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» 15/02/2009 12:05
VATICANO
Papa: confessare i nostri peccati ci riporta alla comunione col Padre
All’Angelus, Benedetto XVI ricorda l’episodio evangelico del lebbroso sanato per ricordare che sono i peccati e non il male fisico che allontanano da Dio. Gesù “nella sua passione, diventerà come un lebbroso, reso impuro dai nostri peccati, separato da Dio: tutto questo farà per amore, al fine di ottenerci la riconciliazione, il perdono e la salvezza”.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Se non vengono confessati, i peccati arrivano a produrre la morte dell’anima e ci allontanano da Dio, che è pronto a purificarci e “restituirci alla comunione”. L’episodio evangelico del lebbroso guarito da Gesù è stato rammentato oggi da Benedetto XVI per tornare a raccomandare ai fedeli la pratica della confessione sacramentale.
 
Alle 20mila persone presenti in piazza San Pietro per la recita dell’Angelus, in una giornata limpida, ma fredda, il Papa ha spiegato il significato anche storico della frase pronunciata da Gesù al malato: “Sii purificato”.
 
“Secondo l’antica legge ebraica (cfr Lv 13-14), la lebbra era considerata non solo una malattia, ma la più grave forma di “impurità”. Spettava ai sacerdoti diagnosticarla e dichiarare immondo il malato, il quale doveva essere allontanato dalla comunità e stare fuori dall’abitato, fino all’eventuale e ben certificata guarigione. La lebbra perciò costituiva una sorta di morte religiosa e civile, e la sua guarigione una specie di risurrezione. Nella lebbra è possibile intravedere un simbolo del peccato, che è la vera impurità del cuore, capace di allontanarci da Dio. Non è in effetti la malattia fisica della lebbra, come prevedevano le vecchie norme, a separarci da Lui, ma la colpa, il male spirituale e morale”.
 
“I peccati che commettiamo – ha detto poi - ci allontanano da Dio, e, se non vengono confessati umilmente confidando nella misericordia divina, giungono sino a produrre la morte dell’anima. Questo miracolo riveste allora una forte valenza simbolica. Gesù, come aveva profetizzato Isaia, è il Servo del Signore che “si è caricato delle nostre sofferenze,  si è addossato i nostri dolori” (Is 53,4). Nella sua passione, diventerà come un lebbroso, reso impuro dai nostri peccati, separato da Dio: tutto questo farà per amore, al fine di ottenerci la riconciliazione, il perdono e la salvezza. Nel Sacramento della Penitenza Cristo crocifisso e risorto, mediante i suoi ministri, ci purifica con la sua misericordia infinita, ci restituisce alla comunione con il Padre celeste e con i fratelli, ci fa dono del suo amore, della sua gioia e della sua pace”.
 

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