30/08/2017, 10.27
VATICANO
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Papa: Senza gioia non c’è evangelizzazione. L’appello per la cura del creato

All’udienza generale papa Francesco parla dell’incontro con Gesù come fonte di gioia, di vocazione e di missione. Gesù “appare come un ‘incendiario’ dei cuori”.  “che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono invecchiati prima del tempo”. “Non diamo retta alle persone deluse e infelici”. Un Messaggio insieme al patriarca Bartolomeo I per chiedere a tutti di “assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato” e ai potenti di “ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici.

Città del Vaticano (AsiaNews) - “Un discepolo del Regno di Dio che non sia gioioso non evangelizza questo mondo”: è uno dei punti-cardine del discorso che papa Francesco ha tenuto oggi all’udienza generale con oltre 30mila pellegrini in piazza san Pietro sul tema “La memoria della vocazione ravviva la speranza”. Alla fine dell’udienza, il pontefice ha ricordato che in occasione della Giornata per la cura del creato, che si celebra il 1° settembre, insieme al patriarca ecumenico Bartolomeo I ha stilato un messaggio in cui si invita “tutti ad assumere un atteggiamento rispettoso e responsabile verso il creato” e si chiede “a quanti occupano ruoli influenti”, di “ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri, che più soffrono per gli squilibri ecologici”.

Il discorso della catechesi del papa prende spunto dal racconto del primo incontro dei discepoli con Gesù (Giov. 1,35-51), in cui egli domanda a Giovanni e Andrea “Che cosa cercate?”.

“Gesù - egli spiega - appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano. In quel momento aveva incontrato due giovani in ricerca, sanamente inquieti. In effetti, che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso? I giovani che non cercano nulla non sono giovani, sono invecchiati prima del tempo. E Gesù, attraverso tutto il Vangelo, in tutti gli incontri che gli capitano lungo la strada, appare come un “incendiario” dei cuori. Da qui quella sua domanda che cerca di far emergere il desiderio di vita e di felicità che ogni giovane si porta dentro: “che cosa cerchi?”.

La vocazione di Giovanni e di Andrea parte così: è l’inizio di un’amicizia con Gesù talmente forte da imporre una comunanza di vita e di passioni con Lui. I due discepoli cominciano a stare con Gesù e subito si trasformano in missionari: tant’è vero che i loro rispettivi fratelli – Simone e Giacomo – vengono presto coinvolti nella sequela. Fu un incontro così toccante, così felice che i discepoli ricorderanno per sempre quel giorno che illuminò e orientò la loro giovinezza”.

“Come si scopre la propria vocazione in questo mondo? La si può scoprire in tanti modi, ma questa pagina di Vangelo ci dice che il primo indicatore è la gioia dell’incontro con Gesù. Matrimonio, vita consacrata, sacerdozio: ogni vocazione inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova; e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno con Lui e alla pienezza della gioia.

Il Signore non vuole uomini e donne che camminano dietro a Lui di malavoglia, senza avere nel cuore il vento della letizia. Gesù vuole persone che hanno sperimentato che stare con Lui dona una felicità immensa, che si può rinnovare ogni giorno della vita. Un discepolo del Regno di Dio che non sia gioioso non evangelizza questo mondo. Si diventa predicatori di Gesù non affinando le armi della retorica, ma custodendo negli occhi il luccichio della vera felicità.

Per questo motivo il cristiano – come la Vergine Maria – custodisce la fiamma del suo innamoramento. Certo, ci sono prove nella vita, ci sono momenti in cui bisogna andare avanti nonostante il freddo e i venti contrari. Però i cristiani conoscono la strada che conduce a quel sacro fuoco che li ha accesi una volta per sempre”.

“Non diamo retta - ha concluso - alle persone deluse e infelici; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i ‘vecchi’ di cuore che soffocano l’euforia giovanile. Coltiviamo invece sane utopie: Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini.

Ecco dunque una dinamica fondamentale della vita cristiana: ricordarsi di Gesù, del fuoco d’amore con cui un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene, e ravvivare con questa fiamma la nostra speranza”.

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