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  • » 18/04/2015, 00.00

    VATICANO

    Papa: Denunciare e combattere la tratta di esseri umani, un male che si vuole occultare



    Nell’udienza ai partecipanti alla plenaria della Pontificia accademia delle scienze sociali, papa Francesco spinge a trovare legislazioni nazionali e internazionali per “assicurare i trafficanti alla giustizia e reimpiegare i loro ingiusti guadagni per la riabilitazione delle vittime”. La lotta alla schiavitù, opera di santi cristiani e di “tanti uomini e donne di buona volontà, che non si riconoscono in una fede religiosa”.

    Città del Vaticano (AsiaNews)  - E’ urgente “denunciare e combattere” la tratta di esseri umani, “questo nuovo male che, nel mondo globale, si vuole occultare perché scandaloso e politicamente scorretto”; è importante trovare nuove leggi “per assicurare i trafficanti alla giustizia e reimpiegare i loro ingiusti guadagni per la riabilitazione delle vittime”; far comprendere alle autorità civili la “gravità di tale tragedia, che costituisce un regresso dell’umanità”. Sono questi alcuni dei compiti a cui papa Francesco ha esortato oggi i partecipanti alla Sessione Plenaria della Pontificia accademia delle scienze sociali, che dal 17 al 21 aprile è radunata in Vaticano sul tema “Tratta di esseri umani: i temi oltre la criminalizzazione”.

    Nel suo discorso, il pontefice ha ricordato che l’abolizione della piaga della schiavitù è stata “conseguenza diretta del messaggio di libertà portato al mondo da Cristo con la sua pienezza di grazia, verità e amore, con il suo programma delle Beatitudini”. A tale abolizione hanno contribuito santi – il papa cita san Pietro Claver e san Giovanni de Matha – e “tanti uomini e donne di buona volontà, che non si riconoscono in una fede religiosa, ma si impegnano per migliorare la condizione umana”.

    “Purtroppo – ha continuato il pontefice - in un sistema economico globale dominato dal profitto, si sono sviluppate nuove forme di schiavitù in certo modo peggiori e più disumane di quelle del passato. Ancora di più oggi, quindi, seguendo il messaggio di redenzione del Signore, siamo chiamati a denunciarle e a combatterle. Innanzitutto, dobbiamo far prendere più consapevolezza di questo nuovo male che, nel mondo globale, si vuole occultare perché scandaloso e ‘politicamente scorretto’. A nessuno piace riconoscere che nella propria città, regione o nazione ci sono nuove forme di schiavitù, mentre sappiamo che questa piaga riguarda quasi tutti i Paesi”.

    Questi “crimini gravissimi”  comprendono il traffico di esseri umani, Il lavoro forzato, la prostituzione, il commercio di organi, la droga. E’ urgente far nascere una “legislazione nazionale e internazionale, in modo da poter assicurare i trafficanti alla giustizia e reimpiegare i loro ingiusti guadagni per la riabilitazione delle vittime. Si dovrebbero cercare le modalità più idonee per penalizzare quanti si rendono complici di questo mercato disumano. Siamo chiamati a migliorare le modalità di riscatto e di inclusione sociale delle vittime, aggiornando anche le normative sul diritto di asilo. Deve aumentare la consapevolezza delle autorità civili circa la gravità di tale tragedia, che costituisce un regresso dell’umanità”.

    Francesco ha ricordato che l’ispirazione per questo impegnativo lavoro viene dal Vangelo, “guida per chiunque si pone al servizio della civiltà dell’amore, dove le Beatitudini hanno una risonanza sociale, dove c’è una reale inclusione degli ultimi. Bisogna costruire la città terrena alla luce delle Beatitudini, e così camminare verso il Cielo in compagnia dei piccoli e degli ultimi”. E non va dimenticato che “il protocollo” con cui saremo giudicati alla fine della vita sarà il capitolo 25 del vangelo di Matteo: “Quanto avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”, dice il Signore (cfr Mt 25,40)”.

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