messianismi” che “annunciano come imminente la fine del mondo”, la Chiesa “vive nell’attesa orante del ritorno del suo Signore” e guarda con realismo la storia: “In essa si sviluppa un disegno di salvezza a cui Cristo ha già dato compimento nella sua incarnazione, morte e risurrezione. Questo mistero la Chiesa continua ad annunciare ed attuare con la predicazione, con la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza della carità”.

Da qui l’invito del pontefice a raccogliere “l’invito di Cristo ad affrontare gli eventi quotidiani confidando nel suo amore provvidente. Non temiamo per l’avvenire, anche quando esso ci può apparire a tinte fosche, perché il Dio di Gesù Cristo, che ha assunto la storia per aprirla al suo compimento trascendente, ne è l’alfa e l’omega, il principio e la fine (cfr Ap 1,8). Egli ci garantisce che in ogni piccolo ma genuino atto di amore c’è tutto il senso dell’universo, e che chi non esita a perdere la propria vita per Lui, la ritrova in pienezza (cfr Mt 16,25)”.

“La fede che opera nella carità – ha detto il papa - è il vero antidoto contro la mentalità nichilista, che nella nostra epoca va sempre più estendendo il suo influsso nel mondo”.

Ad esempio di questa “attesa orante” e di questa “fede che opera nella carità” Benedetto XVI ha citato i monasteri di clausura. Ricordando che il 21 novembre – memoria della Presentazione di Maria al tempio - la Chiesa dedica una Giornata speciale per le persone dedite alla contemplazione nei monasteri di clausura, il papa ha aggiunto “Tanto dobbiamo a queste persone che vivono di ciò che la Provvidenza procura loro mediante la generosità dei fedeli. Il monastero, “come oasi spirituale, indica al mondo di oggi la cosa più importante, anzi alla fine l’unica cosa decisiva: esiste un’ultima ragione per cui vale la pena vivere, cioè Dio e il suo amore imperscrutabile” (Heiligenkreuz, 9 settembre 2007)”.

 Dopo la preghiera dell’Angelus e prima di salutare le decine di migliaia di pellegrini nella piazza, Benedetto XVI ha ricordato altri due eventi: l’8ª Assemblea degli Stati che hanno sottoscritto la Convenzione sul divieto di impiego, stoccaggio, produzione e trasferimento delle mine antiuomo e sulla loro distruzione, che si apre oggi in Giordania. “Di tale Convenzione – ha sottolineato il pontefice - adottata dieci anni or sono, la Santa Sede è tra i principali promotori. Esprimo pertanto di cuore il mio augurio e il mio incoraggiamento per il buon esito della conferenza, affinché questi ordigni, che continuano a seminare vittime, tra cui molti bambini, siano completamente banditi”.

L’altro importante evento è la beatificazione oggi a Novara di Antonio Rosmini, “grande figura di sacerdote e illustre uomo di cultura, animato da fervido amore per Dio e per la Chiesa”. Fra le più grandi personalità filosofiche dell’800, Rosmini ha cercato di avvicinare lòa fede cattolica la mondo moderno e ha sofferto spesso l’incomprensione e l’emarginazione da parte delle istituzioni ecccelsiastiche. Nel ricordare la figura del nuovo beato, Benedetto XVI ha aggiunto:”Testimoniò la virtù della carità in tutte le sue dimensioni e ad alto livello, ma ciò che lo rese maggiormente noto fu il generoso impegno per quella che egli chiamava ‘carità intellettuale’, vale a dire la riconciliazione della ragione con la fede. Il suo esempio aiuti la Chiesa, specialmente le comunità  ecclesiali italiane, a crescere nella consapevolezza che la luce della ragione umana e quella della Grazia, quando camminano insieme, diventano sorgente di benedizione per la persona umana e per la società”.

foto: cpp

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