17/06/2018, 12.07
VATICANO
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Papa: Appello per lo Yemen e per la Giornata del rifugiato. Rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio

All’Angelus papa Francesco chiede alla comunità internazionale di far riprendere il dialogo fra le parti in Yemen, dove è in atto una catastrofe umanitaria a causa della guerra. L’attenzione alla Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno. La spiegazione delle parabole della “crescita misteriosa del seme” e del “granellino di senape”. Preghiera per il popolo del Venezuela in occasione della beatificazione di Maria Carmen Rendiles Martinez a Caracas.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Un appello per la pace nello Yemen, dove si è prossimi a una “catastrofe umanitaria”; un ricordo del valore della Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno prossimo; una preghiera per il Venezuela in occasione della beatificazione di María Carmen Rendíles Martínez a Caracas, avvenuta ieri. Sono alcuni dei temi affrontati da papa Francesco oggi dopo la preghiera dell’Angelus insieme ai pellegrini radunati in piazza san Pietro. La preghiera mariana è stata preceduta dalla spiegazione del vangelo di oggi (11ma domenica per anno B, Marco 4,26-34), che narra delle due parabole del seme che cresce in modo misterioso e del granellino di senape. Per Francesco, queste parabole devono farci rimanere fiduciosi nell’agire sommesso ma potente di Dio” nelle “vicende personali e sociali che a volte sembrano segnare il naufragio della speranza”.

In Yemen, da giorni le forze saudite hanno lanciato un attacco per conquistare il porto di Hudaydah e sottrarlo ai nemici Houthi. Il porto è l’unico punto di attracco per gli aiuti umanitari alla popolazione prostrata da oltre tre anni di guerra. A rischio vi è la vita di almeno 250mila persone, che si vanno ad aggiungere alle 10mila vittime provocate sinora.

“Con preoccupazione – ha detto Francesco - seguo la sorte drammatica delle popolazioni dello Yemen già stremate da anni di conflitto. Faccio appello alla comunità internazionale perché non risparmi alcun sforzo per portare con urgenza al tavolo dei negoziati le parti in causa ed evitare un peggioramento della già tragica situazione umanitaria. Preghiamo al Madonna per lo Yemen". Il pontefice ha quindi recitato un’Ave Maria insieme ai pellegrini.

Il papa ha poi ricordato che il 20 giugno ricorre “la Giornata mondiale del rifugiato promossa dalle Nazioni Unite per richiamare l'attenzione su ciò che vivono, spesso con grande ansietà e sofferenze, i nostri fratelli costretti a fuggire dalle loro terre a causa di conflitti e persecuzioni”.

Tale giornata – ha continuato – “quest'anno cade nel vivo delle consultazioni tra i governi per l'adozione di un patto mondiale sui rifugiati che si vuole adottare entro l'anno come quello per una migrazione sicura, ordinata e regolare”

Il pontefice si augura che “gli Stati coinvolti in questi processi raggiugano un'intesa per assicurare con responsabilità e umanità l'assistenza e la protezione a chi è forzato a lasciare il proprio Paese”.

“Ma – ha aggiunto - anche ciascuno di noi è chiamato ad essere vicino ai rifugiati, a trovare con loro momenti d'incontro, a valorizzare il loro contributo, perché anche essi possano meglio inserirsi nelle comunità che li ricevono. In questo incontro e in questo reciproco rispetto e appoggio c'è la soluzione a tanti problemi."

In precedenza, parlando del vangelo di oggi, egli ha spiegato il senso della prima parabola sulla “crescita misteriosa del seme”: “Mediante la predicazione – ha detto - e l’azione di Gesù, il Regno di Dio è annunciato, ha fatto irruzione nel campo del mondo e, come il seme, cresce e si sviluppa da sé stesso, per forza propria e secondo criteri umanamente non decifrabili. Esso, nel suo crescere e germogliare dentro la storia, non dipende tanto dall’opera dell’uomo, ma è soprattutto espressione della potenza e della bontà di Dio”.

“Per questo – ha aggiunto - nei momenti di buio e di difficoltà non dobbiamo abbatterci, ma rimanere ancorati alla fedeltà di Dio, alla sua presenza che sempre salva”.

“Nella seconda parabola (cfr vv. 30-32), Gesù paragona il Regno di Dio a un granellino di senape. È un seme piccolissimo, eppure si sviluppa così tanto da diventare la più grande di tutte le piante dell’orto: una crescita imprevedibile, sorprendente. Non è facile per noi entrare in questa logica della imprevedibilità di Dio e accettarla nella nostra vita”.

“L’autenticità della missione della Chiesa - la sua conclusione - non è data dal successo o dalla gratificazione dei risultati, ma dall’andare avanti con il coraggio della fiducia e l’umiltà dell’abbandono in Dio. È la consapevolezza di essere piccoli e deboli strumenti, che nelle mani di Dio e con la sua grazia possono compiere opere grandi, facendo progredire il suo Regno che è «giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo» (Rm 14,17). La Vergine Maria ci aiuti ad essere semplici e attenti, per collaborare con la nostra fede e con il nostro lavoro allo sviluppo del Regno di Dio nei cuori e nella storia”.

Dopo la preghiera mariana, papa Francesco ha ricordato che ieri, a Caracas, è stata proclamata Beata Maria Carmen Rendiles Martinez, fondatrice delle suore Siervas de Jesús de Venezuela, la cui missione si è espressa nelle parrocchie, nelle scuole e fra i bisognosi. “Lodiamo il Signore per questa sua fedele discepola – ha detto il pontefice - e affidiamo alla sua intercessione le nostre preghiere per il popolo venezuelano. E salutiamo la nuova beata e il popolo venezuelano con un applauso!".

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