07/04/2013, 00.00
VATICANO
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Papa: Per Dio noi non siamo numeri, anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore

Nella Domenica della Divina Misericordia, voluta da Giovanni Paolo II, papa Francesco celebra la messa di insediamento a vescovo di Roma nella basilica di san Giovanni in Laterano. Da oggi la piazza antistante il palazzo del Vicariato si chiama "Largo Giovanni Paolo II". La "misericordia paziente di Dio" verso Tommaso, Pietro, i discepoli di Emmaus, il figliol prodigo. Lo "stile di Dio" è la pazienza. Il "coraggio di ritornare a Lui... qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita". Accogliere con fede i sacramenti.

Roma (AsiaNews) - "Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore": così papa Francesco spiega la festa della Divina misericordia, che la Chiesa celebra oggi nella seconda domenica di Pasqua. Stabilita da Giovanni Paolo II, la festa si lega alle rivelazioni di Gesù a santa Faustina Kowalska, per ritrovare nella misericordia di Dio il centro del messaggio cristiano. Nella sua omelia durante la messa in san Giovanni in Laterano, Francesco ritorna più volte  a questo centro: "la misericordia di Dio! Un amore così grande, così profondo quello di Dio verso di noi, un amore che non viene meno, sempre afferra la nostra mano e ci sorregge, ci rialza, ci guida".

Il pontefice ha celebrato oggi l'eucaristia nella chiesa cattedrale della città come segno del suo insediamento sulla cattedra del vescovo di Roma. Egli è arrivato alle 17 davanti al palazzo del Vicariato, in piazza di san Giovanni in Laterano,  dove insieme al card. Vallini e al sindaco di Roma, on. Gianni Alemanno, hanno scoperto una targa con il nuovo nome della piazza: largo Giovanni Paolo II. Forse per ricordare il papa polacco, quest'oggi Francesco impugnava il pastorale con la croce che era di Giovanni Paolo II e di Paolo VI. Durante la messa, alcuni rappresentanti della Chiesa di Roma lo hanno salutato offrendo la loro obbedienza. Fra essi, vi era il più giovane sacerdote ordinato della diocesi e una famiglia con quattro figli.

Nell'omelia il pontefice elenca molti esempi del modo in cui con cui la misericordia di Dio opera fra gli uomini.

Riferendosi la vangelo di oggi (Giov. 20, 19-31),  egli ricorda l'apostolo Tommaso, fermo nella sua incredulità.  "E qual è - spiega Francesco - la reazione di Gesù? La pazienza: Gesù non abbandona il testardo Tommaso nella sua incredulità; gli dona una settimana di tempo, non chiude la porta, attende. E Tommaso riconosce la propria povertà, la poca fede. «Mio Signore e mio Dio»: con questa invocazione semplice ma piena di fede risponde alla pazienza di Gesù. Si lascia avvolgere dalla misericordia divina, la vede davanti a sé, nelle ferite delle mani e dei piedi, nel costato aperto, e ritrova la fiducia: è un uomo nuovo, non più incredulo, ma credente".

Ricorda anche Pietro: "per tre volte rinnega Gesù proprio quando doveva essergli più vicino; e quando tocca il fondo incontra lo sguardo di Gesù che, con pazienza, senza parole gli dice: «Pietro, non avere paura della tua debolezza, confida in me»; e Pietro comprende, sente lo sguardo d'amore di Gesù e piange. Che bello è questo sguardo di Gesù - quanta tenerezza! Fratelli e sorelle, non perdiamo mai la fiducia nella misericordia paziente di Dio!".

Passa poi ai discepoli di Emmaus: ": il volto triste, un camminare vuoto, senza speranza. Ma Gesù non li abbandona: percorre insieme la strada, e non solo! Con pazienza spiega le Scritture che si riferivano a Lui e si ferma a condividere con loro il pasto".

"Questo  - afferma Francesco - è lo stile di Dio: non è impaziente come noi, che spesso vogliamo tutto e subito, anche con le persone. Dio è paziente con noi perché ci ama, e chi ama comprende, spera, dà fiducia, non abbandona, non taglia i ponti, sa perdonare. Ricordiamolo nella nostra vita di cristiani: Dio ci aspetta sempre, anche quando ci siamo allontanati! Lui non è mai lontano, e se torniamo a Lui, è pronto ad abbracciarci".

Il papa richiama anche la parabola "del Padre misericordioso" - quella detta anche "del figliol prodigo" , che lui ama citare spesso - che "lo stava aspettando ogni giorno, ogni momento... Dio sempre ci aspetta, non si stanca. Gesù ci mostra questa pazienza misericordiosa di Dio perché ritroviamo fiducia, speranza, sempre! Quel grande teologo tedesco, Romano Guardini diceva che Dio risponde alla nostra debolezza con la sua pazienza e questo è il motivo della nostra fiducia, della nostra speranza (cfr Glaubenserkenntnis, Wurzburg 1949, p. 28)".

"Vorrei sottolineare  - aggiunge poi - un altro elemento: la pazienza di Dio deve trovare in noi il coraggio di ritornare a Lui, qualunque errore, qualunque peccato ci sia nella nostra vita. Gesù invita Tommaso a mettere la mano nelle sue piaghe delle mani e dei piedi e nella ferita del costato. Anche noi possiamo entrare nelle piaghe di Gesù, possiamo toccarlo realmente; e questo accade ogni volta che riceviamo con fede i Sacramenti".

Francesco cita san Bernardo, che dice: "Mio merito è la misericordia di Dio. Non sono certamente povero di meriti finché lui sarà ricco di misericordia. Che se le misericordie del Signore sono molte, io pure abbonderò nei meriti".

Il papa commenta: "Forse qualcuno potrebbe pensare: il mio peccato è così grande, la mia lontananza da Dio è come quella del figlio minore della parabola, la mia incredulità è come quella di Tommaso; non ho il coraggio di tornare, di pensare che Dio possa accogliermi e che stia aspettando proprio me. Ma Dio aspetta proprio te, ti chiede solo il coraggio di andare a Lui. Quante volte nel mio ministero pastorale mi sono sentito ripetere: «Padre, ho molti peccati»; e l'invito che ho sempre fatto è: «Non temere, va' da Lui, ti sta aspettando, Lui farà tutto». Quante proposte mondane sentiamo attorno a noi, ma lasciamoci afferrare dalla proposta di Dio, la sua è una carezza di amore. Per Dio noi non siamo numeri, siamo importanti, anzi siamo quanto di più importante Egli abbia; anche se peccatori, siamo ciò che gli sta più a cuore".

"Nella mia vita personale - conclude - ho visto tante volte il volto misericordioso di Dio, la sua pazienza; ho visto anche in tante persone il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù dicendogli: Signore sono qui, accetta la mia povertà, nascondi nelle tue piaghe il mio peccato, lavalo col tuo sangue. E ho sempre visto che Dio l'ha fatto, ha accolto, consolato, lavato, amato.

Cari fratelli e sorelle, lasciamoci avvolgere dalla misericordia di Dio; confidiamo nella sua pazienza che sempre ci dà tempo; abbiamo il coraggio di tornare nella sua casa, di dimorare nelle ferite del suo amore, lasciandoci amare da Lui, di incontrare la sua misericordia nei Sacramenti. Sentiremo la sua tenerezza, sentiremo il suo abbraccio e saremo anche noi più capaci di misericordia, di pazienza, di perdono, di amore".

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