25/03/2021, 13.55
VATICANO
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Papa: Dante, poeta cristiano, profeta di speranza e testimone del desiderio di felicità

Lettera apostolica di Francesco nel settimo centenario della morte del Poeta che “può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere” verso la meta ultima.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Dante, poeta cristiano, anche se uomo del suo tempo, è “profeta di speranza” e “può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere” verso la meta ultima. E’ la considerazione finale e, in certo senso, la lettura che papa Francesco fa del padre della lingua italiana nella Lettera apostolica “Candor Lucis aeternae” dedicata al settimo centenario della morte del Poeta, pubblicata oggi.

Un lungo documento all’inizio del quale Francesco, ripercorrendo quanto di Dante hanno scritto i papi dell’ultimo secolo evidenzia come tutti ne abbiano sottolineato l’essere “nostro”, ossia cristiano. Da Benedetto XV che nel 1921 scriveva: “chi potrà negare che il nostro Dante abbia alimentato e rafforzato la fiamma dell’ingegno e la virtù poetica traendo ispirazione dalla fede cattolica”, a Paolo VI, che nel 1966 affermava “nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire della fede cattolica, perché tutto spirante amore a Cristo; nostro perché molto amò la Chiesa, di cui cantò le glorie; e nostro perché riconobbe e venerò nel Pontefice Romano il Vicario di Cristo”, fino a Francesco, per il quale “l’opera di Dante è parte integrante della nostra cultura, ci rimanda alle radici cristiane dell’Europa e dell’Occidente, rappresenta il patrimonio di ideali e di valori che anche oggi la Chiesa e la società civile propongono come base della convivenza umana”.

Francesco sottolinea il fatto che la sua Lettera apostolica viene pubblicata nel giorno nel quale la Chiesa celebra l’Incarnazione, definita da Benedetto XVI “la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue, l’intero essere umano” e che è per Francesco “il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema”.

Tratteggiando la vita di Dante, Francesco nota che “la delusione profonda per la caduta dei suoi ideali politici e civili, insieme alla dolorosa peregrinazione da una città all’altra in cerca di rifugio e sostegno non sono estranee alla sua opera letteraria e poetica, anzi ne costituiscono la radice essenziale e la motivazione di fondo”. E “la struggente malinconia di Dante pellegrino ed esule si percepisce anche nei celebri versi dell’VIII Canto del Purgatorio: «Era già l’ora che volge il disio / ai navicanti e ‘ntenerisce il core / lo dì c’han detto ai dolci amici addio» (VIII, 1-3)”. Ma non si rassegna mai e per questo è “profeta di speranza”: perché spinge a liberarsi dalla “selva oscura” del peccato per ritrovare “la diritta via” e raggiungere, così, “la pienezza della vita nella storia” e “la beatitudine eterna in Dio”. La sua è dunque “una missione profetica” che non risparmia la denuncia anche per quei papi che “trasformano la Chiesa in uno strumento per i propri interessi”.

Nella Divina Commedia si manifesta poi in modo evidente che “la misericordia di Dio offre sempre la possibilità di cambiare, di convertirsi, di ritrovarsi e ritrovare la via verso la felicità. Significativi, a tal proposito, alcuni episodi e personaggi della Commedia, che manifestano come a nessuno in terra sia preclusa tale via”, come Traiano e Manfredi.

Il documento di Francesco sottolinea anche la rilevanza nella Commedia di tre figure femminili: Maria, madre di Dio, emblema della carità; Beatrice, simbolo della speranza, e Lucia, immagine della fede. Queste tre donne che accompagnano Dante nelle diverse fasi del suo cammino dimostrano che “non ci si salva da soli”, ma che è necessario l’aiuto di chi “può sostenerci e guidarci con saggezza e prudenza”.

E tra le figure della Commedia, il documento evidenzia una profonda sintonia” tra Dante e san Francesco, sposo di Madonna Povertà. Entrambi si sono rivolti al popolo, il primo “andando tra la gente”, il secondo scegliendo di usare non il latino, ma “la lingua di tutti”; entrambi, inoltre, si aprono “alla bellezza e al valore” del Creato.

Ma l’opera di Dante, “miniera quasi infinita di conoscenze, di esperienze, di considerazioni in ogni ambito della ricerca umana” ci chiede “di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinerario verso la felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità”. Per questo il suo messaggio va reso “accessibile al di là delle aule scolastiche e universitarie. Esorto le comunità cristiane, soprattutto quelle presenti nelle città che conservano le memorie dantesche, le istituzioni accademiche, le associazioni e i movimenti culturali, a promuovere iniziative volte alla conoscenza e alla diffusione del messaggio dantesco nella sua pienezza”.

“In questo particolare momento storico – conclude Francesco - segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere, finché il nostro cuore non avrà trovato la vera pace e la vera gioia, finché non arriveremo alla meta ultima di tutta l’umanità, «l’amor che move il sole e l’altre stelle» (Par. XXXIII, 145)”. (FP)

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