07/08/2019, 10.01
VATICANO
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Papa: Pietro e Giovanni, la vera ricchezza è la relazione con il Risorto

Alla ripresa delle catechesi dopo la pausa estiva, papa Francesco commenta il primo miracolo descritto negli Atti degli Apostoli. Il “gioco di sguardi” fra lo storpio, Pietro e Giovanni. La Chiesa “luogo di liberazione e guarigione”. Il ricordo di Edith Stein e delle sue scelte coraggiose: “un’autentica conversione a Cristo”, il “dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”. Presenti molti pellegrini dell’Asia.

Città del Vaticano (AsiaNews) – “Pietro e Giovanni ci insegnano a non confidare nei mezzi, che pure sono utili, ma nella vera ricchezza che è la relazione con il Risorto”: lo ha detto papa Francesco a conclusione della sua catechesi, ripresa oggi dopo la paura estiva nel mese di luglio. Seguendo il ciclo dedicato agli Atti degli apostoli e alla prima missione della Chiesa, alle migliaia di fedeli radunati nell’aula Paolo VI, il pontefice ha commentato oggi il miracolo dello storpio alla Porta Bella (Atti 3, 3-6), “primo racconto di guarigione del Libro degli Atti”.

“La Legge mosaica (cfr Lv 21,18) – ha spiegato - impediva di offrire sacrifici a chi avesse menomazioni fisiche, ritenute conseguenza di qualche colpa. E in seguito era stato negato loro persino l’accesso al Tempio. Lo storpio, paradigma dei tanti esclusi e scartati della società, è lì a chiedere l’elemosina come ogni giorno. Quando accade qualcosa di imprevisto: arrivano Pietro e Giovanni e s’innesca un gioco di sguardi. Lo storpio guarda i due per chiedere l’elemosina, gli apostoli invece lo fissano, invitandolo a guardare verso di loro in un modo diverso, per ricevere un altro dono. Lo storpio li guarda e Pietro gli dice: «Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, alzati e cammina!» (At 3,6). Gli apostoli hanno stabilito una relazione, perché questo è il modo in cui Dio ama manifestarsi, nella relazione, attraverso un incontro reale tra le persone che può accadere solo nell’amore”.

“Qui – ha continuato - appare il ritratto della Chiesa, che vede chi è in difficoltà, non chiude gli occhi, sa guardare l’umanità in faccia per creare relazioni significative, ponti di amicizia e di solidarietà al posto di barriere. Appare il volto di «una Chiesa senza frontiere che si sente madre di tutti» (Evangelii gaudium, 210), che sa prendere per mano e accompagnare per sollevare”.

Grazie alla Chiesa, “luogo di liberazione e guarigione”, ora lo storpio “cammina, salta e loda Dio. Può vivere celebrando l’Amore che lo ha creato per la vita e per la gioia. L’escluso dal culto ora può accedere al Tempio; l’emarginato dalla liturgia diventa cantore delle grandi opere di Dio, e questo perché, come spiega Pietro al popolo, la fede nel nome di Gesù gli ha dato «la perfetta guarigione» (At 3,16). La Chiesa, nella persona degli Apostoli, ha versato l’unguento medicinale della prossimità e il balsamo della consolazione su un figlio di Dio costretto a vivere nell’afflizione e nell’umiliazione. È la Chiesa ‘ospedale da campo’, casa dalle porte aperte, madre dal cuore tenero e premuroso”.

“Pietro e Giovanni – ha concluso - ci insegnano a non confidare nei mezzi, che pure sono utili, ma nella vera ricchezza che è la relazione con il Risorto. Siamo infatti – come direbbe san Paolo – «poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2Cor 6,10). Il nostro tutto è il Vangelo, che manifesta la potenza del nome di Gesù che compie prodigi.

E noi, che cosa possediamo? Qual è la nostra ricchezza, il nostro tesoro? Con che cosa possiamo rendere ricchi gli altri? Chiediamo al Padre il dono di una memoria grata nel ricordare i benefici del suo amore nella nostra vita, per dare a tutti la testimonianza della lode e della riconoscenza”.

Alla fine del suo discorso e dopo i saluti nelle diverse lingue, Francesco ha ricordato che dopodomani sarà la festa di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), Vergine e Martire, Compatrona d’Europa, ebrea convertita, filosofa, divenuta carmelitana, uccisa ad Auschwitz. “Invito tutti – ha detto Francesco - a guardare alle sue scelte coraggiose, espresse in un’autentica conversione a Cristo, come pure nel dono della sua vita contro ogni forma di intolleranza e di perversione ideologica”.

All’udienza generale erano presenti pellegrini da Cina, Giappone, Emirati Arabi, Iraq e Medio Oriente.

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