02/06/2010, 00.00
VATICANO
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Papa: Gaza, la violenza non risolve le controversie, ma genera altra violenza

Appello di Benedetto XVI, alla fine dell’udienza generale, “a quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale” a cercare “soluzioni giuste attraverso il dialogo”. In precedenza il Papa ha illustrato la figura di san Tommaso d’Aquino, “maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia”.
Città del Vaticano (AsiaNews) . Con “animo accorato” e “profonda trepidazione” Benedetto XVI, all’udienza generale ha parlato della vicenda di Gaza, per esprimere il suo cordoglio per le “vittime di questi dolorosissimi eventi che preoccupano quanti hanno a cuore la pace nella regione” e per ripetere che “la violenza non risolve le controversie, ma ne accresce le drammatiche conseguenze e genera altra violenza” e lanciare un appello “a quanti hanno responsabilità politiche a livello locale e internazionale affinché ricerchino incessantemente soluzioni giuste attraverso il dialogo, in modo da garantire alle popolazioni dell'area migliori condizioni di vita, in concordia e serenità”.
 
Prima dell’appello, alle oltre 20mila persone presenti in piazza San Pietro, il Papa ha illustrato la figura di uno dei massimi pensatori del medioevo cristiano: san Tommaso d’Aquino, “sempre proposto dalla Chiesa come maestro di pensiero e modello del retto modo di fare teologia”. Il teologo più citato, dopo sant’Agostino, nel catechismo della Chiesa cattolica.
 
Chiamato “Doctor Angelicus, forse per le sue virtù, in particolare la sublimità del pensiero e la purezza della vita”, Tommaso nacque tra il 1224 e il 1225 nel castello che la sua famiglia, nobile e facoltosa, possedeva a Roccasecca, nei pressi di Aquino, vicino all’abbazia di Montecassino, dove fu inviato dai genitori per ricevere i primi elementi della sua istruzione. Di qui si trasferì a Napoli, nella cui università “veniva insegnato, senza le limitazioni vigenti altrove, il pensiero del filosofo greco Aristotele, al quale il giovane Tommaso venne introdotto, e di cui intuì subito il grande valore. Ma soprattutto, in quegli anni trascorsi a Napoli, nacque la sua vocazione domenicana”.
 
La sua scelta fu criticata dalla famiglia e Tommaso dovette lasciare il convento. Ma nel 1245, ormai maggiorenne, “poté riprendere il suo cammino”. Andò a Parigi per studiare teologia sotto la guida di un altro santo, Alberto Magno. I due “strinsero una vera e profonda amicizia e impararono a stimarsi e a volersi bene, al punto che Alberto volle che il suo discepolo lo seguisse anche a Colonia, dove egli era stato inviato dai superiori dell’Ordine a fondare uno studio teologico. Tommaso prese allora contatto con tutte le opere di Aristotele e dei suoi commentatori arabi, che Alberto spiegava”. In quel periodo la cultura del mondo latino era stata profondamente stimolata dall’incontro con le opere di Aristotele, che erano rimaste ignote per molto tempo. Si trattava di scritti sulla natura della conoscenza, sulle scienze naturali, sulla metafisica, sull’anima e sull’etica, “ricchi di informazioni e di intuizioni che apparivano valide e convincenti”.   Aristotele fu accolto da alcuni “con entusiasmo acritico”, altri, invece temevano che il pensiero pagano di Aristotele “fosse in opposizione alla fede cristiana, e si rifiutavano di studiarlo”, spinti anche “dalla presentazione che di Aristotele era stata fatta dai commentatori arabi Avicenna e Averroè”, secondo i quali “vi è un unico intelletto universale”, una sostanza spirituale comune a tutti. “Un altro punto discutibile era quello secondo il quale il mondo è eterno come Dio”.
 
Tommaso d’Aquino “svolse un’operazione di fondamentale importanza per la storia della filosofia e della teologia” studiando a fondo Aristotele e “distinguendovi ciò che era valido da ciò che era dubbio o da rifiutare del tutto, mostrando la consonanza con i dati della Rivelazione cristiana e utilizzando largamente e acutamente il pensiero aristotelico nell’esposizione degli scritti teologici che compose. In definitiva Tommaso d’Aquino mostrò che tra fede cristiana e ragione sussiste una naturale armonia”.
 
All’autore della “Summa Theologiae”, Urbano IV, commissionò la composizione dei testi liturgici per la festa del Corpus Domini.
  
Ma oltre che allo studio e all’insegnamento, - ha notato - Tommaso si dedicò anche alla predicazione al popolo, che volentieri andava ad ascoltarlo. “È veramente una grande grazia – ha commentato - quando i teologi sanno parlare con semplicità e fervore ai fedeli. Il ministero della predicazione, d’altra parte, aiuta gli stessi studiosi di teologia a un sano realismo pastorale, e arricchisce di vivaci stimoli la loro ricerca”.   Gli ultimi mesi della vita terrena di Tommaso restano circondati da un’atmosfera particolare. Nel dicembre del 1273 “chiamò il suo amico e segretario Reginaldo per comunicargli la decisione di interrompere ogni lavoro, perché, durante la celebrazione della Messa, aveva compreso, in seguito a una rivelazione soprannaturale, che quanto aveva scritto fino ad allora era solo ‘un mucchio di paglia’. È un episodio misterioso, che ci aiuta a comprendere non solo l’umiltà personale di Tommaso, ma anche il fatto che tutto ciò che riusciamo a pensare e a dire sulla fede, per quanto elevato e puro, è infinitamente superato dalla grandezza e dalla bellezza di Dio, che ci sarà rivelata in pienezza nel Paradiso”. Qualche mese dopo, Tommaso morì mentre era in viaggio verso Lione, dove si stava recando per prendere parte al Concilio ecumenico indetto da Gregorio X.
 
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