23/05/2021, 10.46
VATICANO
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Papa: Gesù dona il Paraclito, consolatore e avvocato

Nella messa di Pentecoste, papa Francesco spiega che la consolazione dello Spirito non è come le “consolazioni del mondo”, “anestetici” che “non guariscono”. Oggi è “il tempo della consolazione”: annunciare la gioia del vangelo non la “lotta al paganesimo” o il lamento contro “la secolarizzazione”. Cercare “l’armonia nella diversità”, senza contrapporsi e escludersi fra “conservatori e progressisti, tradizionalisti e innovatori, destra e sinistra”.  Lo Spirito rende “testimoni dell’oggi di Dio, profeti di unità per la Chiesa e l’umanità”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Lo Spirito Santo è “il dono definitivo” di Gesù, che Egli chiama col nome di “Paraclito” che “vuol dire due cose: Consolatore e Avvocato”. Papa Francesco ha iniziato così la sua omelia nella messa di Pentecoste che egli ha celebrato stamane nella basilica di san Pietro, dall’altare della Confessione. I fedeli lungo la navata centrale hanno osservato il distanziamento sociale a causa della pandemia.

Dalle caratteristiche di “consolatore e avvocato” dello Spirito Santo, il pontefice ha tratto importanti conseguenze per la missione della Chiesa nel mondo. Ad esempio, il papa ha sottolineato che questo è “il tempo della consolazione”, e perciò è tempo di un annuncio gioioso del Vangelo, non della “lotta al paganesimo” o del lamento contro “la secolarizzazione”. Inoltre, siccome il Paraclito “spinge all’unità, alla concordia, all’armonia delle diversità”, è importante cercare “l’insieme”, non contrapporsi e escludersi fra “conservatori e progressisti, tradizionalisti e innovatori, destra e sinistra”.

Nell’omelia, Francesco ha anzitutto precisato che la “consolazione” dello Spirito è diverso dalle “consolazioni del mondo”. Queste sono “anestetici”, “distolgono, distraggono, ma non guariscono”, “non curano il male profondo che ci portiamo dentro”. Invece lo Spirito è “la tenerezza stessa di Dio, che non ci lascia soli; perché stare con chi è solo è già consolare”.

“Pure noi siamo chiamati a testimoniare nello Spirito Santo, a diventare paracliti, consolatori. Sì, lo Spirito ci chiede di dare corpo alla sua consolazione. Come? Non facendo grandi discorsi, ma facendoci prossimi; non con parole di circostanza, ma con la preghiera e la vicinanza. Il Paraclito dice alla Chiesa che oggi è il tempo della consolazione. È il tempo del lieto annuncio del Vangelo più che della lotta al paganesimo. È il tempo per portare la gioia del Risorto, non per lamentarci del dramma della secolarizzazione. È il tempo per riversare amore sul mondo, senza sposare la mondanità. È il tempo in cui testimoniare la misericordia più che inculcare regole e norme. È il tempo del Paraclito!”

Il papa ha poi spiegato l’essere “avvocato” dello Spirito, che “non si sostituisce a noi, ma ci difende dalle falsità del male ispirandoci pensieri e sentimenti”. Egli ha poi elencato “tre antidoti basilari contro altrettante tentazioni, oggi diffuse”, che vengono suggeriti dallo Spirito.

Il primo suggerimento è “Abita il presente… Il Paraclito afferma il primato dell’oggi, contro la tentazione di farci paralizzare dalle amarezze e dalle nostalgie del passato, oppure di concentrarci sulle incertezze del domani e lasciarci ossessionare dai timori per l’avvenire”.

Il secondo è “Cerca l’insieme”. “Il Paraclito afferma il primato dell’insieme. Nell’insieme, nella comunità lo Spirito predilige agire e portare novità. Guardiamo agli Apostoli. Erano molto diversi: tra loro, ad esempio, c’erano Matteo, pubblicano che aveva collaborato con i Romani, e Simone, detto Zelota, che si opponeva a loro. C’erano idee politiche opposte, visioni del mondo differenti. Ma quando ricevono lo Spirito imparano a non dare il primato ai loro punti di vista umani, ma all’insieme di Dio. Oggi, se ascoltiamo lo Spirito, non ci concentreremo su conservatori e progressisti, tradizionalisti e innovatori, destra e sinistra: se i criteri sono questi, vuol dire che nella Chiesa si dimentica lo Spirito. Il Paraclito spinge all’unità, alla concordia, all’armonia delle diversità. Ci fa vedere parti dello stesso Corpo, fratelli e sorelle tra noi. Cerchiamo l’insieme!”.

Infine, il terzo suggerimento è “Metti Dio prima del tuo io. È il passo decisivo della vita spirituale, che non è una collezione di meriti e di opere nostre, ma umile accoglienza di Dio. Il Paraclito afferma il primato della grazia”. “Se in primo luogo ci sono i nostri progetti, le nostre strutture e i nostri piani di riforma scadremo nel funzionalismo, nell’efficientismo, nell’orizzontalismo e non porteremo frutto. La Chiesa non è un’organizzazione umana, è il tempio dello Spirito Santo. Gesù ha portato il fuoco dello Spirito sulla terra e la Chiesa si riforma con l’unzione della grazia, con la forza della preghiera, con la gioia della missione, con la bellezza disarmante della povertà. Mettiamo Dio al primo posto!”.

Il pontefice ha concluso con una preghiera: “Spirito Santo, Spirito Paraclito, consola i nostri cuori. Facci missionari della tua consolazione, paracliti di misericordia per il mondo. Avvocato nostro, dolce Suggeritore dell’anima, rendici testimoni dell’oggi di Dio, profeti di unità per la Chiesa e l’umanità, apostoli fondati sulla tua grazia, che tutto crea e tutto rinnova. Amen”.

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