04/11/2016, 12.41
VATICANO
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Papa: Nel Mistero pasquale di Cristo, la morte è, in realtà, l’ingresso nella pienezza della vita

Alla messa in suffragio per i cardinali e i vescovi morti nel corso di quest’anno, papa Francesco ricorda la radice del loro impegno per la Chiesa, “la fede nell’amore di Cristo, dal quale nulla ci può separare”. “Alcuni di loro sono stati chiamati a rendere testimonianza al Vangelo in maniera eroica, sostenendo pesanti tribolazioni”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel celebrare oggi la messa in suffragio per i cardinali e i vescovi defunti nel corso dell’anno, papa Francesco ha detto che “alla luce del Mistero pasquale di Cristo, la loro morte è, in realtà, l’ingresso nella pienezza della vita”.

“In questa luce di fede – ha aggiunto -  ci sentiamo ancor più vicini ai nostri Fratelli defunti: la morte ci ha apparentemente separati, ma la potenza di Cristo e del suo Spirito ci unisce in modo ancora più profondo”.

La preghiera di oggi, ha sottolineato il pontefice è un’occasione per rinnovare “la nostra riconoscenza per la testimonianza cristiana e sacerdotale che ci hanno lasciato”.

Essi, ha continuato, hanno “servito la Chiesa e amato il Signore Gesù, in quella certezza di amore che l’apostolo Paolo ci ha ricordato nella seconda lettura: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo?» (Rm 8,35). È la fede nell’amore di Cristo, dal quale nulla ci può separare: né tribolazione, né angoscia, né persecuzione, né pericolo, né morte, né vita...”.

La loro vita, come quella di tutti i cristiani, è stata un “cammino verso la casa del Padre” dove “si trova il traguardo, il riposo e la pace”.

“Il cammino verso la casa del Padre comincia, per ciascuno di noi, nel giorno stesso in cui apriamo gli occhi alla luce e, mediante il Battesimo, alla grazia. Una tappa importante di questo cammino, per noi sacerdoti e vescovi, è il momento in cui pronunciamo l’ ‘eccomi!’ durante l’Ordinazione sacerdotale. Da quel momento siamo in modo speciale uniti a Cristo, associati al suo Sacerdozio ministeriale. Nell’ora della morte, pronunceremo l’ultimo “eccomi”, unito a quello di Gesù, che morì affidando il suo spirito nelle mani del Padre (cfr Lc 23,46)”.

I cardinali e vescovi defunti “sono stati pastori del gregge di Cristo e, ad imitazione di Lui, si sono spesi, donati e sacrificati per la salvezza del popolo a loro affidato. Lo hanno santificato mediante i Sacramenti e lo hanno guidato sulla via della salvezza; pieni della potenza dello Spirito Santo hanno annunciato il Vangelo; con amore paterno si sono sforzati di amare tutti, specialmente i poveri, gli indifesi e i bisognosi di aiuto”.

“Con il loro ministero hanno impresso nei cuori dei fedeli la consolante verità che «grazia e misericordia sono per i suoi eletti» (Sap 3,9). Nel nome del Dio della misericordia e del perdono, le loro mani hanno benedetto e assolto, le loro parole hanno confortato e asciugato lacrime, la loro presenza ha testimoniato con eloquenza che la bontà di Dio è inesauribile e la sua misericordia è infinita. Alcuni di loro sono stati chiamati a rendere testimonianza al Vangelo in maniera eroica, sostenendo pesanti tribolazioni”.

“Nutriti del Pane della vita – ha concluso -  anche noi, insieme con quanti ci hanno preceduto, attendiamo con ferma speranza il giorno dell’incontro faccia a faccia con il volto luminoso e misericordioso del Padre”.

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