07/01/2018, 12.11
VATICANO
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Papa: Fare memoria del proprio battesimo, non considerarlo un fatto del passato

All’Angelus nella festa del Battesimo del Signore, papa Francesco invoca “la materna protezione della Madre di Dio” per i bambini battezzati stamattina e per quelli battezzati di recente. “La grande umiltà di Gesù”, la sua disponibilità “a immergersi nel fiume dell’umanità, a prendere su di sé le mancanze e le debolezze degli uomini”. “È lo Spirito che apre gli occhi del cuore alla verità, tutta la verità”. Ricordare la data del nostro battesimo. Il saluto ai fedeli provenienti dalla Corea del Sud.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “L’odierna festa del battesimo del Signore … ci invita a pensare al nostro battesimo”, a non considerarlo solo “un fatto che è avvenuto nel passato”, ma “l’impegnativa carta d’identità del credente”. Sono i punti salienti sviluppati da papa Francesco nella sua riflessione prima della preghiera dell’Angelus coi pellegrini in piazza san Pietro. In precedenza, stamane, Francesco aveva celebrato la messa nella Cappella Sistina, amministrando il battesimo a 34 bambini e bambine. Dopo la preghiera mariana, egli ha ricordato questo evento e su quei bambini “e su tutti i bambini che sono stati battezzati recentemente” ha invocato “la materna protezione della Madre di Dio, perché, aiutati dall’esempio dei loro genitori, dei padrini e delle madrine, crescano come discepoli del Signore”.

Nella sua riflessione, riferendosi al vangelo della messa di oggi (Marco 1, 7-11), Francesco ha sottolineato anzitutto “la grande umiltà di Gesù”: “Colui che non aveva peccato, nel mettersi in fila con i penitenti, mescolato fra loro per essere battezzato nelle acque del fiume. Così facendo, Egli ha manifestato ciò che abbiamo celebrato nel Natale: la disponibilità di Gesù a immergersi nel fiume dell’umanità, a prendere su di sé le mancanze e le debolezze degli uomini, a condividere il loro desiderio di liberazione e di superamento di tutto ciò che allontana da Dio e rende estranei ai fratelli”.

Egli ha poi sottolineato il valore dello Spirito Santo: “È lo Spirito l’artefice del battesimo di Gesù e anche del nostro battesimo. È lo Spirito che apre gli occhi del cuore alla verità, tutta la verità. È lo Spirito che spinge la nostra vita sul sentiero della carità. È lo Spirito il dono che il Padre ha fatto a ciascuno di noi nel giorno del nostro battesimo. È lo Spirito che ci trasmette la tenerezza del perdono divino. Ed è ancora Lui, lo Spirito Santo, che fa risuonare la Parola rivelatrice del Padre: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento» (v. 11)”.

Da qui, l’importanza del “fare memoria del proprio battesimo”: “Dimenticarlo – ha detto - significa esporsi al rischio di perdere la memoria di quello che il Signore ha fatto in noi, finendo per considerarlo solo come un fatto che è avvenuto nel passato… Grazie al Battesimo, siamo anche capaci di perdonare e di amare chi ci offende e ci fa del male; riusciamo a riconoscere negli ultimi e nei poveri il volto del Signore che ci visita e si fa vicino. Insomma, più che la tappa che scandisce sociologicamente l’iscrizione al registro della parrocchia, quel giorno costituisce l’impegnativa carta d’identità del credente”.

A braccio, egli ha aggiunto: “Io non posso farvi la domanda se ricordate il vostro battesimo, perché eravamo piccoli. … Ma voi sapete, conoscete in quale giorno siete stati battezzati? Ognuno ci pensi. E se non lo sapete, andando a casa, domandate alla mamma, a papà, ai nonni. È una data importante, da non dimenticare mai. È la data della nostra santificazione, della festa del grande perdono…”.

Fra i saluti finali, egli ha citato in particolare alcuni “fedeli provenienti dalla Corea del Sud”.

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