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  • » 01/09/2016, 12.36

    VATICANO

    Papa: Usiamo misericordia verso la nostra casa comune



    Messaggio di papa Francesco nella Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato. Esiste un peccato specifico contro l’ambiente, che produce conseguenze nefaste sui popoli. “Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli esseri umani”. Occorre cambiare lo stile di vita. Una nuova opera di misericordia corporale e spirituale: “la cura della casa comune”. La preghiera finale.

    Città del Vaticano (AsiaNews) – Esiste un peccato contro la cura del creato, che va confessato soprattutto in questo Giubileo della Misericordia. Ed esiste un esame di coscienza, un pentimento, la confessione e un proponimento di cambiare vita, meno inquinante, meno consumistico, meno egoista. Il Messaggio di papa Francesco in occasione dell’odierna Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato tratta di tutti questi temi. Il papa giunge fino a suggerire altre due opere di misericordia alla lista delle sette “corporali” e sette “spirituali”. Le nuove opere di misericordia sono in fondo una sola ed è “la cura della casa comune”, quella che dà il titolo al messaggio di oggi: “Usiamo misericordia verso la nostra casa comune”

    La Giornata mondiale di preghiera per il creato si celebra insieme “con i fratelli e le sorelle ortodossi, e con l’adesione di altre Chiese e Comunità cristiane”. Anzi, il pontefice ricorda che il patriarca ecumenico Bartolomeo I (e il suo predecessore Dimitrios) hanno devoluto molte energie in questo impegno.

    Secondo il papa, “in tutto il mondo” sorgono “iniziative simili, che promuovono la giustizia ambientale, la sollecitudine verso i poveri e l’impegno responsabile nei confronti della società”. Esse “stanno facendo incontrare persone, soprattutto giovani, di diversi contesti religiosi”.

    Va detto che l’ideale che muove il pontefice non è l’ecologia della “Madre Terra”, una natura che vorrebbe eliminare l’uomo, ma una “ecologia umana” (come ripetuto spesso nell’enciclica Laudato Sì), in cui il destino dell’uomo e della natura sono legati: “Quando maltrattiamo la natura, maltrattiamo anche gli esseri umani” (n.1).

     

     “Il pianeta – spiega il Messaggio - continua a riscaldarsi, in parte a causa dell’attività umana: il 2015 è stato l’anno più caldo mai registrato e probabilmente il 2016 lo sarà ancora di più. Questo provoca siccità, inondazioni, incendi ed eventi meteorologici estremi sempre più gravi. I cambiamenti climatici contribuiscono anche alla straziante crisi dei migranti forzati. I poveri del mondo, che pure sono i meno responsabili dei cambiamenti climatici, sono i più vulnerabili e già ne subiscono gli effetti”.

    Il Giubileo della Misericordia è l’occasione di riconoscere “i nostri peccati verso il creato, i poveri e le future generazioni”. “Come singoli, ormai assuefatti a stili di vita indotti sia da una malintesa cultura del benessere sia da un «desiderio disordinato di consumare più di quello di cui realmente si ha bisogno» (ibid., 123), e come partecipi di un sistema «che ha imposto la logica del profitto ad ogni costo, senza pensare all’esclusione sociale o alla distruzione della natura», pentiamoci del male che stiamo facendo alla nostra casa comune” (n. 3).

    Dopo “l’esame di coscienza, il pentimento e la confessione al Padre ricco di misericordia”, il pontefice suggerisce anche “un fermo proposito di cambiare vita”, con “comportamenti concreti più rispettosi del creato, come ad esempio fare un uso oculato della plastica e della carta, non sprecare acqua, cibo ed energia elettrica, differenziare i rifiuti, trattare con cura gli altri esseri viventi, utilizzare il trasporto pubblico e condividere un medesimo veicolo tra più persone, e così via” (n.4).

    “L’economia e la politica – aggiunge - la società e la cultura non possono essere dominate da una mentalità del breve termine e dalla ricerca di un immediato ritorno finanziario o elettorale. Esse devono invece essere urgentemente riorientate verso il bene comune, che comprende la sostenibilità e la cura del creato”. A questo proposito egli ricorda il “debito ecologico” tra il Nord inquinante e il Sud che ha subito e subisce l’inquinamento (cfr Laudato Sì, n. 51-52).

    “La sua restituzione – continua - richiederebbe di prendersi cura dell’ambiente dei Paesi più poveri, fornendo loro risorse finanziarie e assistenza tecnica che li aiutino a gestire le conseguenze dei cambiamenti climatici e a promuovere lo sviluppo sostenibile”.

    Il Messaggio fa anche la proposta di aggiungere un’opera di misericordia a quelle corporali e spirituali, che è “la cura della casa comune”.

    “Come opera di misericordia spirituale, la cura della casa comune richiede «la contemplazione riconoscente del mondo» (Enc. Laudato si’, 214) che «ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare» (ibid., 85). Come opera di misericordia corporale, la cura della casa comune richiede i «semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell’egoismo […] e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore» (ibid., 230-231)” (n. 5).

    La conclusione è una preghiera:

    “«O Dio dei poveri,

    aiutaci a riscattare gli abbandonati

    e i dimenticati di questa terra

    che tanto valgono ai tuoi occhi. […]

    O Dio d’amore, mostraci il nostro posto in questo mondo

    come strumenti del tuo affetto per tutti gli esseri di questa terra» (ibid., 246).

    O Dio di misericordia, concedici di ricevere il tuo perdono

    e di trasmettere la tua misericordia in tutta la nostra casa comune.

    Laudato si’.

    Amen.”

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