14/04/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: Non si può annunciare il Vangelo senza la testimonianza concreta della vita

Francesco ha celebrato messa nella basilica di san Paolo fuori le mura. "Un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore". "L'incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa". "Adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che solo Lui guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, della nostra storia".

Roma (AsiaNews) - "Non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! L'incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa". E' il monito che papa Francesco ha rivolto ai cristiani dalla tomba dell'apostolo Paolo, venuto a Roma a testimoniare col sangue la sua fede in Gesù. Un monito al quale ha unito, come già stamattina prima del Regina Caeli, un pensiero per quanti, ancora oggi, "soffrono per causa del Vangelo".

Il Papa celebra messa, oggi pomeriggio, nella basilica di san Paolo fuori le mura, accolto da una folla festante. E' la quarta delle basiliche maggiori di Roma dove si reca, dopo san Pietro, santa Maria Maggiore e san Giovanni. E come santa Maria Maggiore - dove sant'Ignazio di Loyola celebrò la sua prima messa -  anche san Paolo è legata al fondatore dei gesuiti. Nella cappella del Crocifisso - dove Francesco si è recato dopo aver celebrato messa - si venera l'icona della Madonna Theotokos Hodigitria (del XIII secolo), davanti alla quale il 22 aprile 1541 sant'Ignazio di Loyola e i suoi primi compagni fecero la loro professione religiosa solenne, evento fondamentale per la nascente Compagnia di Gesù.

In precedenza, prima della celebrazione, Francesco si era recato al sepolcro di san Paolo e vi era rimasto in preghiera.

"Siamo - dice all'omelia - sulla tomba di san Paolo, un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore". Annuncio, testimonianza e adorazione sono i concetti intorno ai quali il Papa incentra la sua riflessione. Per l'annuncio egli ricorda l'esempio di Pietro e degli apostoli che, come riferiscono gli Atti degli apostoli, "al comando di tacere, di non insegnare più nel nome di Gesù, di non annunciare più il suo Messaggio, essi rispondono con chiarezza: «Bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini». E non li ferma nemmeno l'essere flagellati, il subire oltraggi, il venire incarcerati. Pietro e gli Apostoli annunciano con coraggio, con parresia, quello che hanno ricevuto, il Vangelo di Gesù. E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall'ascolto, e si rafforza nell'annuncio".

"Ma facciamo un passo avanti: l'annuncio di Pietro e degli Apostoli non è fatto solo di parole, ma la fedeltà a Cristo tocca la loro vita, che viene cambiata, riceve una direzione nuova, ed è proprio con la loro vita che essi rendono testimonianza alla fede e all'annuncio di Cristo".

"Ma questo vale per tutti: il Vangelo va annunciato e va testimoniato. Ciascuno dovrebbe chiedersi: Come testimonio io Cristo con la mia fede? Ho il coraggio di Pietro e degli altri Apostoli di pensare, scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio? Certo la testimonianza della fede ha tante forme, come in un grande affresco c'è la varietà dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi 'nascosti', una sorta di 'classe media della santità' di cui tutti possiamo fare parte. Ma in varie parti del mondo c'è anche chi soffre, come Pietro e gli Apostoli, a causa del Vangelo; c'è chi dona la sua vita per rimanere fedele a Cristo con una testimonianza segnata dal prezzo del sangue".

"Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio!". Come diceva san Francesco di Assisi, aggiunge, "predicate il Vangelo e se serve, anche con le parole".

"L'incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa. Ma tutto questo è possibile soltanto se riconosciamo Gesù Cristo, perché è Lui che ci ha chiamati, ci ha invitati a percorrere la sua strada, ci ha scelti. Annunciare e testimoniare è possibile solo se siamo vicini a Lui, proprio come Pietro, Giovanni e gli altri discepoli".

"Vorrei - ha proseguito il Papa - che ci ponessimo tutti una domanda: Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che solo Lui guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia".

"Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l'ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita".

"Il Signore - ha concluso Francesco - ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invia ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l'unico, l'unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunziare, testimoniare, adorare. La Beata Vergine Maria e l'Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi".

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