27/09/2020, 12.52
VATICANO
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Papa: Preghiera per il Caucaso, i migranti e i rifugiati. La pazienza e la grazia di Dio

All’Angelus papa Francesco chiede una preghiera silenziosa per il conflitto nel Caucaso. Saltato l’incontro con il patriarca armeno Karekine II. Una preghiera anche per i migranti e rifugiati, nella Giornata mondiale ad essi dedicata. L’obbedienza non consiste nel dire «sì» o «no», ma nell’agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio. Gesù non addita i pubblicani e le prostitute come modelli di vita, ma come “privilegiati della Grazia”, che Dio offre a chiunque si apre e si converte a Lui. Dio è paziente con noi: … attende trepidante il nostro «sì».

Città del Vaticano (AsiaNews) - Papa Francesco ha chiesto oggi una preghiera “in silenzio” ai fedeli radunati in piazza san Pietro per l’Angelus, preoccupato per le notizie giunte sugli scontri “in Caucaso”, dove separatisti armeni del Nagorno Karabakh hanno combattuto contro l’esercito azero provocando morti da entrambe le parti. “Prego per la pace nel Caucaso – ha detto Francesco -e chiedo alle parti in conflitto di compiere gesti concreti di buona volontà e di fratellanza, che possano portare a risolvere i problemi non con l’uso della forza e delle armi, ma per mezzo del dialogo e del negoziato. Preghiamo insieme, in silenzio, per la pace nel Caucaso.

Secondo fonti di AsiaNews, proprio oggi il patriarca armeno Karekine II avrebbe dovuto incontrare papa Francesco per una visita. Ma l’incontro è stato ridotto perché il patriarca è ritornato subito in Armenia.

Dopo la preghiera mariana, il pontefice ha anche ricordato la Giornata mondiale per i migranti e i rifugiati, che si celebra oggi.

In precedenza, il papa aveva commentato il vangelo di oggi (26ma domenica per anno A, Matteo 21,28-32), la cosiddetta “parabola dei due figli”.  “All’invito del padre ad andare a lavorare nella vigna – ha detto Francesco - il primo figlio risponde impulsivamente «no», ma poi si pente e ci va; invece il secondo figlio, che subito risponde «sì», in realtà non lo fa. L’obbedienza non consiste nel dire «sì» o «no», ma nell’agire, nel coltivare la vigna, nel realizzare il Regno di Dio. Con questo semplice esempio, Gesù vuole superare una religione intesa solo come pratica esteriore e abitudinaria, che non incide sulla vita e sugli atteggiamenti delle persone”.

“Questa affermazione – ha continuato - non deve indurre a pensare che fanno bene quanti non seguono i comandamenti di Dio e la morale, e dicono: «Tanto, quelli che vanno in Chiesa sono peggio di noi!». Gesù non addita i pubblicani e le prostitute come modelli di vita, ma come “privilegiati della Grazia”, che Dio offre a chiunque si apre e si converte a Lui. Infatti queste persone, ascoltando la sua predicazione, si sono pentite e hanno cambiato vita. Nel Vangelo di oggi, chi fa la migliore figura è il primo fratello, non perché ha detto «no» a suo padre, ma perché dopo il «no» si è convertito al «sì»”. E ha aggiunto: “Dio è paziente con noi: … attende trepidante il nostro «sì», per accoglierci nuovamente tra le sue braccia paterne e colmarci della sua misericordia senza limiti”.

“Ma la conversione, cambiare il cuore – ha concluso - è un processo di purificazione dalle incrostazioni morali; per questo non è mai indolore. Il cammino della conversione passa sempre attraverso la croce. Non c’è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale, fare quello che possiamo, e arrivare a vivere nella pace e nella gioia delle Beatitudini. Il Vangelo di oggi chiama in causa il modo di vivere la vita cristiana, che non è fatta di sogni o di belle aspirazioni, ma di impegni concreti, per aprirci sempre più alla volontà di Dio e all’amore verso i fratelli. Ma questo, il più piccolo segno concreto non si può fare senza la grazia”.

In occasione della odierna Giornata mondiale per i migranti e rifugiati, il pontefice ha ricordato il monumento “Angeli senza saperlo”, dedicato proprio ai migranti e in esposizione nella piazza san Pietro e benedetto lo scorso anno. Francesco ha dedicato la Giornata di oggi ai “rifugiati interni”, con un Messaggio pubblicato nel maggio scorso, il cui titolo è “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”.

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