19/06/2019, 10.48
VATICANO
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Papa: La Chiesa nasce dal fuoco dell’amore, da un ‘incendio’ che divampa a Pentecoste

All’udienza generale, papa Francesco spiega l’avvenimento della Pentecoste, “irruzione di Dio” come “vento” e come “fuoco”. La parola degli apostoli, infiammata dallo Spirito, parla il “linguaggio della verità e dell’amore, che è la lingua universale: anche gli analfabeti possono capirla”. “Lo Spirito santo è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione”. Egli aiuta la Chiesa “ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e di qualsiasi scandalo”. Il saluto a gruppi asiatici e ai Giovani Messaggeri di Pace di Hiroshima e Nagasaki (Giappone).

Città del Vaticano (AsiaNews) – “La Chiesa nasce dal fuoco dell’amore, da un ‘incendio’ che divampa a Pentecoste”, grazie alla potenza dello Spirito santo. È proprio lo Spirito “che unisce e compone armonicamente le diversità” nella Chiesa; Egli “è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione che sa rimuovere le barriere tra giudei e greci, tra schiavi e liberi, per farne un solo corpo. Egli edifica la comunità dei credenti armonizzando l’unità del corpo e la molteplicità delle membra. Fa crescere la Chiesa aiutandola ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e di qualsiasi scandalo”.

Sono queste alcune delle frasi salienti della catechesi che papa Francesco ha dato stamane all’udienza generale in piazza san Pietro, sul tema: “Lingue come di fuoco. La Pentecoste e la dynamis dello Spirito che infiamma la parola umana e la rende Vangelo”, con riferimento al brano degli Atti degli Apostoli (2,3).

Il pontefice ha descritto anzitutto l’avvenimento della Pentecoste: “irruzione di Dio”, che “spalanca le porte”, che si presenta come “vento che ricorda la ruah, il soffio primordiale”; come “fuoco, che richiama il roveto ardente e il Sinai”; come capace di dare energia e forza alla parola “debole” di Pietro.

“La parola degli Apostoli – ha continuato - si impregna dello Spirito del Risorto e diventa una parola nuova, diversa, che però si può comprendere, quasi fosse tradotta simultaneamente in tutte le lingue: infatti «ciascuno li udiva parlare nella propria lingua» (At 2,6). Si tratta del linguaggio della verità e dell’amore, che è la lingua universale: anche gli analfabeti possono capirla.

Lo Spirito Santo non solo si manifesta mediante una sinfonia di suoni che unisce e compone armonicamente le diversità ma si presenta come il direttore d’orchestra che fa suonare le partiture delle lodi per le «grandi opere» di Dio. Lo Spirito santo è l’artefice della comunione, è l’artista della riconciliazione che sa rimuovere le barriere tra giudei e greci, tra schiavi e liberi, per farne un solo corpo. Egli edifica la comunità dei credenti armonizzando l’unità del corpo e la molteplicità delle membra. Fa crescere la Chiesa aiutandola ad andare al di là dei limiti umani, dei peccati e di qualsiasi scandalo”.

“La meraviglia è tanta, e qualcuno si chiede se quegli uomini siano ubriachi. Allora Pietro interviene a nome di tutti gli Apostoli e rilegge quell’evento alla luce di Gioele 3, dove si annuncia una nuova effusione dello Spirito Santo. I seguaci di Gesù non sono ubriachi, ma vivono quella che Sant’Ambrogio definisce «la sobria ebbrezza dello Spirito», che accende in mezzo al popolo di Dio la profezia attraverso sogni e visioni. Questo dono profetico non è riservato solo ad alcuni, ma a tutti coloro che invocano il nome del Signore.

D’ora innanzi lo Spirito di Dio muove i cuori ad accogliere la salvezza che passa attraverso una Persona, Gesù Cristo, Colui che gli uomini hanno inchiodato al legno della croce e che Dio ha risuscitato dai morti «liberandolo dai dolori della morte (At 2,24). È Lui che ha effuso quello Spirito che orchestra la polifonia di lodi che tutti possono ascoltare… Solo lo Spirito di Dio … ha il potere di umanizzare e fraternizzare ogni contesto, a partire da coloro che lo accolgono”.

“Chiediamo al Signore – ha concluso - di farci sperimentare una nuova Pentecoste, che dilati i nostri cuori e sintonizzi i nostri sentimenti con quelli di Cristo, così che annunciamo senza vergogna la sua parola trasformante e testimoniamo la potenza dell’amore che richiama alla vita tutto ciò che incontra”.

Nei saluti ai gruppi linguistici, papa Francesco ha salutato alcuni gruppi asiatici dal Medio oriente, dall’India, dall’Indonesia, insieme al gruppo dei Giovani Messaggeri di Pace di Hiroshima e Nagasaki (Giappone).

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