26/01/2014, 00.00
VATICANO
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Papa: Gesù ci insegna a portare il Vangelo partendo dalle periferie e dagli ultimi

All'Angelus Francesco augura "un'esistenza colma di gioia e di speranza" a cinesi, coreani e vietnamiti si preparano a celebrare il capodanno lunare. In Ucraina ci sia "un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile". Un pensiero per Cocò Campolongo, il bambino ucciso e bruciato.

Città del Vaticano (AsiaNews) - Gesù che iniziò la sua missione partendo dalla Galilea, "zona periferica", e scelse come discepoli persone "di basso profilo", "ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalla periferia, dagli ultimi, per raggiungere tutti". Il Papa ha commentato così, all'Angelus, il Vangelo di questa domenica che racconta gli inizi della vita pubblica di Gesù nelle città e nei villaggi della Galilea.

Dalla Galilea all'Estremo oriente, perché al termine della preghiera mariana, papa Francesco ha ricordato che "nei prossimi giorni, milioni di persone, che vivono nell'Estremo Oriente o sparse in varie parti del mondo, tra cui cinesi, coreani e vietnamiti, celebrano il capodanno lunare. A tutti loro auguro un'esistenza colma di gioia e di speranza. L'anelito insopprimibile alla fraternità, che alberga nel loro cuore, trovi nell'intimità della famiglia il luogo privilegiato dove possa essere scoperto, educato e realizzato. Sarà questo un prezioso contributo alla costruzione di un mondo più umano, in cui regna la pace".

Prima del pensiero al capodanno lunare, alle 50mila persone presenti in piazza san Pietro, il Papa ha ricordato che "il Vangelo di questa domenica racconta gli inizi della vita pubblica di Gesù nelle città e nei villaggi della Galilea". "E' una terra di frontiera, una zona di transito dove si incontrano persone diverse per razza, cultura e religione. La Galilea diventa così il luogo simbolico per l'apertura del Vangelo a tutti i popoli. Da questo punto di vista, la Galilea assomiglia al mondo di oggi: compresenza di diverse culture, necessità di confronto e di incontro. Anche noi siamo immersi ogni giorno in una 'Galilea delle genti', e in questo tipo di contesto possiamo spaventarci e cedere alla tentazione di costruire recinti per essere più sicuri, più protetti. Ma Gesù ci insegna che la Buona Novella non è riservata a una parte dell'umanità, è da comunicare a tutti. È un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere".

"Partendo dalla Galilea, Gesù ci insegna che nessuno è escluso dalla salvezza di Dio, anzi, che Dio preferisce partire dalla periferia, dagli ultimi, per raggiungere tutti. Ci insegna un metodo, il suo metodo, che però esprime il contenuto, cioè la misericordia del Padre. «Ogni cristiano e ogni comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 20). Gesù comincia la sua missione non solo da un luogo decentrato, ma anche da uomini che si direbbero 'di basso profilo'. Per scegliere i suoi primi discepoli e futuri apostoli, non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili e semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio. Gesù va a chiamarli là dove lavorano, sulla riva del lago: sono pescatori. Li chiama, ed essi lo seguono, subito. Lasciano le reti e vanno con Lui: la loro vita diventerà un'avventura straordinaria e affascinante".

"Il Signore chiama anche oggi! Passa per le strade della nostra vita quotidiana, passa anche in questa piazza; ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle "Galilee" dei nostri tempi. E se qualcuno sente che il Signore chiama, abbiate coraggio, seguitelo, il Signore non delude mai. Lasciamoci raggiungere dal suo sguardo, dalla sua voce, e seguiamolo! Perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce"..

Numerosi, dopo l'Angelus, i pensieri che il Papa ha dedicato a varie realtà, come l'Ucraina, alla quale si è detto vicino nella preghiera, "in particolare a quanti hanno perso la vita in questi giorni e alle loro famiglie. Auspico - ha aggiunto - che si sviluppi un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile e, evitando ogni ricorso ad azioni violente, prevalgano nel cuore di ciascuno lo spirito di pace e la ricerca del bene comune!".

Il Papa ha anche ricordato che oggi "si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Questa malattia, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. E' importante mantenere viva la solidarietà con questi fratelli e sorelle. Ad essi assicuriamo la nostra preghiera; e preghiamo anche per tutti coloro che li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere questo morbo".

Un pensiero, infine, per Cocò Campolongo, il bambino che è stato ucciso e bruciato in una macchina. "Preghiamo - ha detto - con Cocò che sicuramente è in cielo con Gesù per queste persone che hanno fatto questo reato, perché si pentano e si convertano".

L'incontro con il Papa si è concluso con due ragazzi dell'Azione cattolica di Roma che, come ogni anno, a conclusione della "Carovana della Pace" hanno letto un messaggio e lanciato due beneauguranti colombe bianche.

 

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