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  • » 17/09/2016, 11.57

    VATICANO

    Papa: I nunzi siano missionari “tre volte in uscita”



    Francesco celebra la messa in Santa Marta alla presenza dei rappresentanti pontifici nel mondo, a Roma per il loro Giubileo. La loro “è una vita da zingari, per i continui spostamenti. Ma dovete ricordare tre modi di uscire: fisico, culturale e la preghiera. Non li dimenticate mai”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – I nunzi devono essere missionari del Vangelo in ogni angolo del mondo, “uscendo” dal punto di vista fisico, culturale e attraverso la preghiera e l’Adorazione. Lo ha sottolineato questa mattina papa Francesco celebrando la messa in casa Santa Marta insieme ai rappresentanti pontifici nel mondo, in occasione del loro Giubileo. Il papa ha poi voluto ringraziare i diplomatici vaticani per la loro disponibilità a “ricominciare sempre”.

    Francesco, come riporta la Radio Vaticana, ha preso spunto dalla parabola del Seminatore e ha detto che spesso la vita dei nunzi è una “vita da zingari” per i loro continui spostamenti: “Quando si è imparata bene la lingua, uno squillo da Roma e … 'Ah, senti, come stai?' – 'Bene …' – 'Tu sai, il Santo Padre, che ti vuole tanto bene … ha pensato …' – perché queste chiamate, queste telefonate si fanno con zucchero, no? – '… ha pensato a te per questo …'. E fare le valigie, e andare in un altro posto, lasciare amici, lasciare abitudini, lasciare tante cose che uno ha fatto … Uscire da se stesso, uscire da quel posto per andare in un altro. E lì, incominciare”.

    "Quando si arriva in nuovo Paese – ha proseguito Francesco – il nunzio deve compiere un’altra uscita: uscire da se stesso per conoscere, il dialogo, per studiare la cultura, il modo di pensare”. L’uscita riguarda anche l’andare ai ricevimenti “tante volte noiosi. Ma anche lì si semina. Qualcuno può pensare che sia un lavoro troppo funzionale, un lavoro amministrativo pure che potrebbero fare i laici: ma l’altro giorno, parlando su questo argomento, ho sentito il Segretario di Stato che diceva: ‘Ma, guardate, nei ricevimenti tanti che sembrano superficiali cercano ‘il colletto’. E tutti voi, sapete bene che cosa avete fatto in tante anime. In quella mondanità, ma senza prendere la mondanità, ma prendere le persone come sono, sentirle, dialogare … questa è anche una uscita da se stesso del nunzio, per capire la gente, dialogare … E’ croce”.

    Gesù, ha aggiunto, “dice che noi, il seminatore semina il chicco, semina il grano e poi si riposa perché è Dio che lo fa germogliare e crescere. E anche il nunzio deve uscire da se stesso verso il Signore che fa crescere, che fa germogliare il seme; e deve uscire da se stesso davanti al tabernacolo, nella preghiera, nella adorazione”. È una “testimonianza grande”, questa, ha ribadito, “il nunzio solo adora Colui che fa crescere, Colui che dà vita”: “Queste sono le tre uscite di un nunzio: l’uscita fisica, fare le valigie, la vita da zingaro. L’uscita – diciamo – culturale: imparare la cultura, imparare la lingua … ‘Dimmi’ – in quella telefonata – ‘dimmi, tu quali lingue parli?’ – ‘Io parlo l’inglese bene, il francese, me la cavo con lo spagnolo …’ – ‘Ah, bene, bene … Ma senti: il Papa ha pensato di inviarti in Giappone, eh!’ – ‘Ma neppure conosco una lettera, di questi giapponesi!’ – ‘Ma, imparerai!’. Io sono rimasto edificato da uno di voi che prima di presentare le credenziali, in due mesi aveva imparato una lingua difficile e aveva imparato in quella lingua a celebrare: ha ri-incominciato questa uscita con entusiasmo, con gioia. E la terza uscita: la preghiera, la adorazione”.

    “Tre uscite – ha concluso il papa – e tre modi di servire Gesù Cristo e la Chiesa. E la Chiesa ringrazia voi per queste tre uscite. Ringrazia tanto. E anche io, personalmente, voglio ringraziarvi. Tante volte ammiro, quando ricevo, al mattino presto, le vostre comunicazioni: guarda questo come fa bene … Che il Signore vi dia la grazia di essere sempre aggiornati in queste tre uscite, queste tre uscite da voi stessi”.

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