22 Gennaio 2018
AsiaNews.it Twitter AsiaNews.it Facebook
Aree geografiche




  • > Africa
  • > Asia Centrale
  • > Asia del Nord
  • > Asia del Sud
  • > Asia Nord-Ovest
  • > Asia Sud-Est
  • > Europa
  • > Medio Oriente
  • > Nord America
  • > Sud America
  • > Asia dell'Est


  • » 01/01/2018, 11.00

    VATICANO

    Papa: L’anno si apre nel nome della Madre di Dio

    Papa Francesco

    Alla messa per la solennità di Maria Madre di Dio e della 51ma Giornata mondiale della pace, papa Francesco esalta la figura di Maria, attraverso cui “Dio è vicino all’umanità come un bimbo alla madre che lo porta in grembo”. “L’umanità è cara e sacra al Signore”.  “Il Vangelo non riporta neanche una sua parola in tutto il racconto del Natale… La Madre si associa al Figlio e custodisce nel silenzio”. La Chiesa è “madre e donna. E mentre l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare”.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – “L’anno si apre nel nome della Madre. Madre di Dio è il titolo più importante della Madonna”: così inizia l’omelia-meditazione di papa Francesco nella messa di oggi nella basilica di san Pietro. Il primo gennaio la Chiesa celebra la solennità dei Maria Santissima Madre di Dio e la Giornata Mondiale della Pace, giunta alla 51ma edizione. Il tema di quest’anno è “Migranti e rifugiati: uomini e donne in cerca di pace”. L’omelia del pontefice è stata però centrata su Maria, Madre di Dio, che ci conferma che “non c’è più Dio senza uomo” e quindi “l’uomo non è più solo; mai più orfano, è per sempre figlio”. E dopo alcune sottolineature sul silenzio e sul meditare da parte di Maria, e sull’importanza della dimensione femminile nella Chiesa, “che è madre e donna”, egli ha concluso invitando tutti i presenti a lodare Maria con il titolo usato “dai fedeli [al Concilio] di Efeso: Santa Madre di Dio, Santa Madre di Dio, Santa Madre di Dio”. Ecco l’omelia di papa Francesco:

    L’anno si apre nel nome della Madre. Madre di Dio è il titolo più importante della Madonna. Ma una domanda potrebbe sorgere: perché diciamo Madre di Dio e non Madre di Gesù? Alcuni, in passato, chiesero di limitarsi a questo, ma la Chiesa ha affermato: Maria è Madre di Dio. Dobbiamo essere grati perché in queste parole è racchiusa una verità splendida su Dio e su di noi. E cioè che, da quando il Signore si è incarnato in Maria, da allora e per sempre, porta la nostra umanità attaccata addosso. Non c’è più Dio senza uomo: la carne che Gesù ha preso dalla Madre è sua anche ora e lo sarà per sempre. Dire Madre di Dio ci ricorda questo: Dio è vicino all’umanità come un bimbo alla madre che lo porta in grembo.

    La parola madre (mater), rimanda anche alla parola materia. Nella sua Madre, il Dio del cielo, il Dio infinito si è fatto piccolo, si è fatto materia, per essere non solo con noi, ma anche come noi. Ecco il miracolo, la novità: l’uomo non è più solo; mai più orfano, è per sempre figlio. L’anno si apre con questa novità. E noi la proclamiamo così, dicendo: Madre di Dio! È la gioia di sapere che la nostra solitudine è vinta. È la bellezza di saperci figli amati, di sapere che questa nostra infanzia non ci potrà mai essere tolta. È specchiarci nel Dio fragile e bambino in braccio alla Madre e vedere che l’umanità è cara e sacra al Signore. Perciò, servire la vita umana è servire Dio e ogni vita, da quella nel grembo della madre a quella anziana, sofferente e malata, a quella scomoda e persino ripugnante, va accolta, amata e aiutata.

    Lasciamoci ora guidare dal Vangelo di oggi. Della Madre di Dio si dice una sola frase: «Custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Custodiva. Semplicemente custodiva. Maria non parla: il Vangelo non riporta neanche una sua parola in tutto il racconto del Natale. Anche in questo la Madre è unita al Figlio: Gesù è infante, cioè “senza parola”. Lui, il Verbo, la Parola di Dio che «molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato» (Eb 1,1), ora, nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), è muto. Il Dio davanti a cui si tace è un bimbo che non parla. La sua maestà è senza parole, il suo mistero di amore si svela nella piccolezza. Questa piccolezza silenziosa è il linguaggio della sua regalità. La Madre si associa al Figlio e custodisce nel silenzio.

    E il silenzio ci dice che anche noi, se vogliamo custodirci, abbiamo bisogno di silenzio. Abbiamo bisogno di rimanere in silenzio guardando il presepe. Perché davanti al presepe ci riscopriamo amati, assaporiamo il senso genuino della vita. E guardando in silenzio, lasciamo che Gesù parli al nostro cuore: che la sua piccolezza smonti la nostra superbia, che la sua povertà disturbi le nostre fastosità, che la sua tenerezza smuova il nostro cuore insensibile. Ritagliare ogni giorno un momento di silenzio con Dio è custodire la nostra anima; è custodire la nostra libertà dalle banalità corrosive del consumo e dagli stordimenti della pubblicità, dal dilagare di parole vuote e dalle onde travolgenti delle chiacchiere e del clamore.

    Maria custodiva, prosegue il Vangelo, tutte queste cose, meditandole. Quali erano queste cose? Erano gioie e dolori: da una parte la nascita di Gesù, l’amore di Giuseppe, la visita dei pastori, quella notte di luce. Ma dall’altra: un futuro incerto, la mancanza di una casa, «perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7); la desolazione del rifiuto; la delusione di aver dovuto far nascere Gesù in una stalla. Speranze e angosce, luce e tenebra: tutte queste cose popolavano il cuore di Maria. E lei, che cosa ha fatto? Le ha meditate, cioè le ha passate in rassegna con Dio nel suo cuore. Niente ha tenuto per sé, niente ha rinchiuso nella solitudine o affogato nell’amarezza, tutto ha portato a Dio. Così ha custodito. Affidando si custodisce: non lasciando la vita in preda alla paura, allo sconforto o alla superstizione, non chiudendosi o cercando di dimenticare, ma facendo di tutto un dialogo con Dio. E Dio che ci ha a cuore, viene ad abitare le nostre vite.

    Ecco i segreti della Madre di Dio: custodire nel silenzio e portare a Dio. Ciò avveniva, conclude il Vangelo, nel suo cuore. Il cuore invita a guardare al centro della persona, degli affetti, della vita. Anche noi, cristiani in cammino, all’inizio dell’anno sentiamo il bisogno di ripartire dal centro, di lasciare alle spalle i fardelli del passato e di ricominciare da ciò che conta. Ecco oggi davanti a noi il punto di partenza: la Madre di Dio. Perché Maria è esattamente come Dio ci vuole, come vuole la sua Chiesa: Madre tenera, umile, povera di cose e ricca di amore, libera dal peccato, unita a Gesù, che custodisce Dio nel cuore e il prossimo nella vita. Per ripartire, guardiamo alla Madre. Nel suo cuore batte il cuore della Chiesa. Per andare avanti, ci dice la festa di oggi, occorre tornare indietro: ricominciare dal presepe, dalla Madre che tiene in braccio Dio.

    La devozione a Maria non è galateo spirituale, è un’esigenza della vita cristiana. Guardando alla Madre siamo incoraggiati a lasciare tante zavorre inutili e a ritrovare ciò che conta. Il dono della Madre, il dono di ogni madre e di ogni donna è tanto prezioso per la Chiesa, che è madre e donna. E mentre l’uomo spesso astrae, afferma e impone idee, la donna, la madre, sa custodire, collegare nel cuore, vivificare. Perché la fede non si riduca solo a idea o dottrina, abbiamo bisogno, tutti, di un cuore di madre, che sappia custodire la tenerezza di Dio e ascoltare i palpiti dell’uomo.

    La Madre, firma d’autore di Dio sull’umanità, custodisca quest’anno e porti la pace di suo Figlio nei cuori e nel mondo.

    invia ad un amico Visualizza per la stampa










    Vedi anche

    01/01/2018 12:18:00 VATICANO
    Papa: Non spegniamo la speranza nel cuore di migranti e rifugiati!

    All’Angelus, papa Francesco chiede a tutti “l’impegno per assicurare ai rifugiati, ai migranti, a tutti un avvenire di pace”. Apprezzamento “per le molteplici iniziative di preghiera e di azione per la pace” in tutto il mondo. I saluti per il nuovo anno.



    01/01/2014 VATICANO
    Papa: Senza magie e fatalismi, l'augurio cristiano della pace, con Maria Madre di Dio
    All'Angelus, papa Francesco ricorda il tema della 47ma Giornata mondiale per la pace e sottolinea che "siamo tutti figli dell'unico Padre celeste, facciamo parte della stessa famiglia umana e condividiamo un comune destino". "Cosa succede nel cuore dell'uomo? Nel cuore dell'umanità? E' ora di fermarsi!". Costruire la pace "a cominciare dalla propria casa". I ringraziamenti a Caritas, Pax Christi, Comunità di S.Egidio, Movimento dell'amore familiare, Sternsinger, Fraterna Domus. Gli auguri al presidente e al popolo dell'Italia.

    01/01/2017 10:39:00 VATICANO
    Papa: Celebrare la Santa Madre di Dio ci ricorda che abbiamo la Madre; non siamo orfani

    Alla messa della solennità di Maria Madre di Dio e nella Giornata mondiale della pace, papa Francesco indica nella “maternità di Maria” il correttivo alla “orfanezza spirituale” che distrugge il senso di appartenenza a una famiglia, a un popolo. “Le madri sono l’antidoto più forte contro le nostre tendenze individualistiche ed egoistiche, contro le nostre chiusure e apatie”. “Quello sguardo che ci libera dall’orfanezza… ci ricorda che siamo fratelli: che io ti appartengo, che tu mi appartieni, che siamo della stessa carne”.



    07/03/2004 india - giornata mondiale della donna
    Sr Nirmala testimone di Cristo fra gli indù del suo paese natale


    01/01/2015 VATICANO
    Papa: Chiesa e Maria vanno insieme. Non si può appartenere a Cristo al di fuori della Chiesa
    Nella Giornata della pace, papa Francesco sottolinea con forza il legame fra Cristo, Maria e la "Santa Madre Chiesa gerarchica". L'invito all'assemblea a gridare per tre volte "Santa Madre di Dio!". Senza la Chiesa, che mette in rapporto col Cristo vivo, la fede - anche la più mistica - si riduce a "a un'idea, a una morale, a un sentimento", "in balia della nostra immaginazione, delle nostre interpretazioni, dei nostri umori". La Chiesa esiste per "irradiare su tutti popoli la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo". Lottare contro le schiavitù moderne unendo le forze "da ogni popolo, cultura e religione".



    In evidenza

    EGITTO-LIBANO
    Al Cairo, musulmani e cristiani si incontrano per Gerusalemme, ‘la causa delle cause’

    Fady Noun

    Si è tenuta il 16 e 17 gennaio all’istituto sunnita al-Azhar. Hanno preso parte molte personalità del Libano, fra cui il patriarca maronita Bechara Raï. I mondo arabo diviso fra “complice passività” e “discorsi rumorosi ma inefficaci”. Ex-premier libanese: coordinare le azioni per una maggiore efficienza al servizio di una “identità pluralistica di Gerusalemme” e della “libertà religiosa”. Card. Raï: serve preghiera congiunta, la solidarietà interreligiosa islamico-cristiana in tutto il mondo arabo e sostenere i palestinesi.


    CINA
    Yunnan: fino a 13 anni di prigione per i cristiani accusati di appartenere a una setta apocalittica



    Le setta in questione è quella dei Tre gradi del Servizio, un gruppo pseudo-protestante sotterraneo fondato nell’Henan e diffuso soprattutto nelle campagne. I condannati rivendicano di essere solo cristiani e di non sapere nulla della setta. Gli avvocati difensori minacciati della revoca della loro licenza.


    AsiaNews E' ANCHE UN MENSILE!

    L’abbonamento al mensile di AsiaNews non costa nulla: viene dato gratis a chiunque ne faccia richiesta.
     

    ABBONATEVI

    News feed

    Canale RSScanale RSS 

     









     

    IRAN 2016 Banner

    2003 © All rights reserved - AsiaNews C.F. e P.Iva: 00889190153 - GLACOM®