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    » 11/09/2006, 00.00

    VATICANO-GERMANIA

    Papa: Maria ci insegna che pregare è rimettersi alla volontà di Dio



    Nel terzo giorno del suo viaggio in Germania, Benedetto XVI visitando il santuario mariano di Altötting torna a parlare dello "spazio di Dio". L'essenza più profonda della vera preghiera è dargli "spazio nel mondo, nella propria vita, lasciarlo entrare nel nostro tempo e nel nostro agire".

    Monaco (AsiaNews) – Pregare non significa dare a Dio l'indicazione di cosa deve fare, ma rimettergli un problema perché lo risolva secondo la sua volontà. Ce lo insegna con la sua stessa vita Maria, ad esempio nell'episodio delle nozze di Cana. E' stata interamente dedicata alla Madonna l'omelia che Benedetto XVI ha pronunciato nel santuario mariano di Altoetting, dove si è recato, in elicottero, nel terzo giorno della sua visita in Germania. Accolto da decine di migliaia di fedeli nel maggiore e più antico santuario mariano tedesco, ove c'è una "Madonna nera", il papa teologo ha usato il famoso episodio della trasformazione dell'acqua in vino per sottolineare che esso serve anche "per imparare da Maria a pregare nel modo giusto".

    "Maria – ha spiegato - non rivolge una vera richiesta a Gesù. Gli dice soltanto: "Non hanno più vino" (Gv 2,3)". "Non dice a Gesù che cosa Egli deve fare. Non domanda una cosa precisa, e per niente chiede che Egli compia un miracolo mediante il quale produrre del vino. Semplicemente affida la cosa a Gesù e lascia a Lui la decisione su come reagire. Vediamo così nella semplice parola della Madre di Gesù due cose: da una parte, la sua sollecitudine affettuosa per gli uomini, l'attenzione materna con cui avverte l'altrui situazione difficile; vediamo la sua bontà cordiale e la sua disponibilità ad aiutare. È questa la Madre, verso la quale la gente da generazioni si mette in pellegrinaggio qui ad Altötting. A lei affidiamo le nostre preoccupazioni, le necessità e le situazioni penose. La bontà pronta ad aiutare della Madre, alla quale ci affidiamo, è qui nella Sacra Scrittura, che la vediamo per la prima volta".

    "Ma – ha aggiunto - a questo primo aspetto molto familiare a tutti noi se ne unisce ancora un altro, che facilmente ci sfugge: Maria rimette tutto al giudizio del Signore. A Nazaret ha consegnato la sua volontà immergendola in quella di Dio: 'Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto' (Lc 1, 38). Questo è il suo permanente atteggiamento di fondo. E così ci insegna a pregare: non voler affermare la nostra volontà e i nostri desideri di fronte a Dio, ma lasciare a Lui di decidere ciò che intende fare. Da Maria impariamo la bontà pronta ad aiutare, ma anche l'umiltà e la generosità di accettare la volontà di Dio, dandogli fiducia nella convinzione che la sua risposta sarà il nostro vero bene".

    C'è anche un altro aspetto dell'episodio delle nozze di Cana che Benedetto XVI ha voluto evidenziare, esaminando il modo col quale Gesù si rivolge a Maria, anche chiamandola "donna" e non "madre". E' un modo, ha rilevato, che non comprendiamo bene e che non ci piace molto. In realtà, ha spiegato il Papa, il titolo esprime la posizione di Maria nella storia della salvezza. Esso rimanda al futuro, all'ora della crocifissione, in cui Gesù le dirà: "Donna, ecco il tuo figlio – figlio, ecco la tua madre!" (cfr Gv 19, 26-27). Indica quindi in anticipo l'ora in cui Egli renderà la donna, sua madre, madre di tutti i suoi discepoli. D'altra parte, il titolo evoca il racconto della creazione di Eva", Maria "rappresenta la nuova, la definitiva donna, la compagna del Redentore, la Madre nostra: l'appellativo apparentemente poco affettuoso esprime invece la grandezza della sua missione. Ma ancora meno – ha proseguito Benedetto XVI - ci piace tutto il resto della risposta che Gesù a Cana dà a Maria: 'Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora' (Gv 2, 4). Noi vorremmo  obiettare: Molto hai da fare con lei! È stata lei a darti carne e sangue, il tuo corpo. E non soltanto il tuo corpo: con il "sì" proveniente dal profondo del suo cuore ti ha portato in grembo e con amore materno ti ha introdotto nella vita e ambientato nella comunità del popolo d'Israele. Se così parliamo con Gesù, siamo già sulla buona strada per comprendere la sua risposta". Nella Sacra Scrittura, infatti esiste un "parallelismo" tra il "sì" di Maria all'Arcangelo Gabriele e il "sì" del Figlio alla volontà del Padre.

    "In questo duplice 'sì' – ha proseguito Benedetto XVI - l'obbedienza del Figlio si fa corpo, Maria gli dona il corpo. 'Che ho da fare con te, o donna?' Quello che nel più profondo hanno da fare l'uno con l'altra, è questo duplice 'sì', nella cui coincidenza è avvenuta l'incarnazione. È a questo punto della loro profondissima unità che il Signore mira con la sua parola. Lì, in questo comune 'sì' alla volontà del Padre, si trova la soluzione. Dobbiamo incamminarci anche noi verso questo punto; lì emerge la risposta alle nostre domande. Partendo da lì comprendiamo anche la seconda frase della risposta di Gesù: 'Non è ancora giunta la mia ora'. Gesù non agisce mai solamente da sé; mai per piacere agli altri. Egli agisce sempre partendo dal Padre, ed è proprio questo che lo unisce a Maria, perché là, in questa unità di volontà col Padre, ha voluto deporre anche lei la sua richiesta. Per questo, dopo la risposta di Gesù, che sembra respingere la domanda, lei sorprendentemente può dire ai servi con semplicità: 'Fate quello che vi dirà!' (Gv 2,5). Gesù non fa un prodigio, non gioca col suo potere in una vicenda in fondo del tutto privata. Egli pone in essere un segno, col quale annuncia la sua ora, l'ora delle nozze, dell'unione tra Dio e l'uomo. Egli non 'produce' semplicemente vino, ma trasforma le nozze umane in un'immagine delle nozze divine, alle quali il Padre invita mediante il Figlio e nelle quali Egli dona la pienezza del bene. Le nozze diventano immagine della Croce, sulla quale Dio spinge il suo amore fino all'estremo, dando se stesso nel Figlio in carne e sangue – nel Figlio che ha istituito il Sacramento, in cui si dona a noi per tutti i tempi. Così la necessità viene risolta in modo veramente divino e la domanda iniziale largamente oltrepassata. L'ora di Gesù non è ancora arrivata, ma nel segno della trasformazione dell'acqua in vino, nel segno del dono festivo, anticipa la sua ora già in questo momento".

     

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