10/05/2017, 10.59
VATICANO

Papa: Maria “ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso"

La “madre della speranza” nel “sì” all’angelo ci appare come una delle tante madri del nostro mondo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce”. E poi è fedelmente presente sotto alla croce, tra i discepoli spaventati per la morte del Maestro e ancora nella Chiesa nascente.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Maria è “madre della speranza”, perché “ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo”. E’ stata dedicata alla Madre di Gesù la catechesi che papa Francesco ha propostoalle 20mila persone presenti in piazza san Pietro per l’udienza generale.

Francesco che ha rivolto un saluto particolare a un gruppo di sacerdoti ortodossi russi, ha sottolineato in particolare lo “stare” di Maria, fedelmente presente sotto alla croce e poi tra i discepoli spaventati per la morte del Maestro e ancora nella Chiesa nascente.

“Maria – ha detto - ha attraversato più di una notte nel suo cammino di madre. Fin dal primo apparire nella storia dei vangeli, la sua figura si staglia come se fosse il personaggio di un dramma. Non era semplice rispondere con un ‘sì’ all’invito dell’angelo: eppure lei, donna ancora nel fiore della giovinezza, risponde con coraggio, nonostante nulla sapesse del destino che l’attendeva. Maria in quell’istante ci appare come una delle tante madri del nostro mondo, coraggiose fino all’estremo quando si tratta di accogliere nel proprio grembo la storia di un nuovo uomo che nasce”.

“Quel ‘sì’ – ha proseguito il Papa - è il primo passo di una lunga lista di obbedienze – lunga lista di obbedienze! – che accompagneranno il suo itinerario di madre. Così Maria appare nei vangeli come una donna silenziosa, che spesso non comprende tutto quello che le accade intorno, ma che medita ogni parola e ogni avvenimento nel suo cuore”. “In questa disposizione c’è un ritaglio bellissimo della psicologia di Maria: non è una donna che si deprime davanti alle incertezze della vita, specialmente quando nulla sembra andare per il verso giusto. Non è nemmeno una donna che protesta con violenza, che inveisce contro il destino della vita che ci rivela spesso un volto ostile. È invece una donna che ascolta: non dimenticatevi che c’è sempre un grande rapporto tra la speranza e l’ascolto, e Maria è una donna che ascolta, che accoglie l’esistenza così come essa si consegna a noi, con i suoi giorni felici, ma anche con le sue tragedie che mai vorremmo avere incrociato. Fino alla notte suprema di Maria, quando il suo Figlio è inchiodato al legno della croce”.

“Fino a quel giorno Maria era quasi sparita dalla trama dei vangeli: gli scrittori sacri lasciano intendere questo lento eclissarsi della sua presenza, il suo rimanere muta davanti al mistero di un Figlio che obbedisce al Padre. Però Maria riappare proprio nel momento cruciale: quando buona parte degli amici si sono dileguati a motivo della paura. Le madri non tradiscono, e in quell’istante, ai piedi della croce, nessuno di noi può dire quale sia stata la passione più crudele: se quella di un uomo innocente che muore sul patibolo della croce, o l’agonia di una madre che accompagna gli ultimi istanti della vita di suo figlio. I vangeli sono laconici, ed estremamente discreti. Registrano con un semplice verbo la presenza della Madre: lei ‘stava’ (Gv 19,25). Lei stava. Nulla dicono della sua reazione: se piangesse, se non piangesse … nulla; nemmeno una pennellata per descrivere il suo dolore: su questi dettagli si sarebbe poi avventata l’immaginazione di poeti e di pittori regalandoci immagini che sono entrate nella storia dell’arte e della letteratura. Ma i vangeli soltanto dicono: lei ‘stava’. Stava lì, nel più brutto momento, nel crudele momento, e soffriva con il figlio. Stava”. “Maria ‘stava’, semplicemente era lì. Eccola nuovamente, la giovane donna di Nazareth, ormai ingrigita nei capelli per il passare degli anni, ancora alle prese con un Dio che deve essere solo abbracciato, e con una vita che è giunta alla soglia del buio più fitto. Maria ‘stava’ nel buio più fitto, ma ‘stava’. Non se n’era andata.  Maria è lì, fedelmente presente, ogni volta che c’è da tenere una candela accesa in un luogo di foschia e di nebbie. Nemmeno lei conosce il destino di risurrezione che suo Figlio stava in quell’istante aprendo per tutti noi uomini: è lì per fedeltà al piano di Dio di cui si è proclamata serva nel primo giorno della sua vocazione, ma anche a causa del suo istinto di madre che semplicemente soffre, ogni volta che c’è un figlio che attraversa una passione. Le sofferenze delle madri … tutti noi abbiamo conosciuto donne forti, che hanno portato avanti tante sofferenze dei figli”.

“La ritroveremo nel primo giorno della Chiesa, lei, madre di speranza, in mezzo a quella comunità di discepoli così fragili: uno aveva rinnegato, molti erano fuggiti, tutti avevano avuto paura (cfr At 1,14). Ma lei, semplicemente stava lì, nel più normale dei modi, come se fosse una cosa del tutto naturale: nella prima Chiesa avvolta dalla luce della Risurrezione, ma anche dai tremori dei primi passi che doveva compiere nel mondo. Per questo tutti noi la amiamo come Madre. Non siamo orfani: abbiamo una Madre in cielo: è la Santa Madre di Dio. Perché ci insegna la virtù dell’attesa, anche quando tutto appare privo di senso: lei sempre fiduciosa nel mistero di Dio, anche quando Lui sembra eclissarsi per colpa del male del mondo. Nei momenti di difficoltà, Maria, la Madre che Gesù ha regalato a tutti noi, possa sempre sostenere i nostri passi, possa sempre dirci al cuore: Alzati. Guarda avanti. Guarda l’orizzonte, perché Lei è Madre di speranza”.

Tra i saluti rivolti ai presenti, anche uno, in russo, alla delegazione dei giovani sacerdoti del Patriarcato di Mosca ospiti del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani. “Dio Onnipotente – ha detto il Papa - per intercessione della Madre di Dio, benedica il vostro Paese e l’impegno della Chiesa ortodossa russa per il dialogo tra le religioni e per il bene comune!”.

 

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